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Anche quest’anno i Falò di Sant’Antonio
si accendono nel Parco Agricolo Sud Milano
Tanti i luoghi per scaldarsi il cuore e.. la pancia

11 gennaio 2018.  Sembra un controsenso che tante e tante persone escano nel tardo pomeriggio o alla sera, con il freddo invernale, per assistere e partecipare a un evento arcaico e ancestrale come quello del falò di sant'Antonio Abate. Ci sono la televisione, internet, i social, ma per una sera si preferisce lo spettacolo del fuoco, riconnettendosi al nostro passato atavico e al mondo rurale che lo ha trasmesso sino ai nostri giorni.
E coì anche quest’anno in molte cascine e borghi di Milano e del Parco Agricolo si ripeterà l’antico rito, accompagnato spesso da cioccolata calda, vin brulé e cibo –per scaldare non solo l’anima- accompagnati a volte dalla benedizione degli animali, da canti, balli e altre esibizioni. Benché al Santo sia stato dedicato il 17 gennaio, in alcuni comuni è già stato festeggiato (per esempio Rosate, lo scorso 9 gennaio) e anche in altri è anticipato. Come quello che si svolgerà a Cascina Nosedo, a Milano in via San Dionigi 78: sabato 13, grazie all’impegno de La Strada, di Nocetum e altre associazione della rete della Valle dei Monaci, fin dal primo pomeriggio gli arcieri medievali della Compagnia Bianca trasformeranno l’aia in un campo di tiro con l’arco, insegnando anche a costruirli. Nel frattempo, per scaldarsi, ecco anche i balli popolari aperti a tutti, e poi vin brulé, tè caldo e panettone. Al tramonto, gli arcieri accenderanno la pira scoccando frecce infuocate in abbigliamento tradizionale. E i balli continueranno fino a esaurimento delle energie e delle bevande calde.

Domenica è la volta di Cascina Linterno, nel quartiere di Baggio: anche qui sarà un pomeriggio -dalle 15 alle 19- ricco di eventi con mercatino, cori, danze, liberazione di un allocco curato nel Centro Recupero Rapaci Lipu e altri eventi porteranno alla accensione del falò in serata. A causa della scarsità di precipitazioni con ristagno al suolo di particelle inquinanti, gli Amici della Linterno, anche per quest’anno, propongono una diversa modalità per festeggiare Sant’Antonio Abate, riducendo le dimensioni della catasta in legna, e mettendo così maggiormente in risalto il significato religioso, culturale ed anche conviviale di una delle più antiche e sentite ricorrenze del Mondo Contadino.

Altri appuntamenti domenicali sono previsti a Milano, al Parco Segantini domenica 14, alle ore 17, come anche negli Orti di via Padova di via Esterle; due gli appuntamenti a Zibido San Giacomo: domenica 14 gennaio 2018  - Oratorio parrocchiale San Giacomo e Badile alle 17; l'altro è per mercoledì 17 gennaio 2018, a Campo Cascina Carcana San Pietro Cusico, alle 20.30.
Nella settimana entrante, segnaliamo martedì 16 gennaio, ore 20,45, davanti a Cascina Campazzo, al Parco del Ticinello, in via Dudovich (Milano). Ancora martedì, i falò si accenderanno alle ore 21 al Molino del Paradiso, in via Mosca (Milano, a cura dell’associazione Il Rile), al Parco delle Cave (Cava Aurora, A cura di Unione Pescatori Aurora.) mentre, mentre a il falò di Cusago si accenderà mercoledì 17 in piazza Soncino alle ore 21, come anche a Boscoincittà, a Milano. Per i ritardatari o per chi volesse bissare i festeggiamenti, c’è anche il Falò di Vanzago, sabato 20 Gennaio al Parco del Casinutun in Via Quasimodo: qui la festa ha inizio alle 20 con la benedizione degli animali e prosegue alle 20:30 con l'accensione del fuoco, simbolo del prossimo risveglio della natura. A cuocere sui bracieri, polente da accompagnare con salame, formaggio e vin brulè. In programma anche canti e balli.

Riti antichissimi

I Falò sono una ricorrenza estremamente sentita nel mondo contadino, non tanto per la vita del Santo (patriarca del monachesimo ascetico in Egitto del 300 d.C.), quanto nei riti a lui connessi, che si richiamano alle tradizioni precristiane e celtiche.
Il fuoco che si accende quella sera ha molteplici significati: segno potente per esorcizzare il lungo e buio inverno e per “aiutare” la luce a rafforzarsi. “A Sant’Antoni un’ura bona”, era un detto del milanese, a commento soddisfatto che dal solstizio le giornate si sono un po’ allungate.
Altro significato è la purificazione. Si brucia cioè ciò che resta del vecchio anno, compresi i mali e le malattie, a volte raffigurati da manichini, maschere e diavoli. Non è un caso che il Santo sia considerato guaritore dell’herpes zoster, il cosiddetto “fuoco di sant’Antonio”. Ma, più in generale, la tradizione popolare lo considera padrone del fuoco e custode dell’inferno, da cui riuscì a trafugare la fiamma grazie al maialino.                      
Questo animale ci porta a un’altra importante usanza della sera: la benedizione degli animali. Il maialino è un attributo della Grande Madre Cerere dei Romani, e la cerimonia ricalca analoghe cerimonie pagane di purificazione degli animali, tipiche del mese di gennaio. Il legame con il maiale è così forte che il Santo è considerato protettore dei fabbricanti di spazzole, fabbricate una volta con le setole suine.
I fili che uniscono passato e presente in questa festa sono fortissimi: il maialino è anche la cristianizzazione del cinghiale, attributo del dio celtico Lug che assicurava il ritorno della primavera e della luce, garante di fecondità e di nuova vita. Anche Pisanello, in un celebre quadro custodito oggi alla National Gallery di Londra, raffigurò l’eremita col cinghiale.
Tornando ai nostri giorni, consci o meno dei suoi retaggi, la Festa di Sant’Antonio può rappresentare un’insolita maniera per avvicinarsi al modo contadino e alle sue tradizioni. Il fuoco brucerà i resti del vecchio anno, con le delusioni e i mali passati, e nel contempo ci scalderà il cuore, complice canti, balli, vin brulè e cioccolata calda.
Per stare insieme, parlare e discutere della tradizione, ma anche di come questi eventi possano contribuire a far conoscere e salvaguardare il grande Parco Agricolo Sud Milano e le sue tradizioni plurimillenarie.

 

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Il video del mese

Parco agricolo, certo. Ma anche con diverse oasi naturalistiche, come abbiamo già raccontato da queste pagine. In questo video della Città Metropolitana, si può ammirare tutta la bellezza dell’area de Il Fontanile Nuovo di Bareggio, che include anche una rara foresta planiziale, ricadente nel territorio di Cusago. I fontanili costituiscono ancora oggi, a distanza di secoli, un elemento fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura lombarda: il fontanile è una presa d’acqua nella falda acquifera non affiorante creata dall’uomo per far risalire e utilizzare a scopo irriguo le acque sotterranee. A partile dai secoli XI e XII i fontanili sono stati un elemento fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura lombarda. Il Fontanile Nuovo di Bareggio racchiude in sé una biodiversità di grande interesse, accompagnata da una bellezza naturalistica praticamente unica. L’area è visitabile ed è dotata di un percorso didattico.

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