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Dai rifiuti all’agricoltura
i campi concimati dai fanghi della CRE
rivelano un business criminale

Un fertilizzante organico "naturale"! Così raccontava la società Cre alle aziende agricole delle provincie di Lodi, Cremona, Pavia e Milano (anche nel Parco Sud, si suppone), invitandole a concimare i loro campi cospargendoli dei suoi fanghi. Ma il 12 luglio, i carabinieri del Gruppo per la Tutela dell'Ambiente di Milano hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari (l'amministratore delegato della società, Rodolfo Verpelli e 5 dipendenti), oltre a numerose perquisizioni e sequestro di beni, emesse dal gip di Milano. Indagate altre 5 persone.
Secondo le accuse, si tratta di una "organizzazione criminale facente capo ad imprenditori nel campo del trattamento e recupero rifiuti che, insieme ad alcune aziende di trasporto ed agricole compiacenti, smaltivano illecitamente mediante spandimento al suolo ingenti quantità di fanghi da depurazione" praticamente non trattati, con grave nocività per l'ambiente coinvolto. Solo nel periodo d'indagine, dal 2012 al 2015, sono state sparse 110.000 tonnellate di rifiuti, prevalentemente nelle province di Lodi, Cremona e Pavia. La società dispone di tre impianti situati a Maccastorna, Lomello (Pavia), e Meleti, per un totale di 250 aziende agricole convenzionate in quattro province della Lombardia (Milano, Pavia, Lodi e Cremona).
Quella dello smaltimento illegale dei fanghi in agricoltura è una vera piaga per la Lombardia: ai campi sono destinati quasi metà delle oltre 800.000 tonnellate di fanghi prodotte dai depuratori lombardi e altre 400.000 tonnellate sono quelle importate da altre regioni. Un grosso business per un comparto che si è sempre opposto, anche per vie legali, ad ogni tentativo di mettere ordine nel settore da parte di Regione Lombardia. Tutto ciò nonostante i problemi e le ricorrenti proteste di cittadini e agricoltori confinanti con gli appezzamenti in cui vengono sparsi i fanghi, a causa degli odori molesti e delle problematiche ambientali che questa attività determina.

La reazione dei cittadini

"Alla luce di quanto accaduto negli scorsi giorni -evidenziano Gli Stati Generali dell’Ambiente- la prima riflessione è: impensabile il livello di insensibilità e immoralità  dimostrato da costoro nei confronti di beni e interessi di rilevanza collettiva, quali l’ambiente, la salute e la tutela  dell’identità paesaggistica dei nostri luoghi. Hanno sversato, a mero scopo di lucro, tonnellate di chi sa cosa sui nostri  terreni, raccontandoci sia di uno splendido esempio di economia circolare sia delle qualità 'taumaturgiche' di questi fanghi, mentre noi gettiamo ogni giorno la nostra salute, i nostri soldi e il futuro dei nostri figli. Possibile che ancora una volta siano stati i cittadini e i comitati a sollevare questa questione? Come è possibile che i signori che rilasciano autorizzazioni e certificazioni, i signori che devono eseguire i controlli e far rispettare le norme,  ogni qual volta ci sono arresti, sequestri o indagini della magistratura in genere, si dichiarino puntualmente sorpresi nell’apprendere di fatti di questa gravità"? si domandano i tanti associati Gli Stati Generali dell’Ambiente.

L'agronomo Luca Sormani: "Analisi fatte dai produttori"

Riprendiamo da La Provincia Pavese il pensiero di Luca Sormani. "Quando l'autorità giudiziaria interviene nel settore dei fanghi per l'agricoltura i casi sono due: o c'è stato uno spandimento superiore alle tonnellate autorizzate oppure sui terreni sono stati sparsi prodotti non autorizzati": l'agronomo spiega i motivi per cui un'azienda produttrice di fanghi potrebbe incappare nelle maglie della giustizia.
Il decreto legislativo del 1992 fissa i valori massimi di concentrazione di metalli pesanti nei fanghi destinati all'utilizzazione in agricoltura, calcolati in milligrammi per ogni chilo di fanghi: 10 mg di mercurio, 20 di cadmio, 300 di nichel, 750 di piombo, 1.000 di rame e 2.500 di zinco. La normativa, inoltre, vieta di spandere i fanghi in terreni allagati, soggetti a esondazioni o inondazioni naturali, acquitrinosi, con falda acquifera affiorante o con frane in atto; con pendii maggiori del 15%; destinati a pascolo, a prato-pascolo o a foraggere nelle cinque settimane che precedono il pascolo o la raccolta di foraggio; destinati all'orticoltura e alla frutticoltura i cui prodotti sono normalmente a contatto diretto con il terreno e sono di norma consumati crudi, nei dieci mesi precedenti il raccolto e durante il raccolto stesso; quando è in atto una coltura; quando sia stata comunque accertata l'esistenza di un pericolo per la salute degli uomini o degli animali o per la salvaguardia dell'ambiente.
"Inoltre -aggiunge Luca Sormani- il decreto legislativo vieta l'applicazione di fanghi liquidi con la tecnica dell'irrigazione a pioggia, sia per i fanghi 'tal quali' sia per quelli diluiti con acqua. L’azienda produttrice è tenuta a effettuare analisi preventive dei terreni. Le analisi devono essere ripetute almeno ogni tre anni in laboratori pubblici o anche privati, purché abbiano i requisiti previsti dalla normativa".

Legambiente: "Lo smaltimento illegale dei rifiuti rimane un’emergenza nazionale"

Ancora una volta, grazie al delitto di attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti approvato nel 2001 e al prezioso lavoro dei Carabinieri per la tutela dell’Ambiente, è stato possibile sgominare un imponente smaltimento illegale di rifiuti in Lombardia. Gli arresti di questi giorni dimostrano tra l’altro come il ciclo illegale dei rifiuti rimanga uno dei settori prediletti dalla criminalità ambientale, un fenomeno diffuso anche al Nord Italia e uno dei più pericolosi in grado di danneggiare i territori, la salute dei cittadini e le imprese serie. Ora grazie alla nuova legge che introduce i delitti ambientali nel codice penale, approvata nel maggio del 2015, si può punire chi inquina e rendere più incisiva l'azione di prevenzione e contrasto dell’illegalità ambientale. Ma per una corretta e migliore applicazione di questa legge, è importante mettere in campo un’azione di formazione che coinvolga tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali, dai magistrati alle forze dell’ordine e ai tecnici dell’Arpa, e procedere alla costituzione di una grande polizia ambientale sempre più strutturata e diffusa sul territorio che faccia tesoro delle migliori esperienze maturate dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato negli ultimi decenni. Inoltre è fondamentale approvare in tempi brevi i decreti attuativi della legge sulle agenzie ambientali. Solo così si potrà stroncare il fenomeno della criminalità ambientale attiva in tutto il Paese", così dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente.
 “Ci conforta sapere che le autorità di polizia svolgono un’azione di controllo, ma siamo sicuri che molte attività illecite sfuggono alle indagini, considerata l’enormità dei quantitativi di liquami smaltiti nei campi coltivati – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Restiamo convinti che i fanghi di depurazione, di qualità controllata e possibilmente sottoposti a trattamenti preventivi di compostaggio, possano e debbano diventare una risorsa per migliorare la fertilità dei suoli coltivati”.
Per Legambiente il sistema dei controlli deve essere un’attività trasparente di routine amministrativa senza che ci si affidi solo all’attività della polizia giudiziaria. Per questo è necessario che l’attività di lavorazione dei fanghi si svolga con modalità certe, ad opera di imprese dal curriculum impeccabile: esattamente il contrario di quanto avviene ancora oggi in Lombardia.


 

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Com’è possibile non amare un Parco così ricco di storia, di cultura, di vita, di territori verdi e agricoli: un vero patrimonio che deve essere salvaguardato dalle mani lunghe di chi tenta di barattare il mondo agricolo, il grano, il riso con il cemento. Guardando questo video (della Città Metropolitana di Milano) potete innamorarvi anche voi del "nostro" Parco. Tanto da volerlo conservare e preservare anche per le future generazioni.

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