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Nell'abbazia di Mirasole
tornano i monaci

Attualmente vi è un'unica inquilina: la custode. Ma entro Natale, nell'antica abbazia di Mirasole di Opera (nella foto), a cinquecento anni di distanza dalla partenza dei frati Umiliati, ultimi inquilini religiosi, arriveranno 14 monaci dell'ordine dei Premostratensi, che faranno rifiorire questo luogo di culto. È quanto concordato dalla Fondazione Policlinico, proprietaria del complesso monastico, che ha affidato lo storico complesso di Mirasole in comodato gratuito per 99 anni a questo ordine: il contratto prevede che siano i monaci a occuparsi della manutenzione dell’edificio e a sostenerne le spese, ridando in questo modo vita al luogo di culto.
I monaci, dopo i lavori di ristrutturazione, ne faranno la loro casa. Tra i loro compiti, oltre a quello di aprire quotidianamente il complesso come luogo di accoglienza spirituale, vi sarà anche quello di farne una meta turistica e culturale.

L'ordine dei Premostratensi è poco conosciuto in Italia. Ha infatti origini normanne ed è stato fondato intorno all'anno 1100, nella loro prima abbazia a Mondaye (Calvados). In Italia sono un ordine giovane: infatti, il Priorato è stato fondato a Rivalba, in diocesi di Torino, solo il 29 giugno 1990.


Un'abbazia con vocazione agricola

L'abbazia di Mirasole, che risale alla fine del 1300, è una delle testimonianze artistiche e di civiltà più interessanti del Parco Agricolo Sud Milano. Fondata dall'Ordine degli Umiliati era una delle cascine-abbazie dove i monaci si dedicavano alla coltivazione dei campi e alla fabbricazione di panni di lana con sistemi innovativi per l'epoca.
Del complesso fanno parte gli edifici agricoli, la chiesa di Santa Maria Assunta del XIV e il chiostro, gemma dell’abbazia, risalente alla fine del ‘300  e costituito da un loggiato di colonne in cotto.
La struttura della cascina lombarda in età moderna trae spunto proprio da questa tipologia di edificio, in parte monastero e in parte fattoria: che prende il nome di grangia. Nel complesso dell'abbazia c'erano due ingressi, uno dalla città, l'altro dai campi, che immettevano nella corte circondata da stalle, laboratori e abitazioni. L'ordine fu soppresso nel 1582 e l'abbazia fu officiata dagli Olivetani. I beni passarono al Collegio elvetico e nel 1797 passò all'Ospedale Maggiore di Milano che dal 1981 vi ha condotto una serie di restauri e vi ha trasferito la biblioteca.
Lo stemma dell'abbazia, prima usato dal comune di Opera e dagli anni '90 componente principale dello stemma della Provincia di Milano, rappresenta un sole raggiante dal volto umano delimitato dalla falce di luna, entrambi legati ai lavori agricoli.
Troppo spesso, purtroppo, pur con il suo nome e con il suo stemma, ci si dimentica che questo Parco è agricolo.

Commenti  

+1 #2 aldo 2013-03-04 18:16
al posto di assegnare questa bellissima struttura a un qulsiasi ordine religioso,potre bbe essere utilizzata per altri scopi ad esempiuo progetti nel sociale o progetti mirati a sostegno di persone in difficoltà abitativa o lavorativa.
#1 Davide Zanesi 2013-02-24 18:34
Non sapevo di questa iniziativa della Fondazione Policlinico. Diposnete di qualche altra informazione? Quali sono gli accordi con questo ordine? Quale impegno finanziario a carico della fondazione trattandosi di un ospedale pubblico? Perchè non affidare la gestione a giovani iscritti all'ufficio massima occupazione (disoccupati per intenderci)come logica vorrebbe? o con regolare concorso pubblico?

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Il video del mese

A sud-est di Milano sorgono, da secoli, le abbazie di Viboldone e di Chiaravalle. Lo spazio che separa questi due luoghi di meditazione e preghiera, un tempo, era formato da fertili campi, fontanili e marcite. Accanto alla struggente bellezza dei luoghi, ripresi in banco e nero nel periodo autunnale, all’improvviso si scopre lo stridente contrasto del mondo di oggi: la pace, il silenzio, la bellezza scompaiono. Inghiottiti dalla modernità. Ringraziamo Adriano Carofali, che esprime anche così l’amore per la “sua terra”. Già nel 2000, infatti, ha collaborato alla realizzazione fotografica del volume “Il Parco agricolo sud Milano”, curato da Gianni Beltrame.

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