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Piano territoriale della Provincia
bello solo sulla carta

L’Associazione per il Parco Sud Milano, fortunatamente non la sola e a dispetto del desolato panorama di indifferenza da parte dei maggiori partiti, ha stilato 26 osservazioni al documento della Provincia di Milano. L’obiettivo è di fornire una qualche concretezza ad un Piano pieno i nobili intenzioni, ma che al dunque lascia campo libero ai comuni di divorare suolo, senza alcun freno reale alle smodate previsioni urbanistiche, e non tutela le aree agricole, totalmente  in balia della speculazione.

Bello e impossibile

Il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Milano (Ptcp) adottato nel luglio scorso orienta le trasformazioni del territorio e del paesaggio del milanese negli anni a venire.
E sulla carta lo fa anche bene. Le analisi sono spesso condivisibili e notevole è stato lo sforzo per leggere le dinamiche del territorio e immaginare le tendenze future. I macro obiettivi sono addirittura belli: si va dalla compatibilità paesistico-ambientale delle trasformazioni alla sostenibilità della mobilità e del sistema insediativo, dal potenziamento della rete ecologica alla riduzione e riqualificazione del consumo del suolo.
Peccato che le prescrizioni, gli strumenti che producono effetti concreti, siano generalmente labili, deboli, inefficaci.


Più agricoltura e meno consumo di suolo

Le osservazioni dell’Associazione Parco Sud affrontano due argomenti basilari: il consumo del suolo e l’agricoltura.

Sul primo tema, il Ptcp si ammanta di buone intenzioni, ma di fatto lascia campo libero ai Comuni di prevedere ciò che più gli aggrada, magari per rimpinguare le casse comunali con gli oneri di urbanizzazione.
Il ruolo della Provincia dovrebbe essere quello di rendere congruente la pianificazione comunale con le esigenze del territorio metropolitano. In concreto, si è chiesto che le previsioni di espansioni residenziali, terziarie ed altro siano accompagnate da adeguati studi demografici e socio-economici. Inoltre, la Provincia si deve dotare di strumenti di monitoraggio delle aree residenziali e terziarie non utilizzate o sottoutilizzate, per contrastare il consumo di suolo.
Contrasto che il Ptcp interpreta in maniera alquanto elastica: da ciò la nostra richiesta di includere nei suoli consumati anche quelli destinati al fabbisogno abitativo e all’housing sociale, improvvidamente non conteggiati nel Piano provinciale.

Con l’agricoltura, il Ptcp utilizza una tecnica analoga: grandi dichiarazioni di principio sulla sua strategicità nel territorio milanese, ma scarse o nulle ricadute quando si tratta di fornire prescrizioni vincolanti.
E’ il caso del concetto degli Ambiti agricoli strategici. Sono strumenti di tutela efficaci: secondo la legge regionale 12/2005 su tali aree non sono possibili le trasformazioni urbanistiche dei Piani di governo del territorio (Pgt) e neppure la perequazione urbanistica. Incredibilmente, tra le aree individuate mancano i Parchi regionali. Tutti, incluso il Parco Sud, che ha l’agricoltura nel proprio Dna.
Da ciò la richiesta di definire nel Ptcp le aree agricole di questo Parco come strategiche. Tutte devono essere incluse, non solo quelle di maggiore valore agricolo e ambientale. Perché se esistono aree agricole degradate, queste devono rientrare tra gli obiettivi del Ptcp di riqualificazione ambientale.

Niente giochi, siamo adulti

Ci attendiamo che a osservazioni serie si risponda con controdeduzioni non superficiali e di maniera.
Ciò vale in particolare per gli Ambiti agricoli strategici.
Ricordiamo che la Conferenza dei sindaci della provincia del 19 gennaio scorso aveva dato il via libera al Ptcp subordinandolo alla presentazione, da parte della giunta provinciale, di un’estensione degli ambiti agricoli strategici nei Parchi. E anche l’adozione del Ptcp il 7 giugno è stata anticipata da un ordine del giorno bypartisan -votato da tutti i gruppi consiliari- con l’impegno da parte della Giunta a produrre una proposta con l’individuazione degli ambiti agricoli nelle aree protette. Su questo accordo, il Pd, principale partito all’opposizione, ha motivato la propria astensione nel voto di adozione. “In Consiglio provinciale –ha dichiarato Matteo Mauri, capogruppo Pd- siamo riusciti a sollevare il problema degli ambiti agricoli e a far approvare una mozione che dà una garanzia in più per la tutela delle aree verdi agricole nei parchi regionali e nei parchi locali di interesse sovra comunale. Ma questa è una indicazione che non rientra nel piano, è una ‘promessa’ di intervento successivo. L’assessore Altitonante si è infatti impegnato a introdurli nel piano tra qualche mese, nella fase di approvazione”.

Rimaniamo dunque in attesa, con occhi bene aperti.


Per avere il testo completo delle osservazioni dell’Associazione per il Parco Sud Milano, clicca qui

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Il video del mese

Eccoci nel Parco Agricolo del Ticinello: con i suoi 88 ettari è il quarto per superficie dei parchi milanesi. L’area confina a sud con via Selvanesco, a nord con via Dudovich, a ovest con l’area verde urbana di via Romeo e a Est con la rimanente area agricola sud milanese. Il Parco Ticinello fa parte del Parco Agricolo Sud Milano. La sua unicità risiede però nel suo carattere agricolo, l’elemento caratterizzante e valorizzante di questo parco urbano è il coesistere di attività agricola e utilizzo pubblico. L’agricoltura disegna ii paesaggio tipico della pianura lombarda, ovvero, filari di pioppi che delimitano i campi e costeggiano il fitto reticolo dei canali irrigui… Permangono all’interno del Parco due cascine, Campazzo e Campazzino, a testimonianza della vocazione strettamente agricola della valle del Ticinello.

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