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È vera lotta ai cambiamenti climatici?
L'Italia regala a fonti fossili 15,2 miliardi l’anno
L'UE, negli ultimi 3 anni, ha dato 336 miliardi

29 settembre 2017. Nel 2014 i sussidi alle fonti fossili erano di 14,7 miliardi di euro, saliti a 14,8 nel 2015: durante il quale è stato firmato l’Accordo sul clima di Parigi; e nel 2016 le elargizioni sono arrivate a 15,2 miliardi di euro: i sussidi alle fonti fossili in Italia non solo non vengono cancellati, ma continuano ad aumentare come testimonia oggi il rapporto internazionale Transizione 2020: monitoraggio dei sussidi ai combustibili fossili in Europa, realizzato da Odi (Overseas development institute) e Can Europe (Climate action network), al quale ha collaborato, per la parte italiana, anche Legambiente.
"La combustione delle fonti fossili – commenta Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente – è la causa principale dei cambiamenti climatici. È assurdo che si continuino a finanziare i sussidi alle fonti fossili venendo meno agli impegni presi con gli Accordi di Parigi. Occorre cancellare i sussidi, diretti e indiretti, a petrolio, carbone e altre fonti che inquinano l’aria e danneggiano la salute, accelerare il processo di decarbonizzazione delle economie e spostare le risorse verso l’innovazione ambientale e l’efficienza energetica, incentivando il settore delle energie rinnovabili che aiuta le famiglie anche a risparmiare in bolletta. L’Italia, se davvero vuole contrastare i cambiamenti climatici, non perda più tempo ed abbia il coraggio di fare scelte lungimiranti e concrete in questa direzione, definendo anche una Strategia energetica nazionale e climatica che preveda l’eliminazione di queste fonti inquinanti".

Petrolio, gas e altri sussidi a combustibili fossili

Come spiega Legambiente, a oggi questo non sta accadendo, né in Italia né in Europa. Tra il 2014 e il 2016, 11 Stati dell'Ue hanno distribuito più di 112 miliardi di euro all’anno per sostenere la produzione e il consumo dei sussidi ai combustibili fossili (per il 44% diretti al settore dei trasporti), e negli stessi anni l’Ue ha fornito una media annua di 4 miliardi di euro alle fossili attraverso il suo bilancio, azioni di sviluppo e banche di investimento. Un contesto nel quale l’Italia non sfigura: Legambiente ricorda che Sace (Servizi assicurativi e finanziari per export e internazionalizzazione) e Cdp (Cassa depositi e prestiti) continuano a finanziare i progetti da fonti fossili, soprattutto petrolio e gas, mentre nel solo 2016 nel nostro Paese sono stati elargiti 15,2 miliardi di euro (di cui 8,7 al settore dei trasporti) in sussidi, tra diretti e indiretti e in forme diverse – esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc – alle fonti fossili.
Qualche esempio? Per quanto riguarda la produzione di petrolio e gas, l’esenzione dall’accise sulle royalties per l’estrazione di questi combustibili crea in Italia una spesa fiscale media di 1,4 miliardi di euro l’anno. Sul fronte dei trasporti, la Penisola concede diversi sconti ed esenzioni a questo settore. Il sussidio più elevato è una riduzione dell’aliquota di accisa sul consumo di carburanti diesel per il trasporto su gomma, stimata in circa 5 miliardi di euro nel 2016 (Ministero dell’Ambiente, 2016); l’aliquota fiscale applicata al diesel è inferiore del 23% rispetto alla benzina in rapporto al contenuto energetico (Ministero dell’Ambiente, 2016); le centrali alimentate da fonti fossili, per la produzione di energia elettrica o la cogenerazione di calore, hanno ricevuto riduzioni fiscali per un valore di 366 milioni di euro nel 2016 (Ministero dell’Ambiente, 2016).

Contraddizioni italiane, ma non solo

Si tratta di sussidi che, è evidente, contrastano nettamente con l’impegno manifestato dall’Italia a livello internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici, a partire dal sostegno incondizionato all’Accordo di Parigi, ribadito dai vertici istituzionali ad ogni occasione disponibile: peccato che, nel mentre, le emissioni di gas serra italiane siano tornate a crescere e che l’impatto del riscaldamento globale sul territorio nazionale sia già più acuto di quanto non accada alla media mondiale, arrecando impatti sensibili sulla vita e le abitudini delle popolazioni.
Secondo le previsioni dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, proseguendo su questa strada, l’Italia non riuscirà neppure a onorare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi, ribaditi nei giorni scorsi a Marrakech. Infatti  l’obiettivo di ridurre entro il 2030 del 38% le emissioni di Co2 allo stato attuale sembra un utopia. L’Agenzia ha stimato che se non interverranno sostanziosi cambiamenti non supereremo la quota del 23%.
Se non fermiamo i cambiamenti climatici, l'umanità è a rischio di estinzione: su pochi temi scientifici esiste un consenso ampio come sul riscaldamento globale (e combustibili fossili sono tra i primi imputati). La quasi totalità delle ricerche accademiche - il 97,1% - concorda sul fatto che il global warming è reale, che è un problema per il pianeta e che è in gran parte provocato dalle attività umane.

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Un video in bianco e nero che con un breve excursus delinea le bellezze culturali, storiche e ambientali del territorio del Parco Agricolo Sud Milano, rimandando ai nostri occhi uno spettacolo unico, sincero e di sintesi del bellissimo mondo che circonda e penetra la metropoli lombarda. È stato realizzato ormai qualche anno fa da Paolo Romiti, amico della nostra associazione, per il sito “unaranaparlante”. Vale molto, molto di più dei tre minuti e mezzo spesi per vivere le sensazioni che ci suscita.

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