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Scali Ferroviari Milano. Italia Nostra ricorre contro:
tra Comune e Ferrovia accordo deleterio.
Gli esposti-denuncia arrivano al Capo dello Stato

 

30 novembre 2017. Italia Nostra si oppone fermamente all’accordo tra Comune di Milano e Ferrovie dello Stato del giugno scorso e ricorre al Presidente della Repubblica per fermare un processo di trasformazione della città che considera molto pericoloso ed effettuato in maniera illegittima. Non è una battaglia per il NO: un utilizzo virtuoso degli ex scali, con la loro estensione di 1,25 milioni di mq, sarebbe l’occasione per permettere uno sviluppo sostenibile e sano alla metropoli. E’ invece un dato ufficiale che con questi progetti peggiorerà la concentrazione di inquinanti nell’aria (dato della Valutazione Ambientale Strategica).
Il ricorso si incentra anche sulla questione della proprietà degli ex scali. Secondo i ricorrenti, il Comune con questo accordo ha rinunciato a decidere liberamente sul migliore utilizzo di questo “bene comune” dei cittadini. “L’accordo di programma persegue un obiettivo che rappresenta una privatizzazione surrettizia” si legge in una lettera aperta al Sindaco Sala e al presidente regionale Maroni, firmata da 29 esponenti della cultura e del mondo accademico. Perché le Ferrovie dello Stato sono una spa e per di più è stato cooptato un fondo di investimento estero (Olimpia Investment Fund, controllato da una grande società immobiliare britannica), senza alcuna gara pubblica.

Da bene comune a rendita fondiaria

Le aree dei sette ex scali milanesi (Farini, Greco, Lambrate, Porta Romana, Rogoredo, Porta Genova e San Cristoforo) furono affidate dal Demanio a titolo gratuito alle Ferrovie più di un secolo fa, al preciso e unico scopo si svolgere funzioni di trasporto pubblico. Terminata questa funzione, le FFSS hanno deciso unilateralmente di convertirle in aree edificabili, trasformandosi così in immobiliaristi e lucrandoci senza nessun merito né spesa. E il Comune di Milano si è accodato.
“Dal momento che queste aree non servono più allo scopo originario -afferma il Coordinamento dei Comitati per i Beni Comuni- non si capisce perché non debbano tornare alla piena proprietà pubblica del Comune/Demanio”.

Gli esposti e i ricorsi

Dopo aver tentato di far sentire la propria opinione nelle sedi opportune, il dissenso si è concretizzato in due ricorsi al TAR della Lombardia e ben cinque esposti: all’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), all’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), alla Corte dei Conti, alla Commissione Europea e alla Procura della Repubblica.
Sono azioni definite nella lettera aperta “difensive, volte a definire e a contrastare il verificarsi di danni certi e molto gravi, causati dalla sostanziale dismissione da parte degli enti a ciò preposti della fondamentale funzione di governo del territorio, impropriamente e illegittimamente assegnata a soggetti privati”.
“La riqualificazione degli ex scali ferroviari milanesi non deve costituire solo un progetto urbanistico o di valorizzazione immobiliare –prosegue la lettera- ma deve rappresentare soprattutto un’occasione per contribuire a disegnare una strategia di sviluppo economico e sociale, offrendo una risposta innovativa ai nuovi bisogni quantitativi e qualitativi dei cittadini di Milano, della Città Metropolitana e dell’Intera Regione Lombardia. In questa prospettiva, il progetto non può che essere di iniziativa pubblica….Naturalmente, come cittadinanza attiva, ci dichiariamo disponibili ad offrire la nostra collaborazione”.
Sono questioni dirimenti, che riguardano non solo urbanisti, economisti o associazioni ambientaliste, ma la qualità della vita dei cittadini della metropoli milanese.
Speriamo che una tantum prevalga la volontà di operare per il bene comune.

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Il video del mese

Il video del mese è dedicato alla fruizione del Parco, spaziando per i suoi 61 comuni: l'imminente primavera potrebbe invogliarvi a scoprire di più su quante meraviglie potete trovarvi, gustandone anche i sapori e divertendovi. Un video dedicato anche a quei sindaci dalla visione miope e cementificatrice e al centralismo regionale, che ha sempre considerato i Parchi area sacrificale a un'idea di sviluppo incentrata sulle infrastrutture, e in particolare sulle autostrade.

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