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'Legge ammazzasuolo' della Lombardia:
il Consiglio di Stato ha dubbi sulla legittimità.
Sarà la Consulta a valutarne la costituzionalità

8 dicembre 2018. Solo pochi Comuni, anzi, forse un unico tra quelli lombardi, ovvero Brescia, aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato in seguito alla sentenza del TAR, che bocciava la variante al Pgt (Piano di Governo del Territorio) avviata dall'Amministrazione  con l’obiettivo di dimezzare il consumo di suolo (da 1,2 milioni di cemento a 640mila metri quadri). Il Comune aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato sostenendo che la legge è incostituzionale in quanto va a ledere i poteri pianificatori dei Comuni. A supporto, anche Legambiente si era appellata al Consiglio di Stato. I giudici di Roma avevano ritenuto il ricorso meritevole di approfondimento e quindi sospeso la  sentenza del TAR. Si era ad aprile di quest'anno: ora è stato fatto  un altro passo verso la sentenza definitiva sulle espansioni urbanistiche del comune lombardo.
"Non è ancora la sentenza definitiva -spiegano da Legambiente- ma di sicuro l'appello al Consiglio di Stato segna un altro punto a favore della fondatezza delle tesi sostenute dagli ambientalisti circa la illegittimità dell'applicazione della legge regionale lombarda 31/2014. In virtù di questa norma lombarda (ribattezzata 'ammazzasuolo'), i privati avevano rivendicato il loro diritto a mantenere i propri diritti edificatori, ottenendo un pronunciamento favorevole del TAR ai danni della variante di Pgt con cui, invece, il comune di Brescia aveva ritenuto di voltare pagina rispetto a previsioni urbanistiche che prefiguravano l'urbanizzazione di terreni al momento liberi da edificazioni".

Suolo, un bene comune dei privati immobiliaristi

Con il provvedimento emesso proprio lo scorso 5 dicembre, data in cui ricorre la Giornata mondiale del Suolo, l’organo giudicante conferma la fondatezza delle eccezioni sollevate in merito al rispetto delle norme costituzionali, rinviando la valutazione all'esame alla Corte Costituzionale, che giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni. A giudizio dei ricorrenti, la legge regionale 31/2014, che solo nel titolo dichiara di voler ridurre il consumo di suolo, limita in modo arbitrario la facoltà dei comuni di rivedere al ribasso le previsioni urbanistiche, tutelando esclusivamente le reclamate aspettative dei privati ai danni dei beni ambientali e territoriali che, invece, competono alla collettività.
"Accogliamo con grande e positiva aspettativa questa decisione del Consiglio di Stato- dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia-. Confidiamo che dalla Corte Costituzionale emerga un chiarimento che porti a una profonda, quanto necessaria, revisione di una legge regionale che giudichiamo molto negativamente e che, finora, ha prodotto risultati diametralmente opposti a quelli dichiarati, grazie a definizioni furbesche e a procedimenti che tutelano il diritto di costruire, anche quando questo confligge con la conservazione del bene comune suolo".
Per i tempi di attesa sul giudizio definitivo… saranno lunghi, pur se non dichiarati. E forse allora Maroni non sarà più il presidente della Regione Lombardia. Con tutti i danni che ha causato in tema di consumo di suolo, supportato comunque da quasi tutti i componenti politici del Consiglio regionale, non possiamo che sperare in una sua detronizzazione. Anche se chi è già in campo per prendere il suo posto non promette niente di nuovo sul tema.

Commenti  

#1 Giuseppe 2017-12-08 11:28
Questa legge regionale 31/2014 che limita in modo arbitrario la facoltà dei comuni di rivedere al ribasso le previsioni urbanistiche è una sorta di grimandello in modo di poter far esercitare il diritto da parte dei privati a mantenere i propri diritti edificatori "diritti al consumo di suolo" (bene comune), La Carta europea del suolo (bene comune) (consiglio d' Europa 1972) dovrebbe avere una certa efficacia sulla applicazione di questa norma regionale (ammazzasuolo).

Gentile signore,
la legge 31/2014 prevedeva l'impossibilità di modificare al ribasso i PGT per 30 mesi dopo la sua pubblicazione: ovviamente tutti gli immobiliaristi hanno presentato ai Comuni i loro progetti, guadagnandosi così il cosiddetto "diritto edificatorio". Scaduti i 30 mesi, ovvero lo scorso aprile, ormai tutti i buoi erano scappati dalle stalle. Ma Brescia ha "osato" ricorrere al Consiglio di Stato...

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