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Mediglia, i veleni da 30 anni sotto Ca’ del Lambro
sono ben più tossici del previsto
Ma la Regione non ha fondi per procedere

1 febbraio 2018. A 30 anni dalla denuncia, ora c’è il riscontro formale: le analisi effettuate nell’area di Ca del Lambro di Mediglia, estesa su oltre 45mila mq, confermano la forte presenza di veleni sia nel sottosuolo sia nella falda idrica, ampliando quindi i confini del sito inquinato. Tra i rifiuti rinvenuti e analizzati quelli più allarmanti sono i cosiddetti “speciali”, anche cancerogeni, classificati con Pericolosità H14 Ecotossico: metalli pesanti, idrocarburi e diverse sostanze contenenti il cloro (elemento impiegato anche nella seconda guerra mondiale come arma chimica e che, quindi, rimanda all’altra grande area inquinata: la ex Saronio di Cerro al Lambro, azienda voluta da Mussolini per realizzare queste armi chimiche). Vedi anche nostri articoli precedenti: del 24 agosto 2017 e del 27 ottobre 2017.

Servirebbero almeno 8 milioni

I dati sono stati presentati nell’ambito del Consiglio Comunale del 29 gennaio. Inquietanti, ma obiettive, le affermazione del sindaco Paolo Bianchi che -come sostengono i tecnici- ritiene si debbano asportare migliaia di tonnellate di terreno avvelenato e portarle a smaltimento in discariche autorizzate. Un fatto che comporta non solo tempi lunghissimi, ma anche costi molto elevati e, a quanto pare, la Regione Lombardia non ha sufficienti fondi per procedere. Infatti, ne ha stanziati una decina per le centinaia di siti da bonificare in Lombardia e le stime per “ripulire” l’area di Mediglia si aggirano sugli 8 milioni.
Dando atto che questa amministrazione si è mossa positivamente rispetto alle precedenti, auspichiamo che con le dovute pressioni riesca a ottenere i fondi necessari: c’è di mezzo la salute pubblica, un tema di primaria importanza.

 

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Il video del mese

Eccoci a Cusago, uno dei 61 comuni del Parco: un breve racconto per immagini che sintetizza i motivi per cui vale la pena fare una visita in questo piccolo centro a pochi passi da Milano: un territorio dal marcato carattere agricolo immerso nel verde del Parco Sud, tra campagne, fontanili e numerose cascine ancora attive, con due monumenti di grande interesse storico-artistico come il Castello Visconteo, edificio-simbolo del paese ora in attesa di recupero (il restauro del tetto è già a buon punto), e la chiesa trecentesca di Santa Maria Rossa, nella frazione di Monzoro. Il video è un’iniziativa di promozione territoriale voluto da Proloco e Amministrazione comunale di Cusago.

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