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L’uomo che sussurra alle pecore
ovvero il pastore errante del Parco Sud
Ciò che non ti aspetti è anche a Milano

3 maggio 2018. (Intervista e considerazioni a tema) Le citazioni letterarie e filmiche del titolo non rendono merito a Giuseppe Salvi, 55 anni (nella foto con le pecore che hanno da poco partorito), di professione pastore: un lavoro raro e difficile, tanto se lo si svolge in gran parte dell’anno nei campi nel Parco Sud. Sì, avete capito bene, da ottobre a fine maggio porta a pascolare il suo gregge nelle nostre terre, dove capannoni e superstrade tengono sotto attacco i vasti e ordinati terreni agricoli. E proprio lì si insinuano le pecore di Giuseppe -900, mica poche- nei campi a riposo invernale o nei pochi terreni non coltivati: le abbiamo trovate lo scorso autunno nelle “praterie” di Porto Mare a Milano, ma girano anche in aree di grandi progetti edificabili, da dove l’agricoltura è stata cacciata. Ma mentre il business speculativo aspetta tempi migliori per seminare cemento, l’erba continua a crescere.
Trattenendo a stento la domanda di come cavolo fa a spostare le 900 pecore -con annessi cani pastore e due asini- attraversando strade, superstrade, aree industriali e residenziali, partiamo invece con la domanda del perché ha scelto questo mestiere… “Vengo da una famiglia di pastori. Sono nato a Melzo e la mia gioventù si è svolta tra le alte valli bergamasche e la pianura milanese -esordisce con semplicità Salvi-. Pastori, ma non di pecore: mio padre faceva il bergamino”. Allacciatevi la cintura di sicurezza della macchina del tempo, perché il salto è grande. Infatti è una parola che rimanda a tempi antichi, anche se i bergamini bazzicavano il nordest Milano ancora negli anni ’50. Erano i pastori che curavano non pecore, bensì bovini da latte, e li portavano stagionalmente avanti e dietro dalle alti valli bergamasche alla pianura Milanese (non è un caso che il termine gorgonzola associ un formaggio e un comune di quest’area). In termini tecnici si chiama transumanza, altra parola evocativa del passato. “Dopo gli studi non ho seguito i miei sei fratelli in fabbrica -continua Salvi- ma quella che era la mia passione: prima mi sono affiancato a un pastore di pecore, poi mi sono messo in proprio. Ho girato mezza Italia e sono approdato nelle terre del Basso Milanese da più di 20 anni”.

Su sulle montagne e giù nell’affollata pianura

Non ci sta tutto l’anno in pianura, ma solo quando i terreni sono incolti e a riposo. In tarda primavera carica tutti gli animali su sei camion con rimorchio e poi, pronti via per salire in alpeggio. “Nel viaggio devono stare comode, non è bene stressarle, perché si ammalano. Quest’anno si va al Passo della Presolana e in seguito, sempre coi mezzi, verso l’Alpe Venano, nelle Orobie. Di lì si prosegue a piedi in Valle di Scalve: un viaggio di 2-3 tappe giornaliere, a seconda delle condizioni meteo. Per portare su tutto l’occorrente nel campo estivo si affitta anche un elicottero, perché ci vogliono anche le moto e i due asini non possono bastare”.
Tornando ai nostri territori, mica facile il mestiere di pastore con un grande gregge, più due giovani aiutanti, due asini, una decina di cani (che si alternano, perché il lavoro è faticoso e stressante anche per loro) e la roulotte. “Per i primi anni è stata la mia casa poi, per fortuna, ho trovato una abitazione in cascina nel Parco Sud e ho messo su famiglia”.
Ma come si fa a pascolare 900 pecore nell’urbanizzata bassa pianura milanese? “Mi sposto in un’area che va da Trezzano sul Naviglio ai territori di Milano, San Donato Milanese e Melegnano. Ho buoni rapporti con tanti agricoltori e ci si organizza. Cerco chi ha terreni a riposo o incolti e ci si accorda per incastrare le esigenze, i periodi di sosta, gli arrivi e le partenze. E gli spostamenti si programmano con cura. Muoversi nel traffico non è facile. Si cercano perciò le strade minori, meglio il sabato o la domenica nelle ore più tranquille anche di notte. In ogni caso, se c’è da attraversare una grande arteria come la via Emilia, lo si fa il più veloce possibile”.
Lo fa sembrare semplice semplice, ma ci vuole una capacità di pianificazione e di gestione da manager bocconiano, e, per di più, un profonda conoscenza del territorio.

Ovini per riqualificare il territorio

Dopo una lunga sosta nel novembre scorso (clicca qui), in questo mese le pecore stazioneranno per lo più a Porto di Mare. “Già lo frequentavo da qualche anno questo luogo, quando un agricoltore aveva attività di fienagione in un’area ristretta. Passavo due volte, in autunno e a fine febbraio. Ma era sempre più difficile: il territorio era ingestibile, rifiuti e rischi dappertutto, e la paura per gli animali. Qualche problema coi nomadi -“dispetti” minimizza- mentre drogati e spacciatori erano più tranquilli. Dall’autunno scorso, Silvio Anderloni (responsabile del Centro di Forestazione Urbana e che ha in mano il progetto di recupero dell’area di Porto di Mare) e i suoi uomini hanno fatto miracoli: distese di sterpaglie e rovi eliminati, tonnellate e tonnellate di rifiuti tolti, pozzetti ricoperti con nuovi tombini (ricordiamoci che è stata anche una discarica). Uno spazio riconquistato”.
E su queste parole concludiamo. Un termine antico come la pastorizia entra dall’immaginario alla realtà dei nostri territori. E interagisce positivamente: non un retaggio del passato, ma chiave del futuro; non creando problemi, bensì contribuendo a risolverli.
Buon pascolo a tutte le pecore: c’è ancora spazio (sperando che la smettano di cementificare) e bisogno anche di voi.

Commenti  

#2 Ferri Milanosud 2018-05-15 17:39
Complimenti, bell'articolo!! !
#1 Mario 2018-05-03 10:09
Bello. è stato fatto anche un film di successo dal titolo "L'Ultimo Pastore" che racconta una storia simile, anche se quella del film è molto più famosa e potente!!

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A sud-est di Milano sorgono, da secoli, le abbazie di Viboldone e di Chiaravalle. Lo spazio che separa questi due luoghi di meditazione e preghiera, un tempo, era formato da fertili campi, fontanili e marcite. Accanto alla struggente bellezza dei luoghi, ripresi in banco e nero nel periodo autunnale, all’improvviso si scopre lo stridente contrasto del mondo di oggi: la pace, il silenzio, la bellezza scompaiono. Inghiottiti dalla modernità. Ringraziamo Adriano Carofali, che esprime anche così l’amore per la “sua terra”. Già nel 2000, infatti, ha collaborato alla realizzazione fotografica del volume “Il Parco agricolo sud Milano”, curato da Gianni Beltrame.

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