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Lacchiarella va alla revisione del PGT
e la speculazione azzanna ancora
ora è il momento della logistica 

12 giugno 2018. Gli interessi immobiliari a Lacchiarella sono da sempre di casa. I più anziani ricorderanno che nel 1990, nel momento di istituire il Parco Agricolo Sud Milano, complice una politica asservita, in questo paesello la speculazione cancellò in una notte due aree gigantesche aree protette: una a ridosso della cascina di Villamaggiore, con un progetto di due milioni di mq di interporto, e una nel triangolo di 800mila mq tra Lacchiarella, Binasco e la frazione Badile di Zibido San Giacomo. 
A quasi trent’anni di distanza, nonostante i parziali flop dei progetti immobiliari, in concomitanza della variante del PGT del 2013 (Piano di Governo del Territorio) appena avviata, la brama di terreni agricoli rialza la testa. Speriamo -e qualche segnale in tal senso ci sta- che gli attuali politici locali siano meno asserviti alla speculazione. Anche perché, dopo decenni di crescita a go-go, il territorio non digerisce più i mega progetti e il loro traffico indotto. Traffico non da poco, visto che questa volta a muoversi è la logistica-distribuzione, e i nomi sono di operatori di prima importanza: Zust Ambrosetti e Carrefour.

La prima ondata (e il parziale riflusso)

Già dai primi anni ’80 Berlusconi acquistò o opzionò una parte di terreni agricoli del “triangolo” di Lacchiarella. Nel lato a sud, lungo la provinciale Binasco-Melegnano vi realizzò il Centro Girasole: doveva diventare la nuova cittadella della moda ma poi, non vedendo decollare il business, l’imprenditore-politico tentò in un primo momento di far atterrare nell’area il Polo esterno della Fiera di Milano. Solo l’opposizione della nostra e di altre associazioni ambientaliste convinsero i decisori politici a scegliere la ex raffineria di Rho-Pero, meglio servita da metropolitana, ferrovia e autostrade. Non riuscendo a farlo decollare, il centro fu affibbiato a Enti pubblici e non, come Inps, Inpdap e Cassa Geometri. Neanche l’arrivo dei cinesi in alcuni capannoni è sinora riuscito a risollevare il “vetusto commerciosauro” (definizione del quotidiano Repubblica). 
Analoga, ma con attori diversi, è stata la storia dell’Interporto, portato avanti dai forti interessi delle cooperative rosse. La tenace opposizione ambientalista portò alla riduzione di due terzi del progetto, con la realizzazione di un polo logistico gestito, fino a qualche anno fa, da Milano Logistica, del Gruppo Gavio, quarto gestore privato autostradale mondiale, che detiene partecipazioni nella stragrande maggioranza delle autostrade del Nord Italia. Di recente, le aree agricole sono state acquistate da un agricoltore locate. Tutto a posto? Mica troppo.

La nuova ondata

Si dirà: cosa c’è di meglio di un agricoltore che acquista terreni agricoli in odore di interporto nella frazione di Villamaggiore? Peccato che la società agricola, dopo aver sborsato svariati milioni per l’acquisto, si è accordata con ben altri soggetti: dalle carte della variante del PGT e da indiscrezioni si propone su centinaia di migliaia di metri quadri la realizzazione di aree residenziali e logistica. Per ora si sa poco, tranne la contrarietà filtrata in alcuni ambienti politici di Lacchiarella. Sulla logistica, il nome è di tutto rilievo: il colosso francese della commercio Carrefour. Qualcosa è trapelato nella Provincia Pavese del 19 maggio dove, in articolo a firma di Giovanni Scarpa si legge che l’azienda intende sviluppare una logistica di 108mila mq, un centro per la gestione di prodotti surgelati ai centri commerciali del Nord.
Nel caso del Triangolo di Lacchiarella, riportiamo voci insistenti perché provengono da fonti diverse (agricoltori, uffici tecnici comunali, Città Metropolitana, ecc.). In questo caso il mega centro logistico è targato Zust Ambrosetti, colosso della distribuzione con 182 filiali europee e 13 sedi operative in Lombadia. A Lacchiarella si dovrebbero concentrare tutte le filiali e i depositi del Milanese, del Lodigiano e di altre zone limitrofe. I capannoni e i piazzali di smistamento non andranno a occupare le aree dismesse o semi-abbandonate del Centro Girasole, ma per la maggior parte in aree attualmente agricole. Anche se al momento non ci sono progetti, o almeno non li conosciamo, si può stimare che il nuovo centro occuperà centinaia di migliaia di metri quadri. 
Se si sommano gli effetti dei due progetti, gli effetti sul consumo di suolo saranno pesanti, per non parlare del traffico da e per Milano (e tangenziale Ovest), toccando in particolare i comuni di attraversamento come Binasco, Basiglio e Rozzano). 

Segnali positivi dalla variante del Pgt di Lacchiarella

Questi progetti sono in linea con quanto sta decidendo per il suo territorio l’Amministrazione di Lacchiarella?
Le prime carte pubblicate nel sito comunale della variante urbanistica, in corso di realizzazione da parte della società Ambiente Italia, sembrano andare in un’altra direzione. Chiariamo che siamo in una fase molto preliminare, e magari qualche dalle belle parole iniziali può spuntare fuori ben altro. Dalle prime carte e documenti prodotti si evincono elementi positivi. A cominciare da una vasta area a ridosso del deposito di prodotti petroliferi della Continental (sulla Binasco-Melegnano, all’altezza dello svincolo per Basiglio), che tornerebbe agricola. Destinata inizialmente all’espansione del deposito, non ci sarebbero più le condizioni e, forse, la stessa proprietà ha richiesto il passaggio dei terreni, per non pagare ulteriormente le tasse. Questa è una buona notizia in sé, ma anche per le ricadute sulla biodiversità dell’area, che comprende l’Oasi di Lacchiarella e il lago ex-cava di Basiglio, ambedue gestiti dal Parco Sud.
Sempre dalle cartografie, sembrerebbe che la parte più a sud del Triangolo di Lacchiarella, a ridosso della frazione di Badile, torni agricola (la zona più a nord, a ridosso del Girasole, come detto potrebbe essere di interesse di Zust Ambrosetti), con indubbi vantaggi per i corrodi ecologici del Sud Milano. 
Intendiamo partecipare con interesse e in maniera costruttiva alla procedura di Vas (Valutazione Ambientale Strategica) di questo nuovo Pgt. Al momento però possiamo già avanzare una proposta: che le aree agricole -tanto quelle del Triangolo quanto quelle dell’Interporto- tornino al Parco Agricolo Sud Milano. Sarebbe una giusta restituzione al territorio, dopo lo scippo di quasi trent’anni fa, con la speculazione che più che progetti, sembra fabbricare incubi. Intanto abbiamo fatto richiesta al comune di Lacchiarella di far parte delle associazioni che “potranno dire quello che pensano”. Poco di più, se non c’è la volontà politica di fermare la devastazione del territorio.

Commenti  

#1 Giuseppe 2018-06-12 10:11
Vorrei lasciare un commento. Che sia un flop o no ,da destra a sinistra o viceversa la logica incontinente della rendita immobiliare, crescita e PIL vuole sempre prevalere sul suolo bene comune, molto importante anche per lo stoccaggio della Co 2,oltretutto in una piccola provincia con oltre 3 milioni di abitanti, area tra le più inquinate di Europa,che dal 1954 è passata dal 81% di superfici verdi al 51% nel 2009.L'erosione del suolo costa circa Euro 62 a persona all'anno con un totale di 435 miliardi di Euro a livello mondiale.

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Un video dedicato all’agricoltura del Parco Agricolo Sud Milano: visitarlo è come entrare in un grande monumento i cui artefici, oltre alla natura, sono decine di generazioni di agricoltori e, in passato, i monaci delle abbazie e i signori dei castelli e dei palazzi, edifici che ancor oggi troneggiano in tutti i comuni del parco. Rogge, canali, navigli, mulini, strade di campagna e filari alberati, una miriade di fontanili, grandi cascine: opere scolpite nel territorio che si estende dalla Valle del Ticino a quella dell'Adda, cesellata da mani sapienti nel corso di due millenni. La campagna milanese ha rifornito i mercati della città e oggi, in una economia agricola profondamente mutata, continua a fornire i propri servigi: un paesaggio rurale tutto da godere, profumi e sapori di un tempo, un abbraccio verde intorno ai quartieri di una metropoli soffocata dallo smog. Il Parco (61 comuni su 47mila h) è stato voluto da un vasto movimento di associazioni e gruppi di volontariato -ancor oggi riuniti sotto la sigla Associazione Parco Sud- ma anche da intellettuali, amministratori e, in un crescendo di consenso, dalle associazioni che rappresentano le oltre 1400 aziende agricole che vi operano. Il parco resta lo strumento per limitare l'avanzata del cemento e valorizzare un grande patrimonio, di paesaggio e di cultura, in passato ingiustamente trascurato. E speriamo rimanga sempre così! (Ringraziamo La Città Metropolitana per il video).

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