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“Che ne dite di un nuovo parco a Piazza d’Armi?”
Post dell’assessore Maran spiazza tutti
Convocato un tavolo: i punti da chiarire

26 luglio 2018. Sembrano improvvisamente andate a buon fine le pressioni dal basso, i convegni e gli argomenti di comitati e associazioni che vedono in Piazza d’Armi a Milano un’area naturalizzata di grande valore della città (clicca qui), che scelte urbanistiche miopi ed errate avevano destinato a essere cementificate.
Ieri mattina l’assessore all'Urnanistica Pierfrancesco Maran ha preso (metaforicamente) carta e penna e ha scritto una comunicazione con questo titolo “Che ne dite di un nuovo parco a Milano?”. Dopo aver ricordato le caratteristiche dell’area e la proposta di dimezzamento delle volumetrie previste inserita nel nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) milanese appena presentato, la lettera si spinge oltre: “Ho convocato per il 2 di agosto una riunione con la proprietà, il Municipio 7, le grandi associazioni ambientaliste (Fai, Italia Nostra, Legambiente, WWF) e il DAM degli agricoltori per iniziare a immaginare progetto, gestione e fasi iniziali della creazione del nuovo parco. Il parco dovrà da un lato tutelare alcune caratteristiche naturali che si sono create nella zona, essendo però anche al servizio dei quartieri e della comunità milanese, tutelando anche le funzioni sportive come la società di calcio giovanile che c'è all'interno. Nel mese di agosto inizieranno le attività di bonifica dall'amianto e la successiva demolizione dei magazzini.
Questa è l'area dove avverrà l'edificazione che valorizza l'area, la proprietà sta lavorando, coerentemente con il PGT, a uno sviluppo non residenziale che offra servizi anche verso il quartiere. Nel mese di settembre questi incontri si trasferiranno sul territorio, spero accompagnati da un percorso operativo per fare il parco”.

Le prime risposte dal territorio

“La lotta paga ma la lotta non è finita. Le parole di Maran aprono una possibilità ma vogliamo chiarezza su proprietà, volumetrie e destinazioni d’uso e il coinvolgimento dei comitati e dei movimenti che in questi mesi hanno portato avanti la mobilitazione” è scritto in un post del Comitato Difendiamo Piazza d’Armi, che prosegue “Per la prima volta in Comune di Milano si parla esplicitamente di una vocazione verde e pubblica dell'area, confermando le ragioni e la forza di una battaglia che stiamo portando avanti con convinzione.
Dall'altra parte sono molti i dubbi su questa scarna comunicazione: di chi sarà la proprietà? Perché non siamo stati convocati? Perché abbattere i magazzini? Quanto sarà grande il parco? Cosa sappiamo degli indici di edificabilità sull'area? E ancora quale sarà il livello di tutela dell'OASI all'interno del parco?
A queste domande crediamo che Maran debba rispondere al più presto, nella cornice di un confronto pubblico con quante/i si sono spesi in questi mesi per la tutela del Parco Piazza d'Armi e non solo tramite editti e incontri chiusi al territorio e le sue istanze”.
Domande tutt’altro che banali, a partire dal coinvolgimento del territorio. Richiesta immediatamente ripresa dalla presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto, che ha chiesto all’assessore e ottenuto che al tavolo siano presenti anche Le Giardiniere, associazione che da anni si batte per il riconoscimento del valore ambientale dell’area e per la sua tutela.
Tavolo che dovrà affrontare le tante questioni tecniche e non sul destino delle aree verdi e sugli annessi magazzini. Per il momento, prendiamo atto con soddisfazione che, in ogni caso, si parte dalla cancellazione delle imponenti volumetrie di residenziale che aleggiavano sino a ieri nei piani urbanistici milanesi. Siamo solo all’inizio, ma è un buon inizio.

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A sud-est di Milano sorgono, da secoli, le abbazie di Viboldone e di Chiaravalle. Lo spazio che separa questi due luoghi di meditazione e preghiera, un tempo, era formato da fertili campi, fontanili e marcite. Accanto alla struggente bellezza dei luoghi, ripresi in banco e nero nel periodo autunnale, all’improvviso si scopre lo stridente contrasto del mondo di oggi: la pace, il silenzio, la bellezza scompaiono. Inghiottiti dalla modernità. Ringraziamo Adriano Carofali, che esprime anche così l’amore per la “sua terra”. Già nel 2000, infatti, ha collaborato alla realizzazione fotografica del volume “Il Parco agricolo sud Milano”, curato da Gianni Beltrame.

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