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“Vietato introdurre dinosauri” e altre amenità
Qualcuno utilizza così le bacheche del Ticinello.
Già: ma perché da oltre un anno sono vuote?

9 settembre 2018. A scanso di equivoci: non ci preoccupa conoscere chi sia il buontempone che ha deciso di scrivere “Vietato introdurre dinosauri” sulle tavole di legno delle bacheche del Parco del Ticinello di Milano, quanto piuttosto capire perché, a oltre un anno dalla loro installazione, siano così desolatamente vuote, prive di contenuti.
Una loro funzione ce l’avrebbero: spiegare ai tanti frequentatori di questo Parco, raggiungibile facilmente con la MM2 (Capolinea di Piazzale Abbiategrasso), i lavori di miglioramento dell’area, svolti nell’ambito del progetto Milano Città di Campagna “La Valle del Ticinello”, fortemente voluto dal Comitato Parco del Ticinello, realizzati dal Comune e finanziati con Bando Cariplo.
Poste in 7 aree strategiche, al fianco di sentieri, aree umide e ponti riqualificati, le bacheche vuote trasmettono una sensazione di degrado, o quantomeno di trascuratezza, come rilevato dai numerosi cittadini frequentatori del grande Parco.
Dicevamo del buontempone che si è messo a scrivere messaggi: fortunatamente nel complesso ha evitato scritte scurrili o legate al tifo, sportivo o politico che sia: le frasi sono “surreali”, anche divertenti se vogliamo, ma siamo ben lontani dall’uso previsto dal progetto.
In attesa di capire se e come saranno recepiti i divieti di “molestare i gibboni”, “sorridere alle mucche” o “dare da mangiare alle giraffe”, la nostra associazione ha scritto all’architetto Paola Viganò, responsabile dell’Area Verde, Agricoltura e Arredo Urbano del Comune, chiedendo di conoscere le ragioni del ritardo/disguido e di provvedere quanto prima a dare un senso all’installazione di queste bacheche e, più in generale, ai lavori effettuati.
Gli animali preistorici e non del Ticinello possono al momento dormire tranquilli: a due mesi dalla nostra raccomandata elettronica, dal Comune solo un assordante silenzio.

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Il video del mese

Un video dedicato all’agricoltura del Parco Agricolo Sud Milano: visitarlo è come entrare in un grande monumento i cui artefici, oltre alla natura, sono decine di generazioni di agricoltori e, in passato, i monaci delle abbazie e i signori dei castelli e dei palazzi, edifici che ancor oggi troneggiano in tutti i comuni del parco. Rogge, canali, navigli, mulini, strade di campagna e filari alberati, una miriade di fontanili, grandi cascine: opere scolpite nel territorio che si estende dalla Valle del Ticino a quella dell'Adda, cesellata da mani sapienti nel corso di due millenni. La campagna milanese ha rifornito i mercati della città e oggi, in una economia agricola profondamente mutata, continua a fornire i propri servigi: un paesaggio rurale tutto da godere, profumi e sapori di un tempo, un abbraccio verde intorno ai quartieri di una metropoli soffocata dallo smog. Il Parco (61 comuni su 47mila h) è stato voluto da un vasto movimento di associazioni e gruppi di volontariato -ancor oggi riuniti sotto la sigla Associazione Parco Sud- ma anche da intellettuali, amministratori e, in un crescendo di consenso, dalle associazioni che rappresentano le oltre 1400 aziende agricole che vi operano. Il parco resta lo strumento per limitare l'avanzata del cemento e valorizzare un grande patrimonio, di paesaggio e di cultura, in passato ingiustamente trascurato. E speriamo rimanga sempre così! (Ringraziamo La Città Metropolitana per il video).

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