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Il caso trentennale dell’inquinamento di veleni
a Ca’ del Lambro-Mediglia non finisce di stupire:
Solo ora sotto sequestro carni e latte contaminati

5novembre 2018. Siamo a Mediglia, in Lombardia, ma pare di essere in paese sottosviluppato. Lo scorso 2 maggio avevano scritto su queste pagine: “Meglio tardi che mai! A noi fa un po’ specie che Paolo Bianchi, sindaco di Mediglia al suo secondo mandato (rieletto nel 2016), abbia deciso solo ora di emettere un’ordinanza di divieto di coltivazione nell’area di 45mila mq di Ca’ del Lambro”. Tralasciando, però, di ordinare anche il divieto della vendita della carne di bovina che, alimentata con il foraggio “avvelenato” conteneva, ovviamente anch’essa policlorobifenile, il Pcb, sostanze chimiche considerate inquinanti persistenti dalla tossicità in alcuni casi avvicinantesi a quella della diossina. In uso negli anni ’70 in vari settori industriali è stato in seguito messo fuorilegge per la sua tossicità. E, con grande acume, anche il latte e altri prodotti alimentari non potranno più uscire da queste stalle. Finalmente questo accade poiché il sindaco si è deciso a far esaminare dal servizio veterinario dell’Ats (Agenzia per la tutela della salute) di Città Metropolitana i prodotti della famigerata cascina!

Per chi vuole saperne di più ecco una breve cronistoria

Dell'inquinamento a Ca' del Lambro, al confine del comune di San Giuliano Milanese e adiacente il corso del fiume Lambro, le varie amministrazioni locali e regionali sono a conoscenza sin dal 1986, come si evince dalla sentenza n. 1904  del 2 aprile 2001 del Consiglio di Stato, sez. V (ne riportiamo uno stralcio):
"- in data 13 maggio 1986, in località Ca’ del Lambro, in un’area di proprietà degli attuali appellati, ubicata in riva al fiume Lambro, erano stati rinvenuti, interrati  in riva al fiume, diversi contenitori metallici ripieni di prodotti chimici; 
- con note n. 3629 e n. 3630, il sindaco informava del fatto il pretore di Lodi ed il settore ambiente della provincia di Milano, evidenziando che, in base al rilevamento compiuto dal vigile accertatore, i rifiuti ritrovati erano di “marcata prevalenza industriale di tipo solido e non biodegradabile”; 
- con ordinanza del 13 maggio 1986, il sindaco disponeva la recinzione dell’area e la rimozione dei rifiuti; 
- le successive indagini svolte evidenziavano il collegamento con un’industria chimica di Melegnano".
A quanto pare, alla "scoperta" della bomba ecologica in quest'area avrebbe contribuito -già nel 1985- l'autodenuncia di un camionista che aveva confessato di avere scaricato nell'area, in diverse fasi e tempi, fusti di prodotti chimici e molto altro. Si iniziò a scavare e il tutto venne confermato dal ritrovamento di solventi, vernici e materiali inquinanti. Poi è tutto un rimbalzare di fondi: nel 1988 vengono stanziati dalla Regione 500 milioni di lire, nel dicembre del 1995 il Comune di Mediglia trasmette documentazione riguardante l'area Ca' del Lambro (relazione tecnica al progetto di bonifica, situazione legale, pareri); nel 1996 l'Assessore regionale all'Ambiente invia nota al Comune con cui si forniscono chiarimenti in ordine al mancato finanziamento degli interventi di bonifica. La causa? Il mancato avvio dei lavori.
Successivamente vi furono due Commissioni d'inchiesta -e arriviamo al 2005- che confermarono la presenza nel terreno e nell'area adiacente al fiume Lambro di elementi pericolosi per la salute pubblica, tra i quali il cadmio, metallo pesante che può danneggiare reni e ossa e favorire il tumore ai polmoni. Il cadmio è stato anche identificato come potenziale causa di cancro al polmone: i gruppi di popolazione più a rischio sono gli anziani, i diabetici, i fumatori e le donne incinte. Il cibo è la principale fonte di esposizione al cadmio per la popolazione generale.
 Intanto, i proprietari dei terreni hanno continuato a utilizzarli per colture agricole!

Il comune di Mediglia predispone le analisi del terreno

È pur vero che nel 2017 sono state effettuate, su richiesta del Comune, approfondite analisi che hanno semplicemente confermato quanto velenosa fosse l’area e che a metà di aprile di quest’anno vi è stato un incontro con la Regione per iniziare a capire dove trovare i fondi necessari per la bonifica (si stimano circa 8-10 milioni), ma la mossa dell’ordinanza ci sembra davvero molto tardiva!
Speriamo che la Regioni riesca a trovare quanto prima i soldi, risparmiando magari sulla costruzione di inutili autostrade come la Vigevano-Malpensa /220 milioni). Anche perché nell’area a est del Parco Sud vi sono altre due “terre dei fuochi” da bonificare: a Cerro al Lambro l'area ex Saronio (azienda di armi chimiche) e a Carpiano i veleni versati da “ignoti” nei campi. E per queste ultime due aree ci vorrebbero -stando a quanto dichiarato da Alessandro Meazza di Legambiente- occorrono almeno altri 10 milioni.
 

 

 

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Il video del mese

Eccoci a Cusago, uno dei 61 comuni del Parco: un breve racconto per immagini che sintetizza i motivi per cui vale la pena fare una visita in questo piccolo centro a pochi passi da Milano: un territorio dal marcato carattere agricolo immerso nel verde del Parco Sud, tra campagne, fontanili e numerose cascine ancora attive, con due monumenti di grande interesse storico-artistico come il Castello Visconteo, edificio-simbolo del paese ora in attesa di recupero (il restauro del tetto è già a buon punto), e la chiesa trecentesca di Santa Maria Rossa, nella frazione di Monzoro. Il video è un’iniziativa di promozione territoriale voluto da Proloco e Amministrazione comunale di Cusago.

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