Il sindaco di Cerro al Lambro insiste:
"residenziale sui 43mila mq dell’ex Saronio"
Ok per la bonifica, ma un bosco è più sicuro

8 dicembre 2018. Apprendiamo da Il Giorno di ieri che il sindaco Sassi insiste a voler costruire residenziale sulle aree della ex fabbrica militare Saronio, ricca di antichi veleni, in particolare arsenico, risalenti a prima della seconda guerra mondiale. I costi della bonifica si aggirerebbero intorno ai 10 milioni che dovrebbero essere stanziati dalla Regione Lombardia. Quindi, il comune prenderebbe gratuitamente in carico l’area per realizzarvi abitazioni.
Noi, insieme a Italia Nostra, rimaniamo della nostra idea, per quanto valga: piantumare l’area con un sano bosco comporta certamente minori rischi per la salute rispetto ai box e cantine condominiali. E sarebbe anche una giusta compensazione alla sopraffazione del cemento arrivato colato su questo comune con l’arrivo della Tangenziale est esterna e il quadruplicamento delle corsie dell’autostrada A1.
Riportiamo l’articolo di circa un anno fa, quando siamo andati a incontrare il sindaco di Cerro, che chiarisce le opposte e inalterate posizioni sull’area.

A Cerro al Lambro il sindaco conferma:
“dopo la bonifica della ex chimica Saronio, 
lotto residenziale, no a un bosco antiveleni”
6 ottobre 2017. Arrivando da Melegnano, passando per la frazione di Riozzo di Cerro al Lambro, si ha un sussulto per lo scempio del paesaggio dovuto alle mega campate della costosissima e inutile Teem. Un'autostrada che ha  sottratto ampiamente al Parco sud terre agricole, ma anche bellezze del paesaggio, ora inghiottite dal cemento. È evidente che per molti degli abitanti di questi paesello del Parco, il paesaggio e il consumo di suolo conta ben poco, considerato che il sindaco è stato rieletto lo scorso anno con quasi il 56% dei voti (anche se a votare è andato solo il 65% della popolazione). "Ma con la Teem abbiamo avuto compensazioni come il nuovo centro sportivo…" ci spiega il sindaco Marco Sassi. Così ora, al Palazzetto dello Sport si aggiungono 2 campi di calcio regolamentari, tennis, calcetto, bar, parcheggi. Con 5mila abitanti, Cerro si colloca certamente tra i comuni più sportivi d'Italia.


L'area è a cessione gratuita da parte del Demanio
Ma andiamo al sodo. Dopo la pubblicazione del nostro articolo "A Cerro al Lambro va ancora di moda l'assurdità: il sindaco vuol comprare l'ex Chimica Saronio e realizzare residenziale. Italia Nostra non ci sta" il sindaco ci aveva "rimproverati", sulla nostra pagina di facebook: "Prima di parlare di certi argomenti informatevi!!!!!!!". Poi ci ha anche invitati a un incontro per spiegarci la realtà dei fatti, ovviamente vista dalla sua parte. E due giorni fa siamo stati a Cerro al Lambro per ascoltare il sindaco Sassi. 
Su un fatto il sindaco aveva ragione: l'area non verrà acquistata, bensì sarà ceduta dal Demanio al Comune di Cerro al Lambro a titolo gratuito, in quanto ne ha fatto richiesta in seguito all'art. 56 bis del decreto Lgs 69/13. Quest'ultimo, rientrante nei provvedimenti del Governo Letta (Decreto del Fare, convertito con la legge n. 98 del 9 agosto 2013), prevede la semplificazione delle procedure in materia di trasferimenti di immobili agli enti territoriali: in questo caso è il ministero della Difesa (proprietario dell'area di Cerro al Lambro). Infatti è noto che la Ex Saronio era una fabbrica voluta da Mussolini per produrre gas bellici, come il nervino, in funzione fino al 1945 e rimasta inaccessibile fino al 2011.
In seguito alla richiesta del Comune di Cerro di entrare in possesso dell'area, anche il ministero della Difesa ha provveduto ad effettuare prelievi dei terreni e delle acque, come precedentemente aveva fatto ARPA Lombardia (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente). "Alcuni valori -dichiara Sassi- sono risultati difformi in senso peggiorativo rispetto a quelli di ARPA e quindi abbiamo richiesto ulteriori approfondimenti, in particolare nelle aree in cui avvenivano le lavorazioni più critiche. Il ministero della Difesa, con parametri diversi, ha dato disponibilità a effettuare campionamenti aggiuntivi, con prelievi molto più fitti e con diversi carotaggi, utilizzando anche strumenti sofisticati, quali il georadar (*), in dotazione all'esercito. I risultati delle analisi saranno disponibili a marzo 2018. Quindi si procederà al contraddittorio delle analisi da parte di ARPA".


Il Comune si è portato avanti con una variante al Pgt
La prossima primavera si scoprirà finalmente cosa impregna questi terreni, che oggi si estendono solo su circa 43mila mq. Infatti, in realtà, la chimica di Riozzo -chiusa da circa 70 anni- tuttora scrigno di veleni, si estendeva su circa 240mila mq di suolo e sottosuolo estremamente contaminati da veleni militari e non solo, su cui sono cresciuti palazzine, capannoni, parchetti pubblici e piste ciclabili. Ricordiamo che l'ex Saronio si estendeva complessivamente su 380mila mq, inclusi i terreni di Melegnano, acquisiti ai tempi dalla fabbrica per eventuali ampliamenti. 
Ma intanto, l'attuale amministrazione si è portata avanti e ha varato una variante al Piano di governo del territorio (Pgt), che prevede una lottizzazione residenziale su quest'area! Ovviamente con una precisa prescrizione: "Qualunque intervento dovrà essere preceduto dal piano di caratterizzazione e dai conseguenti interventi di bonifica secondo le prescrizione della legislazione vigente, sotto il controllo dell'ARPA". 
Mentre possiamo ritenere positiva la mossa del Comune di richiedere e ottenere la cessione gratuita dei 43mila mq, "da confermare solo quando si saprà esattamente l'entità dei veleni celati nel sottosuolo" aggiunge il sindaco, rimaniamo fermi nella nostra visione -analoga a quella di Italia Nostra Milano Sud Est- che questi terreni, qualsiasi cosa "racconteranno", dovrebbero essere destinati a verde boschivo, per evitare qualsiasi conseguenza sulla salute dei cittadini (stupisce che non sia mai stato effettuata un'indagine epidemiologica per rilevare eventuali picchi di malattie riconducibili alle sostanze tossiche presenti, come ci ha confermato il sindaco), anche alla luce del fatto che buona parte delle aree dell'ex fabbrica di armi sono state già da anni ampiamente lottizzate a residenziale. 
A noi risulta che l'Asl di Melegnano abbia invece proceduto a effettuare indagini in tal senso: "Ciò -come ci ha confermato tempo fa Edoardo Bai, ex Direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl di Melegnano- ha dimostrato la veridicità di quanto avevo previsto anni addietro, ovvero la presenza di un pericoloso inquinante come l'arsenico. Nonostante siano stati fatti, per una zona vastissima, solo 5 prelievi, uno di questi ha mostrato un eccesso dell’elemento incriminato: l’arsenico era utilizzato per la realizzazione della Lewisite, uno dei gas utilizzati nella guerra chimica di Mussolini. Ma cinque prelievi su 240mila metri quadri di area non possono bastare". Bai, già tra gli anni '90-2000 aveva condotto un'indagine epidemiologica sulla popolazione: i risultati avevano evidenziato la presenza di tumori alla vescica 2,5 volte superiore alla media.
La ragione di una scelta green, inoltre, può avere anche un valore compensativo e di contrasto rispetto al mega impatto viabilistico (Teem che divide in due il paese, oltre che l'autostrada A1 e il suo prossimo ampliamento) e conseguente inquinamento atmosferico. O quello che conta è solo fare cassa?
(*) Il georadar, noto anche come GPR (ground penetrating radar), è una metodologia non invasiva utilizzata in geofisica, nello studio del primo sottosuolo, che si basa sull'analisi delle riflessioni di onde elettromagnetiche trasmesse nel terreno. Tale metodo fornisce, a partire da una profondità di alcuni metri fino al limite di alcune decine di metri, una "sezione" del terreno indagato dalla superficie

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