Oltre 5 milioni di mq
tolti all’agricoltura
del Parco Sud

Oltre 5 milioni di mq, ovvero circa l’1,1% dell’intero territorio del Parco. È questa la dimensione delle aree agricole che i sindaci dei paesi del Parco Sud Milano, attraverso i Piani di Governo del Territorio (Pgt), hanno chiesto all’Ente parco per insediarvi servizi (come piscine, campi sportivi o parcheggi).
Una dimostrazione di quanto i nostri amministratori abbiano recepito davvero poco le finalità del Parco, che nella sua legge istitutiva, prevede tra l’altro “la tutela e il recupero paesistico e ambientale delle fasce di collegamento tra città e campagna; la salvaguardia, la qualificazione e il potenziamento delle attività agro-silvo-colturali in coerenza con la destinazione dell’area”.

Oltre 5 milioni di mq
tolti all’agricoltura
del Parco Sud

Oltre 5 milioni di mq, ovvero circa l’11% dell’intero territorio del Parco. È questa la dimensione delle aree agricole che i sindaci dei paesi del Parco Sud Milano, attraverso i Piani di Governo del Territorio (Pgt), hanno chiesto all’Ente parco per insediarvi servizi (come piscine, campi sportivi o parcheggi).
Una dimostrazione di quanto i nostri amministratori abbiano recepito davvero poco le finalità del Parco, che nella sua legge istitutiva, prevede tra l’altro “la tutela e il recupero paesistico e ambientale delle fasce di collegamento tra città e campagna; la salvaguardia, la qualificazione e il potenziamento delle attività agro-silvo-colturali in coerenza con la destinazione dell’area”.

Ecco il meccanismo e gli ingredienti per modificare la destinazione agricola del Parco: un tocco di furbizia, un quanto basta di mistificazione, una certa noncuranza per l’ambiente. È il mix perfetto, neanche troppo originale, ideato da molti sindaci per sottrarre aree al Parco in tutta “legalità”, attraverso i famigerati Pgt. La ricetta è semplice: si tolgono tutti i campi di calcio, le aree sportive e ludico-culturali già esistenti in aree pregiate dei singoli comuni e si “offrono” alle immobiliari come aree edificabili; le immobiliari, che con ogni probabilità detengono la proprietà dei terreni agricoli del Parco Sud, offrono questi terreni al Comune, che li utilizzerà per metterci campi di calcio, aree sportive e ludico-culturale. E si scopre la realtà celata dei Pgt: tutti iniziano con roboanti principi di tutela e di qualifica ambientale, ma quando si arriva al sodo, si palesano i veri programmi, ovvero la distruzione di decine di ettari di verde, troppo spesso agricolo.

I comuni in pool position

I dati qui riportati sono frutto di un lavoro di ricerca certosina tra i numeri delle delibere del Parco Agricolo Sud Milano, relativamente ai pareri sui Piani di Governo del territorio. Nel conteggio mancano diversi comuni, alcuni dei quali non hanno ancora adottato il Pgt.
Tra i “campioni” delle aree da sottrarre all’agricoltura del Parco, escludendo Milano, il cui Pgt è stato ampiamente revisionato dalla giunta Pisapia-e che prevedeva la sottrazione di aree per ben 1,76 milioni di mq- vi sono Segrate, Rozzano e Trezzano sul Naviglio, rispettivamente con richieste di 434.000 mq, 430.000 mq e 350.000. Ottimo piazzamento anche per Vernate (274.000), Pantigliate (200.000) e Locate Triulzi (179.000). Ovviamente, per meglio comprendere l’entità della richiesta, la cifra va rapportata anche alle dimensioni del Comune. Rozzano, per esempio, si estende su una superficie di 12 kmq, mentre Pantigliate appena su 5 kmq. In proporzione, quindi, le sottrazioni di aree agricole al Parco da parte di questi due comuni sono più o meno analoghe.
Ma vi sono anche due rari esempi di “passione per il Parco”, ovvero Comuni che hanno deciso di allargare i propri confini agricoli immettendo aree nel Parco Sud: Corsico ha “offerto” 150.000 mq, mentre Pregnana Milanese circa 54.000.
Per non tediare con cifre e raffronti i nostri lettori, invitiamo chi fosse interessato a leggere la tabella da noi stilata (cliccare qui).

A lezione di Parco Sud

Tutte queste richieste di sottrazione di aree agricole saranno discusse e valutate nell’ambito della variante generale del Piano territoriale di coordinamento del Parco Sud. Vogliamo credere, ottimisticamente, che l’Ente gestore rigetti questa imponente mole di trasformazione di aree agricole.
Purtroppo siamo coscienti di come gran parte della classe politica che amministra il futuro del Parco Sud sia molto più attenta alle volontà degli imprenditori e ai loro interessi economici piuttosto che a svolgere un reale servizio alla comunità, servizio che prevede tra le prime istanze la salute dei cittadini, dell’ambiente e della qualità della vita soprattutto per chi ha scelto una “realtà verde” in cui vivere. Maggiore considerazione nei confronti di chi semina cemento, quindi, e meno a chi semina il grano. Ai sindaci detrattori del Parco proponiamo, quindi, un corso accelerato su “Cos’è il Parco Sud, i suoi valori e le opportunità da cogliere”. Perché salvaguardare le testimonianze della storia e della cultura di un paesaggio agrario irripetibile, anche se talvolta può contrastare con le logiche di mercato, è un compito che spetta soprattutto a loro. E non solo alle associazioni, comitati e cittadini!

 

Oltre 5 milioni di aree agricole tolte al parco

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