Cerba, sacrificio del Parco Sud.
Per la sanità o la speculazione?

Proprio in questi giorni in cui ad Istanbul  esplode la protesta per la difesa di un parco urbano, a Milano si discute su un’area agricola di 620mila mq nel Parco Sud dove si vuole insediare il Cerba (Centro Europeo di Ricerca Biomedica).
Certo, la similitudini sono deboli, ma la generale indifferenza che circonda questo progetto fa forse ritenere che in pochi sinora abbiano riflettuto se ci si trovi di fronte a un caso di sanità o di speculazione.

Cerba, un sacrificio del Parco Sud.
Per la sanità o la speculazione?

Proprio in questi giorni in cui ad Istanbul  esplode la protesta per la difesa di un parco urbano, a Milano si discute su un’area agricola di 620mila mq nel Parco Sud dove si vuole insediare il Cerba (Centro Europeo di Ricerca Biomedica).
Certo, la similitudini sono deboli, ma la generale indifferenza che circonda questo progetto fa forse ritenere che in pochi sinora abbiano riflettuto se ci si trovi di fronte a un caso di sanità o di speculazione.

Quanta e quale sanità in Lombardia

E’ banale affermare che la sanità sia una funzione prioritaria ed essenziale per la qualità della vita dei cittadini. Stride però che la sanità pubblica stia vivendo da oltre un decennio una parabola discendente, con il taglio dei posti (dimezzati dal 1997 al 2007 secondo la Corte dei Conti) utilizzato per ridurre costi e inefficienze, mentre la sanità privata nello stesso periodo è raddoppiata. La distorsione è ancora più evidente se si considera che la gran parte dei reparti delle strutture private è utilizzata da pazienti di altre regioni, che devono affrontare lunghi viaggi e costi elevati per far valere il loro diritto alla salute: tra le regioni con saldo positivo Lombardia, Emilia Romagna e Toscana attirano più del 50% dei ricoveri da regioni non limitrofe (dati da Libro verde sulla Spesa pubblica).
Sull’ingiustizia, e anche sull’inefficienza, di questo stato di cose varrebbe la pena di riflettere.
E’ altresì comprensibile che se a Milano e in Lombardia risiedono delle eccellenze sanitarie, è giusto valorizzarle e implementarle. Ma perché nel Parco Sud? Le scelte urbanistiche, infatti, non sono indipendenti dalla vicenda fallimentare del gruppo Ligresti sui cui terreni sorgerebbe il Cerba: unitamente alla pressione delle banche creditrici, diventano una sovrastruttura vincolante al progetto di questo centro scientifico di natura privata.

Le logiche della finanza e della speculazione

Il progetto Cerba si palesa nei primi anni del 2000 come una nuova “creatura” di Umberto Veronesi, una fondazione per realizzare una Città della Scienza e della Salute per operare una medicina di eccellenza. Contestualmente Salvatore Ligresti mette a disposizione (ma non cede la proprietà) propri terreni agricoli a ridosso di via Ripamonti.
Non si tratta di filantropia. Il costruttore deve mettere a frutto investimenti che non decollano: basta vedere i palazzi uffici vuoti a pochi metri dall’area. Un centro sanitario è anche una sorta di passe-partout per sbloccare terreni inedificabili, anche perché il progetto è contornato da centro commerciale e aree residenziali. che mai l’Ente Parco Sud avrebbe accettato. Il business per Ligresti è stato quantificato nella moltiplicazione del valore dei terreni da 3 a 250 € a metro quadro.

Il fallimento di Ligresti, il ruolo delle banche e del comune di Milano

La crisi economica fa saltare il bengodi di costruttori che cementificano facendosi prestare i soldi dalle banche. Ligresti lascia debiti per 330 milioni ed il cerino Cerba passa alle “improvvide” banche (Unicredit in testa) che hanno finanziato per anni il costruttore. Ora gli istituti di credito spingono per la realizzazione del Cerba e cercano quindi di tenere in vita il progetto del nuovo ospedale, con tanto di centro commerciale e abitazioni, perché si attendono con ciò di allargare gli introiti, considerato che probabilmente la sola sanità non permette di rientrare dei costi. Aggiungiamo che quella della salute è la seconda industria italiana, dopo quella immobiliare e crea 156 miliardi di euro l’anno di valore aggiunto, per ogni 10 euro investiti la sanità riesce a generarne 7 di indotto (Corte dei Conti, indagine 1997-2007).
Nel marzo scorso, di fronte allo stallo dei proponenti, il comune di Milano li ha diffidati a chiarire le intenzioni entro il prossimo 28 giugno. Altrimenti salta la convenzione. E la vicesindaca Ada Lucia De Cesaris è stata chiara: semaforo verde per il progetto sanitario, ma niente speculazione commerciale ed edilizia residenziale annessa.
Per concludere: il progetto Cerba, che ha delle validità intrinseche incontrovertibili, è andato ad atterrare in un angolo di Parco Sud ricco di terreni agricoli e lontano da ogni infrastruttura decente (di metropolitane neanche a parlarne).
Possibile che chi ci amministra non trovi un straccio di area più consona, magari anche in Regioni che abbiamo maggiore bisogno di efficienza sanitaria, allontanando questo progetto da logiche finanziarie e affaristiche soffocanti, che andrebbero a distruggere 620mila mq di aree agricole?

 

Cerba, è solo salute o più business?

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