Dopo Maroni, anche Podestà
batte cassa
per le autostrade lombarde

Il primo è stato Maroni. Dalla Regione Lombardia il nuovo Celeste, lo scorso 31 luglio sbraitava contro il Governo per ottenere i soldi a favore di Tem, Brebemi e Pedemontana. E oggi, 22 agosto, gli si affianca il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. Anche lui batte cassa e scrive a Letta, più a vari ministri, per avere 560 milioni pro Pedemontana

Dopo Maroni, anche Podestà
batte cassa
per le autostrade lombarde

Il primo è stato Maroni. Dalla Regione Lombardia il nuovo Celeste, lo scorso 31 luglio sbraitava contro il Governo per ottenere i soldi a favore di Tem, Brebemi e Pedemontana. E oggi, 22 agosto, gli si affianca il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. Anche lui batte cassa e scrive a Letta, più a vari ministri, per avere 560 milioni pro Pedemontana: essendo questa una controllata di Serravalle, società autostradale di cui Palazzo Isimbardi è azionista con il 53%, Pedemontana rappresenta una zavorra per la nuova asta che Podestà intende lanciare per la vendita di Serravalle, dopo che le prime due sono andate deserte. Una messa in liquidazione -siamo o non siamo in periodo di saldi?- per salvare le dissestate finanze della Provincia.

Opere insostenibili

Ancora una volta ribadiamo che si tratta di opere insostenibili sotto ogni punto di vista, che in Lombardia comporteranno investimenti superiori ai 10 miliardi di euro solo per Pedemontana, BreBeMi, Tangenziale Est-Esterna di Milano (Tem), Cremona-Mantova e Broni-Mortara. Risorse che potrebbero essere spese in opere ben più utili, quali le metropolitane, previste, ma non realizzate.
Le grandi opere autostradali in Lombardia distruggeranno 55 milioni di metri quadri di terreni agricoli (dati Coldiretti), aumentando l’inquinamento e la cementificazione in un territorio già fortemente infrastrutturato. Tanto che, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, ogni anno nella sola pianura Padana muoiono circa 7.000 persone a causa dell’inquinamento.
Nonostante ciò la Regione Lombardia continua a investire in autostrade confermando la propria arretratezza nel trasporto pubblico su ferro e la propria indifferenza rispetto a milioni di pendolari. Il risultato è un continuo aumento delle emissioni di Co2, in spregio agli accordi di Kyoto e in controtendenza con quanto sta avvenendo in altre regioni europee e il concomitante aumento dell’inquinamento atmosferico. Per inciso, il nostro Paese avrebbe dovuto ridurre l’inquinamento del 6,5%, mentre le ha aumentate del 9,9% (Legambiente Lombardia, Le nuove autostrade lombarde non portano a Kyoto, dossier 2009). Un dato derivante anche dal fatto che già nel 2011, l’Italia era ormai sopra le 60 auto ogni 100 abitanti, rispetto alle 49 della Germania e alle 47 della media dell’Unione europea.

Mobilità anni ’60

La Lombardia spicca invece per l’arretratezza delle sue politiche sulla mobilità e, anziché seguire l’esempio di regioni avanzate come l’Ile de France, la Ruhr, la Greater London o la regione di Madrid, che hanno investito nel trasporto su ferro, persegue la mobilità su gomma. Mentre, negli ultimi 10 anni, l’Inghilterra ha incrementato del 74% il trasporto su ferrovia, l’Olanda del 72% e la Francia progetta un aumento di 2.000 km di ferrovia entro il 2010.
Ma la Lombardia continua a rincorrere il modello degli anni ’60: lo stesso modello che sta portando a un consumo dissennato del territorio, cementificazioni selvagge e impoverimento di risorse naturali primarie.

 
Confronto infrastrutture Italia Europa

Mancato rispetto degli accordi

La realizzazione di tutte le infrastrutture passa per i vari accordi di programma, mediamente non rispettati. Per esempio, l’accordo di programma che ha prodotto il parere favorevole dei sindaci alla realizzazione di Tem, prevedeva la condizione che alla realizzazione dell’opera corrispondesse un robusto rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi ferroviari e metropolitani, prevedendo tra l’altro il prolungamento di M3 a Paullo e di M2 a Vimercate.
Un altro esempio di mancato rispetto dei programmi è la linea M4 della metropolitana di Milano, quella che dovrebbe collegare il quartiere intorno a Lorenteggio con l’aeroporto di Linate: pur essendo inserita nel dossier delle opere di candidatura di Milano per Expo, per il 2015 avrà una sola fermata, da Linate a Forlanini (dove i viaggiatori potranno prendere il passante ferroviario). E chi si ricorda più della linea 6, che avrebbe dovuto attraversare Milano da Nord a Sud?

Una scelta politica da contrastare

Intanto il trasporto pubblico resta al palo. E la Lombardia, che già è in testa alla classifica per il consumo di suolo in Italia -secondo la Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia, l’entità dell’erosione del territorio agricolo è, ogni anno, di 6mila ettari- continua a puntare sul trasporto su gomma: faraoniche autostrade divoratrici di agricoltura e di paesaggio, che incrementeranno a dismisura le emissioni di C02 e di tutti gli inquinanti di cui conosciamo le conseguenze! Purtroppo, le tematiche ambientali nei programmi e nelle agende di quasi tutti i partiti sono scarse o inesistenti. O solo sulla carta. Mentre invece servirebbe una svolta da parte dei politici che porti ad abbandonare scelte devastanti sia per le casse pubbliche sia per l’ambiente.

 

Dopo Maroni, anche Podestà batte cassa per le autostrade lombarde

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