Fracking, anche il Papa è contro
E il Parco Sud è a rischio
per i suoi giacimenti di shale gas

Una cartina pubblicata dallo statunitense Drilling contractor, organo ufficiale delle compagnie internazionali di trivellazione, mette in luce le aree che in Europa sono potenziali giacimenti di shale e tight gas, ovvero gas estraibile solo con il sistema fracking: la Pianura Padana, incluso tutto il Parco Sud, è pienamente coinvolta.
Il fracking è un metodo di estrazione fortemente contrastato da molti scienziati e ambientalisti per il suo elevato impatto ambientale. Tanto che persino Papa Francesco, lo scorso 28 novembre, si è schierato con il fronte dei No fracking. Ma era il giorno in cui Berlusconi ha perso la sua incolumità di Stato. Così, la notizia è passata quasi sotto silenzio.

Fracking, anche il Papa è contro
E il Parco Sud è a rischio
per i suoi giacimenti di shale gas

Una cartina pubblicata dallo statunitense Drilling contractor, organo ufficiale delle compagnie internazionali di trivellazione, mette in luce le aree che in Europa sono potenziali giacimenti di shale e tight gas, ovvero gas estraibile solo con il sistema fracking: la Pianura Padana, incluso tutto il Parco Sud, è pienamente coinvolta.
Il fracking è un metodo di estrazione fortemente contrastato da molti scienziati e ambientalisti per il suo elevato impatto ambientale. Tanto che persino Papa Francesco, lo scorso 28 novembre, si è schierato con il fronte dei No fracking. Ma era il giorno in cui Berlusconi ha perso la sua incolumità di Stato. Così, la notizia è passata quasi sotto silenzio.

L’impatto del fracking

Un appoggio autorevole quello del Papa, che “ufficializza” la pericolosità di questa tecnica di estrazione di idrocarburi fossili: il sistema utilizza la pressione di fortissimi getti d’acqua, mista a prodotti chimici, per liberare fonti di energia (gas naturale e petrolio) imprigionate in formazioni rocciose in precedenza inaccessibili. Per portare alla luce gli idrocarburi occorre una doppia perforazione: prima in verticale, fino a 5-7 mila metri di profondità e poi in orizzontale, da due a cinque chilometri. Quindi si inietta nelle cavità della roccia acqua mista a sabbia e vari additivi chimici, ad alta pressione, fino a quando il gas si libera e risale verso la superficie insieme con una parte della miscela iniettata: un procedimento che continua a far discutere in tutto il mondo, in quanto, secondo vari esperti, può inquinare le falde acquifere, rendere sterili i terreni e creare le condizioni (attraverso le fratture della crosta terrestre) che danno origine a terremoti. Sono stati riscontrati rischi ambientali anche per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse idriche: la maggior parte dell’acqua introdotta all’interno delle fratture non può infatti essere recuperata, tanto che alcuni report indicano l’utilizzo di fluidi alternativi e consigliano misure di gestione più accurate per limitare l’impatto sulla disponibilità di acqua potabile nelle aree geografiche interessate.

L’Europa dice “si può fare purché”

La cartina del Drilling contractor -come scrive Blogeco.it- “Evidenzia sia le aree in cui viene già effettuato il fracking in Europa (verde) sia quelle che potenzialmente racchiudono giacimenti di shale gas e tight gas. Cambia il nome, cambia poco la sostanza: gas estraibile solo col fracking. Se la stima non pecca di ottimismo, nell’Italia nord orientale c’è una cuccagna. Dunque andrebbe presumibilmente a farsi benedire la debole risoluzione parlamentare per vietare il fracking sul territorio nazionale: il Governo l’ha accettata (ma non attuata) solo perché ritiene che in Italia non ci sia nulla di estraibile col fracking. In questa cornice va inquadrato ciò che accade nell’Ue. Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di sottoporre a preventiva valutazione di impatto ambientale le operazione di fracking sul territorio dell’Unione Europea (http://www.europarl.europa.eu/news/en/news-room/content/20131004IPR21541/html/Shale-gas-new-fracking-projects-must-pass-environmental-test). Significa appunto che il fracking si può fare purché prima si stabilisca che non ci sono significativi rischi di terremoti, inquinamento della falda d’acqua, migrazione degli idrocarburi nella falda stessa: insomma, tutto il codazzo di sgradevolissimi effetti collaterali potenzialmente legati al fracking”.
La proposta votata dal Parlamento Europeo prevede che la valutazione di impatto ambientale sia affidata a professionisti che non hanno interessi in comune con le compagnie petrolifere e che gli abitanti della zona interessata al potenziale fracking siano coinvolti nella procedura per decidere se permetterlo o meno. Ma è ancora tutto da negoziare. E, quando ci sono di mezzo le compagnie petrolifere, i politici si fanno spesso “distrarre” dal profumo dei soldi. A discapito dell’interesse della collettività.

Il silenzio dei media italiani sulla rivolta contro Chevron in Romania

Intanto, considerato che l’Unione europea lascia liberi i singoli Paesi di scegliere le proprie politiche energetiche (per esempio, in Francia è stato vietato il fracking), in Romania proprio da ottobre si sta svolgendo una battaglia tra la Chevron, la prima tra le 90 aziende responsabili, da sole, di due terzi delle emissioni di gas serra (http://www.theguardian.com/environment/2013/nov/20/90-companies-man-made-global-warming-emissions-climate-change) e i contadini locali, che vorrebbero continuare a coltivare la loro terra. Suggeriamo di leggere l’articolo di Maria Rita D’Orsogna, pubblicato il 7 dicembre su Il Fatto (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/romania-storia-di-resistenza-anti-fracking/804293/). Con l’aggiornamento che la Chevron prima aveva annunciato di rinunciare alle trivellazioni, solo per rimangiarsi la parola 24 ore dopo ed annunciare che useranno solo “metodi convenzionali” in “pieno rispetto dell’ambiente” per trivellare a Pungesti, in Romania. Ovviamente non ci crede nessuno.
“Perché -si domanda giustamente la D’Orsogna- non ne parla nessuno sui nostri giornali? Perché la resistenza dei rumeni non dovrebbe interessare agli italiani? Forse perché va a contraddire il quadretto fracking e trivelle = gioia e benessere per tutti? Forse perché questo non piace ai politici e ai petrolieri di casa nostra che non vogliono che si sappia che c’è gente che di fracking e buchi non ne vuole sentire?”.
Noi abbiamo deciso di parlarne. Anche perché la mappa del fracking riguarda direttamente il Parco Sud, attualmente già interessato da ricerche di idrocarburi da parte di molte compagnie petrolifere.
 

Fracking, anche il Papa è contro. E il Parco Sud è a rischio per i giacimenti di shale gas

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