Storia, arte, cultura, agricoltura
Cascina Sant’Ambrogio concessa
dal Comune a CasciNet
diventerà un luogo aperto a tutti

Paola Villa, presidente dell’associazione art.9 (il riferimento è all’articolo 9 della nostra Costituzione, cioè: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione) ne aveva già da quasi due anni “scoperto” lo straordinario valore: tracce di un affresco del Trecento nell’abside -un’inedita Incoronazione della Vergine tra angeli e santi- e un’epigrafe di età romana. Il tutto racchiuso nella cascina Sant’Ambrogio alla Cavriana (zona Lambrate), in un complesso di grande interesse storico e archeologico, la cui origine ecclesiale, risalente alle monache del monastero benedettino di Santa Radegonda fuggite alle devastazioni del Barbarossa nel 1162, fu testimoniata anche da Carlo Borromeo durante le visite pastorali del 1566. Noi, che siamo anche all’interno dell’associazione art.9, avevamo visto brillare di entusiasmo gli occhi di Paola, storica dell’arte, al momento delle “scoperte”. E il percorso per la valorizzazione di questo luogo storico è stato poi “spinto” anche dalla sua instancabile tenacia, unitamente agli altri appartenenti all’associazione CasciNet, che riunisce persone con competenze diversificate (laureati in agraria, scienze alimentari, economia per la cooperazione e lo sviluppo, architettura, operatori dello spettacolo e dell’arte) e a cui il Comune, con una delibera di Giunta approvata lo scorso venerdì 4 luglio, ha concesso, in uso gratuito per tre anni, la cascina Sant’Ambrogio, nel parco Agricolo Sud.

Storia, arte, cultura, agricoltura
Cascina Sant’Ambrogio concessa
dal Comune a CasciNet
diventerà un luogo aperto a tutti

Paola Villa, presidente dell’associazione art.9 (il riferimento è all’articolo 9 della nostra Costituzione, cioè: la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione) ne aveva già da quasi due anni “scoperto” lo straordinario valore: tracce di un affresco del Trecento nell’abside -un’inedita Incoronazione della Vergine tra angeli e santi- e un’epigrafe di età romana. Il tutto racchiuso nella cascina Sant’Ambrogio alla Cavriana (zona Lambrate), in un complesso di grande interesse storico e archeologico, la cui origine ecclesiale, risalente alle monache del monastero benedettino di Santa Radegonda fuggite alle devastazioni del Barbarossa nel 1162, fu testimoniata anche da Carlo Borromeo durante le visite pastorali del 1566. Noi, che siamo anche all’interno dell’associazione art.9, avevamo visto brillare di entusiasmo gli occhi di Paola, storica dell’arte, al momento delle “scoperte”. E il percorso per la valorizzazione di questo luogo storico è stato poi “spinto” anche dalla sua instancabile tenacia, unitamente agli altri appartenenti all’associazione CasciNet, che riunisce persone con competenze diversificate (laureati in agraria, scienze alimentari, economia per la cooperazione e lo sviluppo, architettura, operatori dello spettacolo e dell’arte) e a cui il Comune, con una delibera di Giunta approvata lo scorso venerdì 4 luglio, ha concesso, in uso gratuito per tre anni, la cascina Sant’Ambrogio, nel parco Agricolo Sud.

Un triennio di “grandi lavori di valorizzazione”

L’associazione CasciNet è stata fondata dalla famiglia affittuaria dell’edificio fin dal 1911, con il coinvolgimento di un’ampia rete di cittadini e di soggetti no profit. L’associazione si farà parte attiva, senza oneri per l’Amministrazione comunale, per realizzare interventi di recupero, salvaguardia e valorizzazione della cascina per finalità socio culturali e di fruizione pubblica, anche in vista di Expo. Un percorso che dovrà essere concordato dalle Soprintendenze e svolto in coerenza con l’ambito del parco Agricolo Sud, in sinergia con le altre realtà agricole della zona e del Dam-Distretto agricolo milanese.
CasciNet vuole inoltre dedicarsi all’organizzazione di attività aperte alla città, dove i valori della storia e della tradizione si legano ai temi della sostenibilità ambientale, della socialità, dell’innovazione: dagli orti condivisi alla creazione di un’azienda agricola partecipata sul modello della “fattoria didattica”, dai laboratori per bambini e studenti agli spettacoli all’aperto e alle feste agricole stagionali, dall’offerta di spazi per creativi e makers ai servizi di “camping artistico” e di street food. E ancora: dall’ospitalità e dal sostegno a gruppi di scout e a giovani con autismo o sindrome di Asperger alle attività educative per minori stranieri non accompagnati. Saranno realizzate opere di abbattimento delle barriere architettoniche.
È prevista anche la presentazione di un progetto restauro dei dipinti murali e dell’epigrafe tardo antica in pietra da sottoporre alle Soprintendenze. Dopo le recenti scoperte, in primis l’antica facciata della chiesa romanica successivamente inglobata dalla struttura cascinale, l’associazione potrà eseguire ulteriori approfondimenti di ricerca storica e archeologica.
“Un provvedimento importante del Comune per la tutela e il recupero di una cascina unica nella nostra città, un piccolo ‘gioiello’ di storia, arte, cultura e natura che merita di essere visto e vissuto da un numero sempre maggiore di milanesi e turisti, anche in vista di Expo. Un altro tassello nel percorso di valorizzazione delle realtà agricole dell’area metropolitana, fondato sul principio dell’aggiungere e non sottrarre metri quadrati preziosi di suolo all’agricoltura”, ha detto la vicesindaco e assessore all’Urbanistica con delega all’Agricoltura Ada Lucia De Cesaris.

Un po’ di storia del luogo

La via Cavriana è una stradina di campagna stretta e irregolare che da viale Forlanini termina in via Tucidide, sotto al cavalcavia Buccari. Essa prende il nome dall’antico borgo agricolo di Cavriano che si sviluppava lungo l’antica strada che portava da Monlué a Lambrate.
Ripreso da sito http://www.z3xmi.it, riportiamo la descrizione che ne fa Franco Sala.
Le prime tracce di un insediamento agricolo in nell’area di Cavriano risalgono al 1014 anche se lo sviluppo più consistente si ebbe probabilmente nel secolo successivo, con la fuoriuscita di molti milanesi dalla città dopo l’arrivo del Barbarossa, che trovarono rifugio qui, all’Ortica e nella vicina Lambrate. Raggiunto l’apice della prosperità nel corso della prima metà del Settecento, il borgo iniziò un lento inesorabile declino, che proseguì per tutto il secolo successivo, quando la Ferrovia Ferdinandea -così chiamata in onore dell’Imperatore d’Austria Ferdinando I- la separò fisicamente dall’Ortica, dando inizio ad un lungo periodo d’isolamento che, in part, continua tutt’ora.
La testimonianza più evidente del periodo medioevale è data dal monastero cascina di S. Ambrogio o Ambrogino. Essa sorse dall’accorpamento dei resti di una piccola chiesa romanica tardo trecentesca, dedicata appunto al santo da cui ha poi preso il nome la cascina. Facente parte della Pieve di Segrate, era di proprietà delle monache di Santa Radegonda, che probabilmente qui vi avevano retto anche un piccolo complesso monastico. Risale alla seconda metà dell’Ottocento la demolizione di queste strutture, delle quali sopravvive esclusivamente l’abside . Quest’ultima non è percepibile dalla strada. Per accedervi occorre entrare nella cascina omonima in corrispondenza del Gasometro.
La struttura rurale più consistente della via è quella della cascina Cavriana che si presenta come un insieme di più corti aggregate, attraversate dalla strada omonima. L’edificio principale è la villa padronale che contiene alcune caratteristiche di notevole interesse storico e artistico. Un portico del 1600 a tre arcate sopra le quali è tuttora presente il simbolo di una Colomba che reca un ramoscello d’ulivo, stemma dell’Ospedale Maggiore di Milano, cui la cascina è appartenuta per secoli, fino agli anni settanta.
La cascina vanta inoltre un abbeveratoio e un fienile molto interessanti, conservando la loro struttura originaria, e una loggia cinquecentesca, nascosta nel fondo della corte, rimasta intatta nel tempo. Le abitazioni dei salariati, i rustici e la stalla con sovrastante fienile chiudono il complesso.
Oggi la Cascina, ancora in funzione, è di proprietà del Comune di Milano e rimane ancora gestita dalla famiglia Colombo. Il fatto che agli orfani dell’Ospedale Maggiore di Milano venisse dato quasi sempre il cognome di “Colombo” può suggerire un verosimile collegamento.
L’area per importanza storica e valore ambientale (sarebbe un perfetto corridoio ecologico di collegamento tra Parco Forlanini e Parco Lambro) andrebbe valorizzata quanto merita.

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