Villa Caimi-Finoli a Quarto Oggiaro,  
il Comune lancia un bando
per renderla un luogo vivo e aperto

Cultura, piccole attività artigianali e commerciali, ma anche spazi per giovani e studenti: sono queste le linee guida per il recupero di Villa Caimi Finoli, in disuso dal 1986, definite nella delibera approvata il 21 dicembre 2013 dalla Giunta. Ora l’amministrazione milanese, che ha la proprietà della Villa da quasi 20 anni, dà seguito al percorso intrapreso e lancia un bando per il recupero e il riutilizzo di questo luogo storico, da troppo tempo abbandonato: si tratta di un territorio di circa 4.500 mq, su cui sorgeva, prima dei crolli, il fabbricato esteso su circa 1.500 mq. La struttura è vincolata dal Ministero dei Beni ambientali e culturali. Possono partecipare al bando soggetti singoli (cittadini, imprese individuali, società commerciali o cooperative, associazioni, fondazioni), consorzi e raggruppamenti di imprese anche temporanei.

Villa Caimi-Finoli a Quarto Oggiaro,  
il Comune lancia un bando
per renderla un luogo vivo e aperto

Cultura, piccole attività artigianali e commerciali, ma anche spazi per giovani e studenti: sono queste le linee guida per il recupero di Villa Caimi Finoli, in disuso dal 1986, definite nella delibera approvata il 21 dicembre 2013 dalla Giunta. Ora l’amministrazione milanese, che ha la proprietà della Villa da quasi 20 anni, dà seguito al percorso intrapreso e lancia un bando per il recupero e il riutilizzo di questo luogo storico, da troppo tempo abbandonato: si tratta di un territorio di circa 4.500 mq, su cui sorgeva, prima dei crolli, il fabbricato esteso su circa 1.500 mq. La struttura è vincolata dal Ministero dei Beni ambientali e culturali. Possono partecipare al bando soggetti singoli (cittadini, imprese individuali, società commerciali o cooperative, associazioni, fondazioni), consorzi e raggruppamenti di imprese anche temporanei. “Aggiungiamo un nuovo tassello per riqualificare questa antica villa e renderla un luogo vivo -ha dichiarato la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris-. La storia di Villa Caimi deve continuare: per questo abbiamo individuato una quota di investimento di 1 milione e 700 mila euro che, insieme a contributi privati, potrà consentire il recupero di questo bene”.
Le domande dovranno essere presentate entro le ore 12 del 31 ottobre 2014 al Comune di Milano, Direzione centrale Sviluppo del Territorio, via Pirelli 39, Ufficio Protocollo.  Il concessionario provvederà al restauro e al risanamento conservativo di Villa Caimi-Finoli, in modo da garantirne il recupero edilizio e funzionale, prevedendo anche un possibile utilizzo dell’edificio da parte della zona e delle associazioni del territorio (il bando).

Un po’ di storia del luogo

Villa Caimi, al numero 42 di via Aldini, comprendeva, oltre alla casa padronale, una cascina con corte e parco; al cortile si accedeva per un viale alberato e un arco d’ingresso (oggi quasi inghiottito dalla vegetazione) fiancheggiato dalle costruzioni destinate a stalle e fienili. 
Alla fine degli anni ’80 la villa fu ceduta al Comune: in cambio la proprietà -dagli anni ’20 apparteneva ai Finoli- ottenne il permesso di costruire, nelle immediate vicinanze, un grande complesso residenziale. Il consiglio di zona (allora n. 20) cercò di opporsi alla colata di cemento, che sottraeva al quartiere una bella fetta di verde e alcune antiche cascine, ma fu inutile. I Finoli vendettero quindi il complesso alla società Parco del Vivaio, che si riuscì a inserirsi nel cosiddetto “piano integrativo” (legge Verga, 1986) e a lottizzare l’area. La convenzione firmata con l’Amministrazione prevedeva la costruzione di 30 mila metri cubi di abitazioni e 150 box, e la cessione al Comune della Villa Caimi e parte del terreno, 7.800 metri quadri in tutto, da destinare a uso pubblico. La cascina fu distrutta e sorsero i nuovi edifici. All’epoca il Comune promise che con i soldi degli oneri di urbanizzazione avrebbe ristrutturato la Villa. Invece tutto andò in rovina.


I tanti ospiti del ‘900

Il complesso di Villa Caimi Negli anni ’30, la villa ospitò un orfanotrofio femminile, affidato alle Suore del Preziosissimo Sangue. Durante la seconda guerra mondiale la villa accolse molti cittadini sfollati. Nel 1948 gli ex onorevoli Giuseppe Lazzati e Giuseppe Dossetti ne fecero una sorta di eremo per il loro gruppo di laici consacrati, i Milites Christi, di cui faceva parte anche il fratello dei proprietari della villa, Guido Finoli. Dopo il ritiro di Dossetti dalla politica, nel 1956 la villa divenne un pensionato Acli per i lavoratori che venivano da fuori Milano; anche l’Opera Bonomelli, che la gestì in seguito, la utilizzò per ospitare circa 150 italiani immigrati dal Veneto e dal Sud Italia. Nel 1963 il pensionato fu chiuso, e da quel momento iniziò il degrado della villa.

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