Segrate, compaiono le ruspe
nell’aree della mega lottizzazione
bloccata dal Tar Lombardia

È passato un mese dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) che riduce l’intero piano di governo (Pgt) del territorio di Segrate a carta straccia. Il tutto grazie alla perseveranza e al forte investimento economico di cittadini e ambientalisti, che per anni si sono fattivamente attivati a difesa dei loro ultimi territori agricoli.
Ma, nonostante la chiara sentenza del Tar Lombardia, le ruspe sono entrate in azione per realizzare la viabilità di raccordo delle lottizzazioni volute dall’amministrazione comunale: è con grande sorpresa e sconcerto che i segratesi si sono trovati di fronte al nuovo cantiere spuntato dal nulla e piazzato proprio in mezzo a quei campi da loro strenuamente difesi. I legali delle associazioni sono stati immediatamente attivati per inviare una diffida al comune affinché venga sospeso il cantiere, autorizzato con un titolo emesso dal comune lo scorso mese di febbraio, poche settimane prima della storica sentenza.
“Troviamo inaccettabile la spregiudicatezza di una amministrazione che, soccombente in una chiara sentenza del Tar, mira evidentemente a porre tutti di fronte al fatto compiuto – dichiarano…

Segrate, compaiono le ruspe
nell’aree della mega lottizzazione
bloccata dal Tar Lombardia

È passato un mese dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) che riduce l’intero piano di governo (Pgt) del territorio di Segrate a carta straccia. Il tutto grazie alla perseveranza e al forte investimento economico di cittadini e ambientalisti, che per anni si sono fattivamente attivati a difesa dei loro ultimi territori agricoli.
Ma, nonostante la chiara sentenza del Tar Lombardia, le ruspe sono entrate in azione per realizzare la viabilità di raccordo delle lottizzazioni volute dall’amministrazione comunale: è con grande sorpresa e sconcerto che i segratesi si sono trovati di fronte al nuovo cantiere spuntato dal nulla e piazzato proprio in mezzo a quei campi da loro strenuamente difesi. I legali delle associazioni sono stati immediatamente attivati per inviare una diffida al comune affinché venga sospeso il cantiere, autorizzato con un titolo emesso dal comune lo scorso mese di febbraio, poche settimane prima della storica sentenza.
“Troviamo inaccettabile la spregiudicatezza di una amministrazione che, soccombente in una chiara sentenza del Tar, mira evidentemente a porre tutti di fronte al fatto compiuto – dichiarano Damiano Di Simine e Paola Brambilla, responsabili regionali delle associazioni Legambiente e WWF – in attesa del giudizio d’appello invocato dal comune, il piano urbanistico di Segrate è illegale, pertanto anche i cantieri e i titoli abilitativi rilasciati devono essere sospesi nella loro efficacia, per prevenire ogni danno ambientale evitabile, oltre che per non esporre le imprese e la pubblica amministrazione ad aggravi di oneri ed esose istanze risarcitorie. Nel giudizio d’appello non mancheremo di far rilevare l’atteggiamento irresponsabile e arbitrario con cui il comune ha ritenuto di soprassedere ai gravissimi vizi di legittimità riscontrati dal tribunale amministrativo della Lombardia”.

Il Pgt di Segrate avrebbe cementificato gli ultimi 150 ettari di suolo agricolo”


La sentenza lo dice a lettere chiare e forti: l’amministrazione comunale di Segrate e i tecnici che hanno elaborato il Pgt hanno fatto carte false per portare a termine la più grande operazione immobiliare della Lombardia, che avrebbe riversato sulle ultime aree agricole e verdi del comune dell’hinterland milanese una ‘Milano 4’ di residenze di pregio e nuove infrastrutture. Nessuna concessione dunque al cemento facile che avrebbe dovuto letteralmente ‘ingolfare’ gli ultimi campi segratesi.
 Segrate è un comune della prima cintura milanese letteralmente ‘esploso’, decuplicando la propria popolazione, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, anche in virtù di enormi operazioni immobiliari, come San Felice e Milano 2, che ne hanno completamente stravolto la fisionomia agricola. Oggi infatti oltre il 75% del territorio di Segrate è urbanizzato, un dato in continua crescita sebbene la popolazione si sia ormai assestata da oltre un trentennio a circa 34.000 unità. 
Non paga di questi numeri, l’amministrazione comunale nel 2012 ha portato a compimento il proprio Piano di Governo del Territorio, con nuove previsioni volte a saturare completamente le poche superfici agricole superstiti, attraverso ben 4 ambiti di trasformazione per un totale di 150 ettari (la più grande, il Golfo Agricolo, alle spalle di Milano 2, estesa per quasi 100 ettari su terreni in gran parte di proprietà dell’immobiliare Segrate 2000 il cui amministratore unico è Alessandro Cantoni), e ad aumentare la popolazione del 50%, dato denunciato nelle osservazioni a suo tempo depositate da Legambiente Lombardia, e giustamente rilevato e stigmatizzato dal giudice amministrativo nel dispositivo della sentenza. 
Il giudice amministrativo, in particolare, ha convalidato le tesi dei ricorrenti (cittadini segratesi e associazioni ambientaliste), circa l’aleatorietà dei dati con cui gli estensori del piano urbanistico ne avevano certificato la conformità al piano territoriale provinciale, nonostante gli ambiti di trasformazione previsti avrebbero provocato una urbanizzazione superiore di 13,5 volte (!) rispetto ai limiti imposti dalla Provincia nel suo Piano Territoriale. 
A gioire, anche a nome dei cittadini segratesi che a decine avevano sottoscritto e sostenuto le spese di ricorso, è Legambiente (rappresentata in giudizio dall’avv. Veronica Dini) “Si tratta di una sentenza storica, che consolida un chiaro orientamento giurisprudenziale con cui ora, e definitivamente, si stabilisce che il suolo è un bene comune e che i cittadini e le associazioni che li rappresentano hanno pieno titolo ad opporsi a ingiustificate trasformazioni che ne comportino la distruzione” dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia. “Abbiamo lavorato anni per arrivare a questo risultato, un lavoro fatto di conflitti e battaglie politiche e culturali, ma ora questa sentenza costringe la politica a fare il suo lavoro, cioè a produrre norme e regole chiare sulla tutela del suolo, che in Italia continuano a mancare, per evitare che i cittadini siano lasciati soli nell’azione di contrasto di speculazioni e soprusi a danno del paesaggio”. 
Quello che serve è ora la rapida approvazione di una legge nazionale che stabilisca principi e regole chiare e certe, che valgano per gli amministratori pubblici come per gli operatori. “Non possiamo fare a meno di rilevare che, senza questa sentenza, la legge regionale che la Lombardia si è data per regolamentare il consumo di suolo sarebbe stata del tutto impotente nei confronti della cementificazione di Segrate – rileva Di Simine – addirittura, secondo le definizioni della legge regionale lombarda, quei centocinquanta ettari agricoli sacrificati all’urbanizzazione non sarebbero nemmeno stati classificati come consumo di suolo. Per questo urge una azione legislativa che faccia ordine e chiarezza, anche sulle definizioni di suolo, quindi sull’oggetto della tutela”
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Per chi potesse contribuire alle spese legali affrontate dai cittadini

Golfo Agricolo Segrate
c/c Webank intestato a Stefania Barontini, causale “Ricorso TAR”, IBAN  IT85Y0558401795000000003166

 

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