Abbiategrasso: un mare di capannoni commerciali
sommergerà l’ex convento dell’Annunziata
il NO di Legambiente e dei cittadini

28 ottobre 2019. Abbiategrasso non rientra nel Parco Agricolo Sud Milano, ma ha un ruolo fondamentale per tutto il sud-ovest milanese. Non a caso, le tante manifestazioni che da decenni si susseguono contro la superstrada Vigevano-Malpensa sono sempre terminate ad Abbiategrasso perché, nel bene e nel male, è questa cittadina il fulcro dello sviluppo urbanistico-economico di una vasta area tra il Ticino e Milano.
In questi giorni, un volantino del circolo Legambiente Terre dei Parchi evidenzia in maniera chiara e argomentata l’impatto e le ragioni dei no a un progetto che andrà a circondare e sommergere una chiesa, l’ex convento dell’Annunziata, che sorge alla periferia della cittadina.

Le buoni ragioni del no

“Un enorme colata di cemento sta per essere versata sul territorio di Abbiategrasso”: l’attacco del volantino non è certo esagerato. Quello che si andrà a costruire sono oltre 20 capannoni commerciali in un’area vasta come il centro storico, circondando e affogando l’Annunciata e, più in generale, impoverendo e degradando le periferie cittadine, già interessate da numerose aree dismesse come l’adiacente ex Siltal. Gli ambientalisti parlano di “un sacrificio di territorio pregiato, un sacrificio di suolo prezioso, un sacrificio di storia secolare”.
Si potrebbe obiettare che lo si fa in nome del progresso e dello sviluppo, ma non è così: questi nuovi progetti commerciali fagocitano e distruggono la struttura del commercio esistente e, anche in questo territorio, non è infrequente vedere la chiusura di negozi e supermarket, anche a pochi anni o mesi dalla loro apertura. Lo stesso vale per l’occupazione: nessuno studio ha mai messo in rilievo i posti che si perdono con l’apertura di queste nuove realtà commerciali. E’ quindi ragionevole aspettarsi che i nuovi posti di lavoro saranno inferiori a quelli persi nei piccoli negozi cittadini, con lo svantaggio ulteriore che si incentiverà ancor di più l’uso delle automobili, con conseguente maggiori traffico e inquinamento.
Se le precedenti Amministrazioni comunali avevano provato, senza troppa convinzione, a diminuire le volumetrie previste in quest’area, l’attuale sindaco di centro-destra Cesare Nai non ha fatto una piega rispetto alle richieste dei costruttori. Il contrasto al consumo di suolo dovrebbe essere un dovere per tutte le amministrazioni di qualsivoglia colore politico. Come pure la tutela dei beni culturali.

Cosa si va a snaturare

Eretto dal duca Galeazzo Maria Sforza, il complesso fu affidato all’Ordine dei Frati Minori di S. Francesco. Il convento fu iniziato nel 1469 e terminato nel 1472, mentre la consacrazione della chiesa a S. Maria Annunziata avvenne nel 1477.
La chiesa si presenta molto semplice e lineare all’esterno: lo scrigno di bellezza si cela all’interno, sotto forma di un ciclo di affreschi in stile leonardesco con le storie di Maria, realizzato nel 1519 da Nicola Mangone da Caravaggio, detto il Moietta. Il chiostro è stato interamente recuperato nell’aspetto originale e presenta decorazioni di epoche diverse. L’ex refettorio presenta due significativi affreschi anonimi: una pregevole Ultima Cena dell’inizio del ‘600 e il ciclo tripartito sul tema della Resurrezione, della fine del ‘400. Salendo al primo piano del complesso in corrispondenza del dormitorio, sono ancora visibili le strutture delle antiche cellette dei frati.
Dalla soppressione del convento, avvenuta nei primi dell’Ottocento, la struttura fu prima trasformata in un ospedale e poi frazionata e venduta a privati, con un crescente degrado. Venti anni fa l’Amministrazione comunale ha acquisito tutto l’edificio e ne ha effettuato un completo restauro. Attualmente il complesso è utilizzato per eventi culturali, quali conferenze, corsi, mostre, spettacoli teatrali e concerti.
Si può davvero sotterrare la bellezza e la storia e far spazio ai soliti centri commerciali e capannoni? Pare proprio di sì! Con grande spregio da parte di questa giunta nei confronti dell’arte e della intelligenza amministrativa.

Come uccidere la storia e la bellezza di Abbiategrasso

Un pensiero su “Come uccidere la storia e la bellezza di Abbiategrasso

  • 29 Ottobre 2019 alle 20:13
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    Vorrei segnalare che nei dintorni di Abbiategrasso, diverse aree come la sede della storica Mivar televisioni, area industriale adiacente il Naviglio di Bereguardo e la pedociclabile, il fallito centro commerciale Vivo scatola vuota di cemento, sono aree dismesse ,inoltre tra la Via Scaroni, Via Umberto Saba, si vedono parecchie aree racchiuse da reti arancio, quartiere Ertos, rotatoria Via Ada Negri /Statale 526 per Pavia aree tra l’altro piene di discariche. Un progetto di un Parco Commerciale, su un area verde consumabile di 37 mila metri quadri poi con meno partite IVA rispetto a tutti i negozi della città di Abbiategrasso,Comune del Parco Naturale Lombardo delle Valle Ticino con il complesso quattrocentesco dell’Annunciata avrebbe un impatto negativo anche sull’attrattiva turistica del paesaggio abbiatense.

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