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Gudo Visconti

 

 

 

Comune dell’ovest milanese, conta 1.667 abitanti (dato del dicembre 2015) distribuiti su una superficie territoriale che si aggira intorno ai 5,98 kmq. Di questi, 5,42 kmq rientrano nel perimetro del Parco Agricolo Sud Milano.
L’amministrazione comunale è retta da una giunta che ha nella lista civica 5 punti per Gudo la forza politica di maggioranza, con Omar Cirulli nel ruolo di sindaco (in carica dal maggio 2014).

 

Da vedere

 

Castello
La struttura sembra risalire al XIV - XV secolo. Come documentato da una mappa catastale del Cinquecento, si trattava di un edificio fortificato, con impianto quadrangolare caratterizzato da quattro torrioni agli angoli e da un fossato di cinta esterno alle mura, ricalcando così la struttura delle più note fortificazioni viscontee, numerose nella zona a Sud di Milano.
Verso la metà del Seicento, l’intera area venne acquisita dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, che adibì il castello a residenza del proprio rappresentante legale sul territorio.
All’inizio dell’Ottocento, il Castello venne venduto, insieme ad altri possedimenti, a Gottardo Calvi. In quell'occasione vengono redatte interessanti descrizioni degli ambienti. Da quella datata 24-3-1809, allegata all’atto di vendita risulta comunque difficile un confronto con lo stato attuale, viste le numerose successive modifiche e demolizioni.
Particolarmente curiosa è la vicenda del corpo di fabbrica situato al centro del complesso: da immagini fotografiche precedenti al 1970, appare come un edificio di pianta rettangolare, con eleganti finestre archiacute dalle decorazioni in cotto e camini sporgenti, che ad alcuni studiosi hanno richiamato alla memoria la Bicocca degli Arcimboldi. Si tratta probabilmente di una delle parti originarie del castello, evidentemente demolita nel corso dei più recenti interventi di ristrutturazione. Sembrerebbe che, nel corso di queste opere, si sia preferito evitare la demolizione della struttura originale, optando piuttosto per una modifica dei livelli d’uso e della forma delle aperture.

 

Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta
L'intitolazione ne prova l'antica origine: il culto dei due Santi, madre e figlio martirizzati in Oriente, è già diffuso in Italia nel V secolo, di solito al seguito dei Bizantini che in molte regioni hanno avuto il controllo del territorio per tutto l'Alto Medioevo. In ogni caso, nulla resta oggi di quelle origini, ma non meno interessante è ciò che si presenta oggi ai nostri occhi: un edificio riedificato a partire dal '500, a seguito della visita di S. Carlo nel 1573.
La facciata è un elemento che certamente spicca per qualità e imponenza; se anche Pellegrino Tibaldi non ne fosse il progettista, certamente tibaldiana è la cultura che l'ha creata: il portale è assai vicino alla sua chiesa di S. Fedele a Milano, così l'impostazione generale con la terminazione triangolare (timpano) e i decori di riempimento, oltre alla sovrapposizione di strutture di sostegno (lesene). Il grande architetto che fra gli altri ha meglio interpretato le volontà del Cardinale Carlo Borromeo, ha probabilmente fornito un progetto per questa facciata che però appare più tarda, come si può notare dalla forma della finestra sopra il portale, dai decori curvi (volute), ma soprattutto dalla terminazione sopra la finestra centrale che è tipica delle realizzazioni del Richini, altro importantissimo architetto che ha lavorato anche ad Abbiategrasso nella chiesa di San Bernardino. Questi elementi decorativi si trovano, in particolare, in alcun sue opere milanesi quali il portale del Seminario, il Palazzo Durini, la facciata di Santa Maria alla Porta e molte altre.
Si può dunque ipotizzare una ripresa del disegno di cultura tibaldiana all'epoca di Federico Borromeo e completato entro il 1630, epoca alla quale si possono datare anche gli affreschi che decorano l'interno della Cappella del Battistero. Mentre infatti all'epoca di San Carlo non esisteva ancora una Cappella vera e propria, con la visita di Federico era già stata costruita: gli affreschi che si possono ammirare mostrano un Battesimo di Cristo, Santi e il Padre Eterno nella volta. Affreschi di cultura tardo cinquecentesca, chiaramente controriformista, tuttavia interessanti per qualità e perché probabilmente erano inseriti in una generale volontà di abbellire l'intero edificio che, iniziato nel '500, era a quell'epoca incompiuto: sopra l'altare maggiore un'Annunciazione coeva agli affreschi del Battistero, in parte coperta da una finta finestra, proverebbe questa ipotesi; dunque nel '600 sarebbero stati terminati i lavori di rifacimento, ma nel '700 altri interventi hanno aggiunto stucchi e decori sia all'interno che all'esterno, nell'intento di aggiornare e uniformare l'insieme. (tratto da ParcoNavigli.com).

 

Cassinetta dei Ronchi
Si tratta di una delle numerose cascine del territorio, la cui proprietà si estende su una superficie di circa 60 ettari. Oggi è una fiorente azienda agricola, improntata soprattutto alla coltivazione del riso.
Da alcuni anni, tuttavia, è stato avviato un profondo processo di revisione dell’attività, con l’implementazione di allevamenti di tipo non intensivo e la trasformazione delle carni orientata alla produzione e alla vendita diretta di salumi. Le nuove attività, con l’estensione al pubblico di lavorazioni in precedenza effettuate solamente per uso familiare e delle quali sono state mantenute le caratteristiche peculiari, hanno anche condotto alla ristrutturazione e al recupero funzionale di parte degli edifici della cascina, destinati altrimenti a essere inutilizzati. Come il macello, realizzato recuperando e ristrutturando quella che era la vecchia abitazione del casaro, figura sempre presente nelle cascine di una volta. L’edificio, posto nelle immediate vicinanze della porcilaia, ha mantenuto, evidenziandoli, i caratteri architettonici tipici delle strutture rurali della bassa milanese: coperture in coppi e travi di legno, inserti di mattoni a vista, facciate intonacate e tinteggiate del tipico giallo milano.
Nel corso di questi ultimi anni si è attuata anche una costante valorizzazione dell’ambiente naturale circostante il complesso agricolo, realizzando interventi di riqualificazione paesaggistica, tuttora in corso. Ne sono un chiaro esempio la quercieta posta sul versante nord dell’azienda o il percorso naturalistico in fase di realizzazione, che, in circa 2 km di tracciato, consente di avere una visione d’insieme degli aspetti caratteristici dell’antica campagna lombarda.
L’azienda svolge anche attività di fattoria didattica, organizzando visite guidate e laboratori formativi allo scopo di far conoscere ai più piccoli la realtà del mondo agricolo.

 

Feste

 

La ricorrenza più sentita è senza dubbio la Fiera di San Costantino. Si tratta della festa patronale e viene celebrata il primo fine settimana di settembre. Le iniziative, a cura dell’associazione locale La Viscontina e col patrocinio dell’amministrazione comunale, prevedono vari eventi: mercatini di prodotti artigianali, tornei sportivi, concerti e stand gastronomico in piazza, con possibilità di cenare assaporando i piatti tipici del territorio. A tutto questo si affiancano le tradizionali funzioni religiose e la sfilata in costumi storici per le principali vie e piazze, che rievoca momenti di storia e aspetti legati alla tradizione contadina del paese.

 

 

 

Il video del mese

Eccoci a Cusago, uno dei 61 comuni del Parco: un breve racconto per immagini che sintetizza i motivi per cui vale la pena fare una visita in questo piccolo centro a pochi passi da Milano: un territorio dal marcato carattere agricolo immerso nel verde del Parco Sud, tra campagne, fontanili e numerose cascine ancora attive, con due monumenti di grande interesse storico-artistico come il Castello Visconteo, edificio-simbolo del paese ora in attesa di recupero (il restauro del tetto è già a buon punto), e la chiesa trecentesca di Santa Maria Rossa, nella frazione di Monzoro. Il video è un’iniziativa di promozione territoriale voluto da Proloco e Amministrazione comunale di Cusago.

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