logistica Carrefour in aree agricole

L’insostenibilità della logistica in aree agricole
Carrefour progetta un centro a Lacchiarella
ma la contrarietà cresce e si organizza

13 febbraio 2018. Le voci insistenti si sono purtroppo concretizzate e adesso circolano le carte (da cui sono riprese le immagini qui pubblicate) del megaprogetto di polo logistico di Carrefour su oltre 230mila metri quadri di terreni agricoli nella frazione Villamaggiore di Lacchiarella. Con la realizzazione di due immensi capannoni alti 15,5 metri e vasti 105mila mq, l’azienda francese tra i leader del commercio vuole concentrare su quest’area tutta la gestione dei prodotti alimentari destinati ai supermercati del nord Italia, chiudendo i tre centri esistenti. Naturalmente non mancano imponenti aree di parcheggio e spazi per uffici e altri servizi.
Diciamolo subito: non siamo certo contrari alla logistica, ma questo progetto è totalmente insostenibile per il territorio. Andare a costruire su aree agricole invece di utilizzare eventualmente aree industriali/terziarie dismesse –presenti anche a qualche centinaio di metri di distanza in comune di Pieve Emanuele- è a tutti gli effetti un’operazione di speculazione, capace di portare consistenti utili ai privati e lasciando, magari alla Regione, il compito di sistemare la viabilità totalmente insufficiente, naturalmente con i soldi di noi contribuenti.
Come noi la pensano molti sindaci del sud Milano e i cittadini che si sono già organizzati in comitati per opporsi al progetto…

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Moniterr Municipio 5

Moniterr, i cittadini a tutela
del territorio del Municipio 5
scoprono il degrado e lo denunciano

10 febbraio 2019. Questa mattina, con alcune associazioni del Municipio 5 (il Circolo Zanna Bianca-Legambiente, Nuova atletica 87, Social street, Circolo Camera Sud Milano e Gratosoul) c’erano anche le Sentinelle dell’associazione Parco Sud, con l’instancabile Tony Bruson, che ha anche realizzato le foto dell’articolo. L’obiettivo è stato un sopralluogo nell’area tra via dei Missaglia e via Ripamonti. L’iniziativa, denominata Moniterr (Monitoraggio del territorio) ha condotto i partecipanti a documentare la realtà dell’area e, in particolare, il suo degrado.
Ben tre gruppi si sono mossi tra stradine e campagna per fotografare e prendere nota dei rifiuti, sporcizia e discariche del Municipio 5.
Dai rilievi, è stata redatta una mappa che verrà presto presentata alle autorità competenti.
Tra i dati più negativi vi è la scarsa qualità delle acque delle rogge, nonostante la presenza del depuratore San Rocco. Queste acque “sporche”, purtroppo, vengono poi utilizzate per irrigare i campi agricoli. Tra le mini discariche, è stata rilevata la presenza di parte di auto abbandonate da carrozzerie: tramite una GEV (guardia ecologica volontaria) è stata avviata la procedura di identificazione per arrivare ai responsabili.
Parallelamente, un altro gruppo ha piantato cartelli lungo la via Rozzano, tristemente nota per le molte discariche abusive, per facilitare la segnalazione di scarichi illegali di rifiuti.
Il coordinamento di queste associazioni ha già portato a effettuare parecchie azioni nel territorio, unendo alle attività di sopralluogo/pulizia, anche feste di quartiere e messa a dimora di alberi.
Inoltre, la scorsa settimana è stato creato un gruppo di “intervento” nel territorio, costituito da studenti dell’Istituto di Agraria a Noverasco di Opera: le loro segnalazioni, messe in mappa, saranno presentate al Municipio 5.

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Grande Parco Forlanini: ora c’è il gestore Il Parco Nord

Grande Parco Forlanini: ora c’è il gestore
Il Parco Nord al timone nel 2019
per dare concretezza alle tante idee

5 febbraio 2019. Progetti e investimenti sono importanti, ma sono poca cosa senza una gestione efficace. Perciò, a neanche tre mesi dall’accordo che ha dato il via alla realizzazione del Grande Parco Forlanini, da gennaio c’è anche il gestore, colui che dovrà mettere in pratica le idee e verificare che i progetti vengano eseguiti senza tentennamenti o ritardi.
“Brick by brick”, ovvero mattone su mattone, è stato il titolo dell’evento di venerdì scorso all’Urban Center di Milano, che ha affidato al Parco Nord il logo e –idealmente- il timone per realizzare il grande parco interurbano, 650 ettari a est della città che si snoda sino a comprendere l’Idroscalo e le aree agricole di Novegro, una frazione di Segrate. Al Parco Nord si affiancherà una cabina di regia con il Parco Agricolo Sud Milano e i tre comuni dei territori interessati (Milano, Segrate e Peschiera Borromeo).
Il parco esiste in realtà da tanti anni, ma sono tutte aree oggi ancora sconnesse e sono ancora sulla carta le tante idee dal basso…

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I Sette Veli del fiume Seveso

I Sette Veli del fiume Seveso:
uno scandalo

Tutti a ballare il valzer dei Navigli mentre il Seveso-Titanic affonda…

2 febbraio 2019. Perchè acque luride attraversano i borghi e le campagne del Sud Milano? Cosa si sta facendo o progettando? Ha un senso o sono rimedi peggiori del male? Tutto ciò lo trovate in questo articolo, dettagliato e chiaro, di Arturo Calaminici, presidente degli Amici del Parco Nord, pubblicato sulla rivista online e pensatoio ArcipelagoMilano, che riprendiamo volentieri.

Non sono i sette veli di Salomé, né quelli che pudicamente coprono la verità del corpo sognato e delle membra struggenti di una dolce e sinuosa berbera; sono i veli che avvolgono la vergogna del torturato corpo naturale del fiume Seveso e di un progetto misero sotto ogni riguardo che, con l’ausilio di una comunicazione corriva e velinara, è presentato invece come la più naturale e conveniente soluzione ad un vecchio ed ignorato male: l’inzuppamento sistematico di Niguarda. 

Il primo velo copre le piaghe di una lunga e perdurante storia di abbandono e di abuso a cui da molti decenni è sottoposto il fiume Seveso. Il Seveso è una terra di nessuno, oggetto di una devastazione senza scrupoli: le aree golenali quasi inesistenti, mangiate dalla crescita urbana, le distanze di sicurezza e di salvaguardia totalmente ignorate: molti edifici si spingono fino a fare da sponda al fiume; la legge è totalmente inapplicata e vige la piena libertà di inquinare e di lordare. La procura di Milano ha censito 1.420 scarichi abusivi su 1.505, ma sono passati quattro anni da allora e nessun potere costituito è intervenuto e nessuno scarico è stato riportato nell’ordine della legalità. Il sistema fognario, oltre che generalmente vecchio e inadeguato, è in alcune zone addirittura inesistente, e ci sono quindi zone ove i liquami dei caseggiati e delle fabbriche scaricano direttamente nel fiume; il sistema di depurazione in diverse parti, soprattutto nel Comasco, è addirittura mancante. Il risultato è che il Seveso è uno dei fiumi più inquinati e sporchi d’Italia e d’Europa, e che nei suoi confronti sono state comminate (seppur per il momento sospese) salatissime sanzioni economiche da parte della Commissione Europea…

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Progetto Rogoredo

Progetto Rogoredo: le istituzioni in prima linea
per fronteggiare il problema della droga
Un passo decisivo per il recupero di Porto di Mare

1 febbraio 2019. Il punto più delicato nell’affrontare il recupero dei 650mila mq del Parco di Porto di Mare è rappresentato da una piccola porzione vicino alla stazione ferroviaria di Rogoredo, tristemente nota come il boschetto della droga. Mentre fervono i lavori di riqualificazione a cura di Italia Nostra, finalmente si concretizzano azioni di serio intervento per estirpare il grave problema sociale della droga. È infatti partito ieri -su mandato della Regione e con il coordinamento della Prefettura- il Progetto Rogoredo. L’obiettivo è quello di sottrarre i tanti ragazzi al consumo di droga (in particolare eroina). Sono diversi i soggetti, sia privati sia pubblici, coinvolti e già in prima linea: in campo anche mezzi di soccorso e una presenza ampia e costante di operatori qualificati, che cercheranno di entrare in relazione con le persone che frequentano il ‘boschetto’, offrendo informazioni e assistenza igienica e sanitaria. “Tenteranno di agganciarli e di convincerli ad affrontare un percorso concreto, per sottrarli al giogo della droga e delle sue devastanti conseguenze” spiegano le autorità politiche e socio-sanitarie.
Nel boschetto di Rogoredo sono ora presenti -e lo saranno per 6 ore al giorno per 7 giorni su 7- un mezzo mobile attrezzato per il primo soccorso e per piccoli interventi sanitari e un team…

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Corte Costituzionale conferma: la caccia non ha alcun valore ambientale!

La Corte Costituzionale conferma:
la caccia non ha alcun valore ambientale!
Regioni libere di limitarla

28 gennaio 2019. Con sentenza depositata il 17 gennaio la Corte Costituzionale ha definitivamente chiarito che le Regioni possono ridurre il numero di specie cacciabili previsto dalla legge nazionale, riconoscendo così piena legittimità alla decisione della Regione Piemonte di rimuovere dal calendario venatorio ben sedici specie di animali selvatici. La Corte Costituzionale ha anche affermato che limitare il numero di specie cacciabili non diminuisce affatto il livello minimo di tutela imposto dalle norme nazionali.
Alla caccia, quindi, non deve essere riconosciuto alcun valore positivo dal punto di vista della tutela dell’ambiente e degli animali selvatici, con buona pace di coloro che ancora credono alla favola del “cacciatore ambientalista”.
“Come LAV (Lega anti vivisezione) -si legge nel comunicato- assieme ad altre associazioni, ci eravamo costituiti nel giudizio alla Corte Costituzionale, sostenendo la decisione della Regione Piemonte attaccata dalle associazioni di cacciatori sostenute dal TAR Piemonte. Quella appena ottenuta si configura quindi come una nuova sentenza epocale che chiarisce anche dal punto di vista giuridico quello che sosteniamo da sempre: la caccia porta solo morte e sofferenza senza alcuna utilità e per questo motivo deve essere vietata!

Per chi desiderasse approfondire la sentenza, clicchi qui

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