Siamo in debito con la Terra:
scatta l’Earth Overshoot Day
con quattro mesi di anticipo

È il 20 agosto, ovvero il giorno dell’Overshoot della Terra, la data in cui l’umanità ha già esaurito le risorse rinnovabili che la natura ha messo a disposizione per tutto il 2013. Significa che in appena otto mesi abbiamo consumato le riserve di acqua, cibo (animale e vegetale) e materie prime che avrebbero dovuto durare fino a dicembre, oltretutto introducendo nell’ambiente (nelle acque, nel suolo e nell’atmosfera) inquinanti e rifiuti in quantità tali da superare ogni possibilità del nostro pianeta di smaltirli.

Siamo in debito con la Terra:
scatta l’Earth Overshoot Day
con quattro mesi di anticipo

È il 20 agosto, ovvero il giorno dell’Overshoot della Terra, la data in cui l’umanità ha già esaurito le risorse rinnovabili che la natura ha messo a disposizione per tutto il 2013. Significa che in appena otto mesi abbiamo consumato le riserve di acqua, cibo (animale e vegetale) e materie prime che avrebbero dovuto durare fino a dicembre, oltretutto introducendo nell’ambiente (nelle acque, nel suolo e nell’atmosfera) inquinanti e rifiuti in quantità tali da superare ogni possibilità del nostro pianeta di smaltirli.

La stima della data della fine delle risorse disponibili del nostro pianeta viene effettuato ogni anno da Global Footprint Network (organizzazione internazionale senza fini di lucro dedita a studi di ricerca sulla sostenibilità ambientale), che ci ricorda come nel 1993, la data fatidica cadeva il 21 ottobre e già nel 2003 si arretrava al 22 settembre: è evidente che, con questo trend, il giorno dell’Overshoot della Terra è anticipato di anno in anno. Una data che dovrebbe indurci a riflettere: attualmente, per soddisfare la nostra domanda di risorse rinnovabili e di servizi avremmo bisogno di più di una Terra più grande del 50%.
In termini planetari, il costo della nostra voracità di consumo di risorse naturali è ogni giorno più evidente: le ripercussioni dei cambiamenti climatici -causati dall’emissione di gas serra in quantità superiore a quanto foreste e oceani possano assorbire- sono sotto gli occhi di tutti. Ma c’è anche altro: la deforestazione, la perdita di specie animali e vegetali, il collasso della pesca, l’incremento dei prezzi delle materie prime, solo per citarne alcune, sono tra le tante gravi cause di questo forsennato uso del nostro pianeta.

La peggiore è la Cina, ma anche l’Italia…

È vero che il Paese con il maggiore impatto ambientale è la Cina, che da sola è responsabile del 30% delle emissioni dei gas serra e del 75% di quelle di anidride carbonica. Ma è anche vero che in Italia consumiamo risorse eco-ambientali 4 volte superiori alle nostre capacità.
Continuare a usare la Terra “a credito” dovrebbe essere impensabile. Ma tutto procede senza scalfire la mentalità di chi ha in mano il potere. Pochi agiscono per prevenire ulteriori danni.

Per arrivare al CHE FARE? riprendiamo quanto detto da Mario Salomone, segretario generale del World Environmental Education Congress al quotidiano La Stampa, in data 3 luglio 2013: ““Il quadro mostra molta sofferenza anche in seguito ai tagli della spesa pubblica e al disinteresse dei decisori politici. I cittadini sono oggi più avanti dei decisori pubblici e privati: cambiano i loro stili di vita, creano imprese innovative, inventano soluzioni, costringono anche le grandi aziende a seguire le tendenze migliori del mercato. Oggi dobbiamo educare soprattutto la classe dirigente, i giornalisti, i professori universitari, i ricercatori… Il grosso dell’establishment italiano, infatti, oggi è più indietro rispetto al resto del mondo. È tutto il sistema Italia che arranca, privo di idee e di una visione di largo respiro e di lungo periodo“.

 

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