Allarme della Cia sul biogas
a rischio la produzione agricola
per produrre energia costosa

Energia green, ma pagata con forti incentivi pubblici che stanno trasformando i terreni agricoli: da produttori di “cibo” per le persone a generatori di mais da bruciare per alimentare impianti di biogas. Con conseguenze più dannose che benefiche per l’agricoltura, ma non solo: secondo i dati Cia (Confederazione italiana agricoltori), circa il 30% dei 234mila ettari di campi di mais della Lombardia è stato ormai dedicato alla produzione di “cibo” per centrali di biogas. E le quotazioni dei terreni agricoli e i canoni annuali di affitto sono saliti alle stelle, con rimbalzi fino al 200%.
L’allarme è stato lanciato da Paola Santeramo, direttore di Cia Mi-Lo-Mb: “Basta agli incentivi agli impianti di biogas -ha dichiarato-. Alterano la concorrenza e mettono a rischio le produzioni alimentari. Sì a quelli per il recupero dei reflui di scarto o per le biomasse locali.

Allarme della Cia sul biogas
a rischio la produzione agricola
per produrre energia costosa

Energia green, ma pagata con forti incentivi pubblici che stanno trasformando i terreni agricoli: da produttori di “cibo” per le persone a generatori di mais da bruciare per alimentare impianti di biogas. Con conseguenze più dannose che benefiche per l’agricoltura, ma non solo: secondo i dati Cia (Confederazione italiana agricoltori), circa il 30% dei 234mila ettari di campi di mais della Lombardia è stato ormai dedicato alla produzione di “cibo” per centrali di biogas. E le quotazioni dei terreni agricoli e i canoni annuali di affitto sono saliti alle stelle, con rimbalzi fino al 200%.
L’allarme è stato lanciato da Paola Santeramo, direttore di Cia Mi-Lo-Mb: “Basta agli incentivi agli impianti di biogas -ha dichiarato-. Alterano la concorrenza e mettono a rischio le produzioni alimentari. Sì a quelli per il recupero dei reflui di scarto o per le biomasse locali. È una realtà cui mettere mano al più presto, altrimenti metterà in ginocchio l’agricoltura lombarda e nazionale. È un fenomeno noto, ma che si sta diffondendo, ed è arrivato anche a Milano e in Brianza, mentre nel Lodigiano continua a fare danni. Siamo a meno di un anno dall’inizio di Expo 2015 e stiamo mettendo a rischio le produzioni e la sicurezza alimentare di una delle zone più fertili del pianeta per produrre energia costosa per i contribuenti, visto che senza incentivi non si sarebbe sviluppata. Siamo favorevoli agli impianti che smaltiscono gli scarti zootecnici e che usano la legna della manutenzione dei boschi”.

La Lombardia al primo posto

La Lombardia, che evidentemente ha fiutato l’odore dei soldi, è la regione con il più alto numero di impianti a biogas: nell’ultimo decennio nelle campagne sono sorte i ben 371 centrali, di cui 130 nella sola provincia di Cremona. Vari anche gli impianti autorizzati nel Parco Sud. E questo grazie ai forti incentivi pubblici regionali (21 milioni a 112 imprese) e nazionali. Ma da un paio d’anni la pubblica amministrazione sta stringendo la borsa per limitare gli incentivi, anche se ormai, in Lombardia, sarebbero di prossima realizzazione altre 71 nuove centrali. “Quella del biogas è una questione a cui occorre mettere mano al più presto. Fermiamo gli incentivi per le centrali di biogas che alterano la concorrenza e mettono a rischio le produzioni alimentari, bruciando migliaia di tonnellate di mais all’anno”, chiede in un appello Paola Santeramo, che si dichiara favorevole a quegli impianti che utilizzano i reflui degli allevamenti, legno e rifiuti biodegradabili urbani e industriali, i quali sono bruciati, o fatti fermentare, per produrre elettricità ed energia termica autenticamente verde.  

I picchi delle quotazioni dei terreni agricoli (pertica*) nella provincia di Milano, Lodi e Monza

La Cia chiede di porre fine al sacrificio di migliaia di ettari coltivati a mais da bruciare nelle centrali a biogas, e tornare a produrre prodotti alimentari più utili all’alimentazione. Si arriverebbe così alla riduzione del prezzo del mais (19 euro al quintale) e si favorirebbero altre coltivazioni. In questo modo si potrebbe tornare a ragionevoli affitti dei terreni che negli ultimi cinque anni sono passati da 900 euro l’ettaro a 1.800 euro. E, per le aree irrigue si è arrivati fino a 2.700 euro.

Confagricoltura controbatte a Cia

Non tutti nel mondo agricolo sono d’accordo. Il Cib (Consorzio italiano biogas) presieduto da Piero Gattoni, e Confagricoltura Lombardia, guidata da Antonio Boselli, difendono gli impianto “green” e controbattono a Santeramo, forti di uno studio dell’Università di Milano: secondo i loro dati gli impianti si alimentano già per oltre il 75% con reflui d’allevamento e sottoprodotti; la superficie agricola utilizzata destinata alle colture per il biogas è inferiore al 4% del totale; gli affitti dei terreni possono aver subito un aumento in alcune zone, ma non c’è un rialzo generale.
Noi ambientalisti siamo più vicini alle posizioni della Cia: ok alle centrali di biogas, purché alimentati con reflui e sottoprodotti. Alimentare questi impianti con il 25% di mais dall’agricoltura è un grave spreco e genera distorsioni inaccettabili sui prezzi. Salviamo invece i campi agricoli per la produzione del cibo.

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