L’ecomafia spa vale 15 miliardi
agroalimentare, animali
e green economy tra i nuovi business

29.274 infrazioni accertate per 321 clan censiti e un business illegale di 15 miliardi di euro, 28.360 le denunce e 160 gli arresti solo nel 2013. Aumentano i reati nel ciclo dei rifiuti e contro la fauna, raddoppiano nel settore agroalimentare mentre calano gli incendi dolosi. 21 le amministrazioni comunali sciolte per condizionamento mafioso negli ultimi 16 mesi: la corruzione si snoda su tutto il territorio senza soluzione di continuità “senza la tutela penale dell’ambiente e un’adeguata legislazione anticorruzione le mafie prosperano e ampliano le loro attività”. È questa la sintesi del Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente: “fermare l’ecomafia, rilanciare l’Italia” è l’invito alla politica e alla società civile dell’associazione ambientalista.

L’ecomafia spa vale 15 miliardi
agroalimentare, animali
e green economy tra i nuovi business

29.274 infrazioni accertate per 321 clan censiti e un business illegale di 15 miliardi di euro, 28.360 le denunce e 160 gli arresti solo nel 2013. Aumentano i reati nel ciclo dei rifiuti e contro la fauna, raddoppiano nel settore agroalimentare mentre calano gli incendi dolosi. 21 le amministrazioni comunali sciolte per condizionamento mafioso negli ultimi 16 mesi: la corruzione si snoda su tutto il territorio senza soluzione di continuità “senza la tutela penale dell’ambiente e un’adeguata legislazione anticorruzione le mafie prosperano e ampliano le loro attività”. È questa la sintesi del Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente: “fermare l’ecomafia, rilanciare l’Italia” è l’invito alla politica e alla società civile dell’associazione ambientalista.

Agroalimentare tra le nuove frontiere

Cemento, traffico rifiuti, abusi edilizi: sono questi gli affari che subito fanno pensare alle mafie. E in effetti, questi business rimangono al top per valore degli incassi: 4,1 miliardi dal traffico di rifiuti speciali e dalla gestione di quelli urbani, 1,7 miliardi dall’abusivismo edilizio e 500 milioni generati da traffici legati all’inquinamento ambientale. Vale a dire 6,3 miliardi sui 14,9 del fatturato complessivo stimato da Legambiente.
Dei circa 10.500 beni confiscati alla criminalità, un quarto sono terreni con destinazione agricola. “Se controllare le terre significa ipotecarne il futuro – si legge nel rapporto di Legambiente – i mercati ortofrutticoli sono la meta più ambita dai boss. Controllare le aste vuol dire avere l’ultima parola sui prezzi e decidere cosa piazzare sul mercato e quando. Così, mentre il coltivatore diretto vede sistematicamente assottigliarsi i margini di ricavo, la grande distribuzione targata Mafie Spa macina guadagni e stritola mercati e aziende sane”. Camorra e ‘ndrangheta, al sud come al nord, si sono inserite come soggetto imprenditoriale a tutto tondo nel settore dei supermercati. Non si parla più solo di pizzo infatti, perché la criminalità si ‘occupa’ dell’intera filiera: entra nella gestione dei cantieri, controlla assunzioni e forniture, sfrutta e attività commerciali per riciclare e ripulire denaro sporco.
Impressiona il boom dei reati  nel comparto agroalimentare: nel 2013 sono passati  a 9.540 rispetto ai 4.173 del 2012. Denunce raddoppiate e 57 arresti. Il fatturato connesso è stimato intorno ai 500 milioni. Nel 2013 si registrano 1.200 strutture chiuse o sequestrate e 53 milioni di tonnellate di merce sequestrate.
Secondo una stima Coldiretti/Eurispes i locali di ristorazione in mano alla criminalità sarebbero almeno 5mila, non solo utilizzati per generare nuovi profitti, ma per riciclare il denaro frutto di traffici illeciti.

Cresce il commercio illegale di animali

Commercio illegale di specie protette, abigeato, bracconaggio, allevamenti illegali, pesca di frodo e combattimenti clandestini. Si tratta di un comparto tra i meno conosciuti in cui operano le ecomafie e che, nel 2013, ha reso la bellezza di 2,6 miliardi. Aumenti i reati accertati: 8.504, +6% rispetto all’anno precedente; decuplicati gli arresti. Il 40% dei reati si è consumata fra Sicilia, Campania e Puglia.
Il sistema criminale è articolato: dalle scommesse sui cavalli, al bracconaggio (volatili, lupi e orsi, rinoceronti, elefanti), all’utilizzo di animali di grossa taglia, come ‘corrieri della droga’, definiti “ingoiatori” o ‘borse viventi’, uccisi una volta arrivati a destinazione. A questo va aggiunto il commercio di cuccioli di cani e gatti dall’Est: un ‘mercato’ che porta all’incasso do circa 300 milioni l’anno.

L’energia della mafia deriva anche dalla green economy

Il rapporto Legambiente 2014 perlustra la cosiddetta green economy e la inserisce tra le nuove frontiere dell’Ecomafia, dedicandole un capitolo a parte. “Le informazioni raccolte – si legge in un rapporto dell’Europol – rivelano che le organizzazioni criminali italiane investono sempre di più nei settori dell’energia rinnovabile, in particolare nei parchi eolici, per profittare dei prestiti e dei generosi aiuti europei, ciò che permette loro di ripulire i profitti delle attività criminali attraverso attività economiche legali”.
Intanto l’Italia, ci ricorda Legambiente, attende ancora l’inserimento dei crimini contro l’ambiente nel Codice Penale. Il Ddl già approvato alla Camera, infatti,  giace in standby al Senato, ritardando ancora quella riforma di civiltà che il Paese attende da oltre 20 anni.
per saperne di più http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/rapporto-ecomafia-2014

 

 

L’ecomafia spa vale 15 miliardi agroalimentare, animali e green economy tra i nuovi business

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