I nemici del Parco Agricolo Sud Milano?
Individualismo e ignoranza

EcoSistema, web magazine di di Cesano Boscone, ha intervistato Renato Aquilani, presidente dell’Associazione per il Parco Sud Milano, che ha partecipato attivamente alla nascita di un’area protetta straordinaria per ricchezza di paesaggi, cultura e biodiversità e nel 1987 elaborò una legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Parco Agricolo Sud Milano. Un parco che mostra, pur con le minacce che circondano questo territorio, ancora caratteristiche eccezionali e prospettive inesplorate nonostante le negligenze e le gravi responsabilità della classe politica che negli ultimi decenni ha governato l’ente parco.
Qui sotto il testo integrale

I nemici del Parco Agricolo Sud Milano?
Individualismo e ignoranza

EcoSistema, web magazine di di Cesano Boscone, ha intervistato Renato Aquilani, presidente dell’Associazione per il Parco Sud Milano, che ha partecipato attivamente alla nascita di un’area protetta straordinaria per ricchezza di paesaggi, cultura e biodiversità e nel 1987 elaborò una legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Parco Agricolo Sud Milano. Un parco che mostra, pur con le minacce che circondano questo territorio, ancora caratteristiche eccezionali e prospettive inesplorate nonostante le negligenze e le gravi responsabilità della classe politica che negli ultimi decenni ha governato l’ente parco.
Qui sotto il testo integrale

Da quali presupposti nasce l’Associazione? Quali sono gli obiettivi?
Per comprendere il perché della nascita dell’Associazione bisogna tornare agli anni ’80. La metropoli milanese stava crescendo in maniera incontrollata e comuni come Pieve Emanuele, Basiglio e Assago decuplicavano le proprie aree urbanizzate e la propria popolazione per via di enormi progetti edilizi “calati” su aree agricole. Per contrastare questa tendenza, cittadini, comitati e associazioni della periferia milanese e dei comuni dell’hinterland si unirono per dare concretezza a progetti urbanistici degli anni ’70, che prefiguravano una cintura verde a sud, est e ovest di Milano.
Dall’aggregazione di queste realtà nacque così trent’anni fa l’Associazione per il Parco Sud Milano che elaborò nel 1987 una legge di iniziativa popolare, con tanto di cartografia, per l’istituzione del Parco Agricolo Sud Milano. Proposta dapprima bocciata e poi, grazie alle pressioni dal basso, ripresa dalla Regione che nel 1990 istituì questo Parco, con caratteristiche uniche in Italia e all’estero: una cintura urbana verde, capace di dare respiro alla inquinata metropoli, e un parco dove l’agricoltura aveva un ruolo importante e da valorizzare, orientandola a soddisfare i nuovi bisogni dei cittadini e consumatori di prodotti “puliti”.

Che iniziative avete curato in questi anni? Quali sono stati gli obiettivi raggiunti? E le difficoltà incontrate?
La nascita dell’area protetta non ha fermato la spinta all’urbanizzazione incontrollata. Tanti i progetti fermati o quantomeno molto ridimensionati, dal mega-interporto a Lacchiarella – siamo negli anni ’90 – al polo esterno della fiera di Milano (anch’esso previsto negli stessi anni a Lacchiarella); altri purtroppo non siamo riusciti a fermarli: uno su tutti la Teem (tangenziale est eterna milanese), che ha messo in ginocchio tante aziende agricole e distrutto migliaia di ettari  per creare un’opera tanto faraonica quanto inutile (lo dimostrano anche i dati ufficiali). Più in generale, grazie a tante associazioni locali, comitati e cittadini (le nostre sentinelle) siamo intervenuti in tante situazioni per contrastare il mega sviluppo urbano (spesso attraverso osservazioni ai Piani di Governo del Territorio, strumenti urbanistici comunali “malati” di gigantismo) o per segnalare e porre rimedio a situazioni di degrado, come discariche abusive, inquinamenti delle rogge o aree naturali vandalizzate.
Grazie all’attivismo dell’amministrazione comunale milanese tante cascine e aree verdi sono state strappate al degrado. Cito uno solo dei tanti casi: da Cascina Campazzo (presso il capolinea MM2 di Piazzale Abbiategrasso) sono stati bloccati decine di sfratti esecutivi degli agricoltori da parte dello speculatore Ligresti e, con l’attivismo di una associazione locale e di tanti cittadini della zona, ora la cascina ospita tante feste sull’aia ed è in via di realizzazione il Parco del Ticinello, una vasta area dove agricoltura e verde per lo svago convivono. Siamo inoltre al fianco degli agricoltori che, sempre più numerosi, hanno avviato attività di agriturismo e didattiche: hanno capito i vantaggi nell’operare nel Parco Sud e sono consci che il valore dei loro prodotti dipende dalla qualità del territorio dove operano.
Il Parco vive se la gente lo conosce. Quindi, in tutti questi anni, lo abbiamo fatto conoscere in numerose occasioni: dalla Casa della Cultura di Milano a consessi universitari, ma soprattutto nelle tante realtà dei 61 comuni del Parco, nelle scuole, nei circoli, parrocchie. Abbiamo altresì creato un sito (www.assparcosud.org), siamo su facebook e su twitter. Possiamo fare meglio, pur se soddisfatti dei risultati: ascoltiamo le richieste del territorio e informiamo mettendo in rete le tante esperienze.

Tutto ciò che abbiamo fatto è stato grazie ai contributi di soci e dei cittadini che ci hanno sostenuto. Nessun finanziamento pubblico, solo la buona volontà e l’attivismo dei soci.
In termini più generali quali sono oggi le maggiori difficoltà per l’associazionismo ambientalista? La sensibilità ambientale di opinione pubblica e politica sembrerebbe aumentata…
E’ vero: la sensibilità ambientale è oggi diffusa nell’opinione pubblica, anche se non riesce facilmente a diventare azione sociale e politica. Forse perché siamo un più individualisti di una volta, ci rapportiamo meno con gli altri, nonostante l’avvento dei social network. Per ovviare a ciò, noi operiamo in rete con le grandi associazioni ambientaliste e con le realtà locali, come anche con gli agricoltori e con gli amministratori pubblici sensibili. Ognuno fa il proprio, ma quando necessario si coopera: è un modus operandi che porta a risultati concreti ed è gratificante, anche  per le tante belle persone che si incontrano.

Eppure tornando al tema specifico del Parco Agricolo Sud Milano sembra che per molti aspetti il Parco non sia mai esistito come istituzione politica. Cosa ne pensate?
Il Parco Sud fino a ieri è stato sempre gestito dalla Provincia di Milano. L‘Ente Parco non ha opposto una ferma difesa contro i grandi progetti di urbanizzazione e infrastrutturali: cancellazione di aree dal Parco come nel caso del Cerba (Milano), a Rosate e a Vignate, nonché contro lo sfascio del sistema agricolo, consentendo l’impatto devastante della Tangenziale est esterna (Teem). Ed ora la cosa si sta ripetendo con i mega progetti di viabilità ad ovest. Altrettanto colpevole è stata la trascuratezza dell’Ente Parco sul lato della progettualità.  La salvaguardia e la crescita del Parco è avvenuta dal basso, grazie ai tanti soggetti – in primis gli agricoltori – che hanno compreso le grandi potenzialità di uno sviluppo diverso, basato sulla valorizzazione del territorio, non nella sua distruzione. Fortunatamente le cose sembrano cambiate in meglio con l’avvento della Città Metropolitana e, ancor più, con l’avvento di nuovi sindaci più sensibili al bene dei cittadini e alla preservazione del verde.
Il nuovo direttivo del Parco Sud, composto soprattutto da amministratori comunali, è riuscito a prendere posizione unanime contro progetti di viabilità altamente impattanti: sindaci di destra, di sinistra ed espressione di liste civiche hanno voluto tutelare tutti insieme il Parco.

 
Trivelle a Zibido San Giacomo, Toem e raddoppio Mapei. A che punto sono le tre vicende? Sono ancora delle minacce per il Parco Agricolo Sud Milano? Quale tra queste vi preoccupa maggiormente?
Il progetto della multinazionale chimica di spostare il proprio quartier generale da Milano ad un area agricola del Parco nel comune di Mediglia è stato bocciato all’unanimità dall’Ente Parco. Fondamentale è stata la capacità della nostra e di altre associazioni ambientaliste di indicare una soluzione alternativa, in aree degradate limitrofe: d’altro canto, quando la Mapei ha acquistato questi territori, per altro a prezzi stratosferici secondo quanto dichiarato in bilancio, sapeva perfettamente di acquisire un’area vincolata dal Parco. Il progetto di trivellazione petrolifera a Zibido San Giacomo ha tutte le autorizzazioni (dipendono direttamente dal Governo), ma è fermo, probabilmente solo grazie all’attuale basso prezzo del petrolio. Partecipiamo ad un ricorso al Tar avanzato da un comitato locale, basato su irregolarità procedurali. Stiamo a vedere.
Il progetto della Tangenziale Ovest Esterna Milanese (Toem), dopo anni di silenzio, è stato ripescato dalla Regione Lombardia che lo ha messo tra i progetti di viabilità. Si tratta un’autostrada a 8 corsie (3+1 emergenza per senso di marcia) che farebbe una vera ecatombe di aree agricole e in un contesto paesaggistico tra i più belli del Parco. Inoltre, ed è opinione anche dei 33 sindaci che hanno firmato le osservazioni inviate in Regione, sarebbe inutile dal punto di vista viabilistico. A volerla sono quei politici che puntano ancora su uno sviluppo basato sulla creazione di nuovi centri commerciali, poli logistici, capannoni: non si rendono conto che ormai abbiamo raggiunto la saturazione, che in ogni paese e città abbiamo case sfitte, palazzi uffici vuoti e capannoni abbandonati. Lo sviluppo non deve più passare per queste logiche di distruzione del territorio. Fortunatamente lo hanno compreso tanti sindaci, agricoltori, cittadini, che si stanno opponendo al progetto Toem. Senza mezzi termini, sarebbe una pugnalata al territorio del Parco, alla sua vocazione agricola e di turismo “dolce”. Senza trascurare che, pur se si annuncia come realizzazione in project financing, ovvero con capitali privati, in realtà si dovrà poi sostenerlo con soldi pubblici, come è successo con la Teem, che ha ricevuto ben 330 milioni a fondo perduto. Così dicasi per la Brebemi, altra autostrada fallimentare, che ora beneficerà di 320 milioni (di cui 60 da parte della Regione Lombardia) di finanziamenti pubblici. Per contro, con la motivazione che non ci sono fondi, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha bocciato il prolungamento fino a Paullo della linea 3 della metropolitana, un progetto ormai decennale che avrebbe dovuto essere realizzato in concomitanza della Teem. Eppure, stando agli studi preliminari, lo sviluppo della linea 3 toglierebbe 14 milioni di mezzi dalla strada all’anno.

Tra le prospettive ventilate per il Parco Sud c’è l’unificazione con il Parco Nord per costituire un’unica cintura di verde metropolitana. Cosa ne pensate?
L’unificazione è stata avanzata in un progetto di legge regionale. Associazioni ambientaliste, Città Metropolitana, Comuni e gli Enti gestori dei due Parchi si sono dichiarati contrari, soprattutto nelle modalità (scioglimento dei due Parchi, da confluire nel nuovo parco metropolitano) e l’aula regionale ha stralciato il progetto.
L’idea di fusione è quantomeno bizzarra. Il Parco Sud ha una vocazione agricola, si estende per 47 mila ettari, comprendendo di fatto tutte le aree verdi di 61 comuni. Il Parco Nord ha un’estensione di soli 640 ettari: è incuneato tra 5 popolosi comuni in un territorio fortemente urbanizzato del nord Milano (zona 9 di Milano, Bresso, Cinisello, Cormano, Cusano Milanino e Sesto San Giovanni), dove prevale l’aspetto di fruizione del verde. L’idea su cui stiamo meditando sarebbe piuttosto un nuovo Parco Metropolitano e Agricolo di Cintura che deve essere istituito con una nuova e specifica legge istitutiva, una legge che recuperi tutti i contenuti dell’attuale legge del Parco Sud: dalle finalità del parco alla sua governance “partecipata”. Il nuovo Parco Regionale deve raggruppare, oltre che Parco Sud e Parco Nord, anche tutti i parchi locali oggi esistenti, ma non solo: ci sono altre numerose piccole aree, parte della Rete Ecologica provinciale, che devono essere integrate nella grande cintura verde di Milano. Un nuovo Parco quindi, non la semplice unione di due realtà diverse.

Che idea di Parco agricolo Sud Milano avete per il futuro?
Le feste e gli eventi nelle cascine sono sempre più partecipate. Solo per parlare di Milano, oltre allo “storico” Bosco in Città ci sono quattro realtà particolarmente attive e ricche di eventi: Cascina Linterno nel Parco delle Cave nella zona ovest, Cascina Battivacco nel Parco delle Risaie e Cascina Campazzo nel Parco del Ticinello a Sud, Cascina Sant’Ambrogio nel Parco Forlanini ad Est. Tutte organizzano incontri, concerti e feste partecipatissime. Un esempio su tutti: la scorsa primavera, per una serata dedicata alla scoperta delle lucciole, a Cascina Linterno si sono presentate 2.500 persone! Una maniera per i cittadini di (ri)scoprire le proprie origini e la propria terra.
Sin dall’inizio siamo stati convinti che la città avesse bisogno della sua campagna e la campagna dei cittadini. I fatti ci hanno dato ragione ed oggi si sta affermando una nuova agricoltura: più attenta al territorio, alla qualità dei prodotti e capace di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori, con prodotti biologici e a km zero. Il Parco Sud, anche se non particolarmente attivo, ha comunque permesso di convogliare e catalizzare queste energie positive: è questa la strada da seguire anche nel futuro.

Le sinergie con le altre associazioni del territorio sono importanti? State coltivando relazione in questa direzione? Come? Con chi?
Come associazione ci piace lavorare insieme alle tante realtà che operano nel Parco. Si sopperisce così alle carenze di ognuno di noi: c’è tanto da fare e le forze sono limitate alle scarse disponibilità dei tempi dei volontari. Nei temi più rilevanti operiamo insieme alle grandi associazioni ambientaliste come Legambiente, Wwf, Italia Nostra e Fai (Fondo Ambiente Italiano), Anni Verdi – Acli Terra. Inoltre abbiamo rapporti intensi con le tante associazioni e comitati impegnati su singoli temi o che operano su scala locale, che hanno una migliore conoscenza di singole tematiche del loro territorio. Facciamo inoltre a nostra volta parte di associazioni-network, come Cascine Milano (che valorizza le decine di realtà attive nella città, come ad esempio Cascina Cuccagna) o la Valle dei Monaci, attiva nella valorizzazione e fruizione dell’area della Vettabbia, comprendente Abbazie, chiese rurali, castelli e rocche. Un rapporto importante lo abbiamo anche con gli agricoltori, attraverso le associazioni di settore e i Distretti rurali che raggruppano le realtà più attive e innovative. Ci sono poi gli operatori culturali, ma qui il discorso rischia di farsi troppo lungo…

Come vi muoverete nei prossimi mesi per il dopo Expo? Che iniziative state pensando?
Con la fine di Expo rischia di esaurirsi l’attenzione dei media verso le tematiche alimentari e della sostenibilità. Per quanto riguarda i prossimi passi, il tema che ci sta più a cuore è il futuro del Parco Sud. La proposta di unificazione del Parco Sud e Parco Nord rappresenta una scossa che può rivelarsi salutare. Può trasformarsi in un momento di crescita delle dotazioni di verde della metropoli, ma potrebbe rivelarsi anche un gioco al ribasso, teso a disgregare ciò che di buono abbiamo intessuto.
Le iniziative riguarderanno in particolare lo sviluppo della fruizione di questo territorio: infatti, pur essendo passati 25 anni dall’istituzione del Parco Sud, questi è ben lungi dall’aver espresso tutte le sue potenzialità. Si pensi ad esempio quanto ci guadagneremmo tutti se si creassero delle piste ciclabili di raccordo e unificazione delle tante piste locali. Delle vere dorsali di mobilità dolce, per permetterci di andare a comprare prodotti in cascina  o di visitare le abbazie e le tante bellezze architettoniche e naturali del nostro territorio. Alcune sono in gran parte realizzate, servono interventi mirati e soprattutto strumenti per farle conoscere ai cittadini: dalle cartine alle app dei telefonini.
Ovviamente tutto questo richiede un grande sinergia tra le grandi e le piccole associazioni, nonché il coinvolgimento dei cittadini che devono essere artefici della qualità della vita del loro territorio.

da www.ecosistema-magazine.it

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