L’agricoltura biodinamica
“cura omeopatica dei campi”
è entrata anche nel Parco Sud

L’agricoltura biodinamica, il metodo steineriano (*) che rappresenta una sorta di cura “omeopatica dei campi”, supera i 445 milioni di euro solo con i prodotti certificati a marchio Demeter, il logo storico dell’agricoltura biodinamica diffuso in oltre 40 Paesi. Allargandoci all’intero comparto in Italia, il biologico vale 3,6 miliardi di euro, occupa circa 55mila persone e si estende su più dell’11% delle terre coltivate: un quadro limitato poiché questi numeri non tengono conto dell’indotto.
Nel Parco Agricolo Sud Milano, l’azienda biodinamica La Natura in casa, a Sedriano, con 2,5 ettari di terreni dislocati a Corbetta, produce ortaggi, frutti di bosco, erbe aromatiche e selvatiche destinati sia alla vendita diretta sia alla trasformazione per produrre conserve…

L’agricoltura biodinamica
“cura omeopatica dei campi”
è entrata anche nel Parco Sud

L’agricoltura biodinamica, il metodo steineriano (*) che rappresenta una sorta di cura “omeopatica dei campi”, supera i 445 milioni di euro solo con i prodotti certificati a marchio Demeter, il logo storico dell’agricoltura biodinamica diffuso in oltre 40 Paesi. Allargandoci all’intero comparto in Italia, il biologico vale 3,6 miliardi di euro, occupa circa 55mila persone e si estende su più dell’11% delle terre coltivate: un quadro limitato poiché questi numeri non tengono conto dell’indotto.
Nel Parco Agricolo Sud Milano, l’azienda biodinamica La Natura in casa, a Sedriano, con 2,5 ettari di terreni dislocati a Corbetta, produce ortaggi, frutti di bosco, erbe aromatiche e selvatiche destinati sia alla vendita diretta sia alla trasformazione per produrre conserve.  “Ma anche alla nostra cucina -spiega alla TV svizzera Alberto Cassani, giovane laureato in architettura ambientale che ha deciso di provare a diventare agricoltore-. Infatti, tutte le nostre lavorazioni vengono effettuate in modo esclusivamente naturale, seguendo il metodo della biodinamica; questo viene fatto, oltre che per nostra buona salute, anche per salvaguardare la natura e l’ambiente che ci circonda. All’inizio del 2015 abbiamo ricevuto la qualifica di azienda biologica, che sfocerà successivamente in quella biodinamica: il top della qualità”.
Come racconta Alberto, la scelta di lanciarsi in questa avventura è stata stimolata da due fattori: il suo amore per la natura e per lo stare all’aria aperta, unitamente alla passione e all’aiuto della sua famiglia. L’azienda ha scelto di produrre con il metodo della biodinamica per salvaguardare l’ambiente e la natura. “La nostra terra è ricca di lombrichi che facilitano l’areazione e la produzione di humus del terreno rendendolo fertile senza l’utilizzo di concimi e trattamenti chimici”.
Dopo il primo ettaro, Alberto ha affittato altra campagna per coltivare perché ha scoperto che ai milanesi piace andare a cercarsi i piccoli produttori orticoli nel Parco Sud Milano. Come Alberto sono parecchi i giovani che decidono di affittare un pezzo di terra e si mettono in gioco.
15 marzo 2016

 (*) L’agricoltura biodinamica è un metodo di coltivazione basato sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner (1861-1925) per la produzione agricola, in particolare di cibo, che è ritenuto in maggiore equilibrio con l’ecosistema terrestre, incorporando l’idea di “agricoltura biologica” e invitando, con un approccio definito olistico, a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. I seguaci di Steiner, nel 1928 fondarono l’associazione Demeter.

Per saperne di più sul metodo dell’agricoltura biodinamica, abbiamo selezionato due articoli: il primo de La Stampa, l’altro di GreenPlanet.net, pubblicati in occasione del convegno ‘Per l’economia della Terra’ organizzato dall’Università Bocconi.

Biodinamica e paesaggio, un matrimonio per il clima

Biodinamico, cioè più che biologico: campi non solo senza pesticidi, ma curati con fertilizzanti organici e con una sorta di medicina omeopatica della terra. E’ così che la biodinamica si vanta di creare suoli non solo più fertili ma anche più resistenti a frane, alluvioni e alla siccità incombente. In un quadro climatico che vede le precipitazioni del nostro Paese fermarsi nel dicembre scorso a meno 90% della media stagionale, questo metodo agricolo sembrerebbe promettere una soluzione quasi obbligata. Secondo una ricerca presentata in questi giorni al convegno ‘Per l’economia della Terra’ che si è svolto a Milano alla Bocconi e al Teatro Franco Parenti, i suoli biodinamici contengono infatti il 55% in più di humus rispetto a quelli convenzionali, e ogni centimetro di sostanza organica in più nei terreni agricoli ne assicura la tenuta, oltre a garantire alimenti con una maggiore qualità organolettica. La Fao conferma: “i campi bio hanno bisogno del 40-60% in meno di irrigazione rispetto a quelli coltivati a chimica”, dice la Senior Officer dell’Organic Agriculture Programme Nadia Scialabba. A testimoniarlo, del resto, anche i successi del biodinamico egiziano: l’azienda Sekem, che ha messo a coltivazione 20 mila ettari di deserto trasformandoli in terre fertili dove si coltivano ortaggi, frutta, erbe aromatiche e cotone.
Agricoltura ecologica, quindi, e capace di resistere agli stress climatici che si stanno particolarmente espandendo alle nostre latitudini. Ma alla due giorni organizzata a Milano dall’Associazione Agricoltura Biodinamica – un appuntamento che si rinnova per il secondo anno consecutivo all’università Bocconi- si è stavolta soprattutto celebrato un nuovo matrimonio: quello tra l’agricoltura più pura che ci sia e il paesaggio italiano. Nell’ultimo secolo – ha spiegato lo storico del paesaggio Mauro Agnoletti – si sono persi 10 milioni di ettari di suolo agricoli: ad avanzare non è solo il cemento (di 8.000 ettari l’anno) ma anche la ‘selva selvaggia’, con un’enorme progressione dei boschi. Si tratta, sottolinea lo studioso, anche di una perdita di biodiversità naturale e paesaggistica, oltre che strettamente culturale: i nostri campi non sono più quel mosaico di diverse colture celebrato dai pittori e dagli scrittori per secoli scorsi ma hanno subito un forte processo di semplificazione e di aggregazione, in parte per rispondere alle esigenze dell’agricoltura industrializzata e in parte per uniformarsi a un concetto di natura – avverte Agnoletti – troppo ‘naturale’ rispetto alle condizioni storiche del nostro Paese.
E così, “in primo luogo per le zone più pregiate dal punto di vista paesaggistico e ambientale del nostro Paese la soluzione è un ritorno al futuro, quello dell’innovazione biodinamica, che restaura suoli e paesaggio tipico delle nostre campagne e fornisce cibo sano”, dice Carlo Triarico, presidente dell’Associazione Agricoltura Biodinamica, commentando l’ultima grande impresa di restauro del territorio agricolo intrapresa dal Fondo Ambiente Italiano, il recupero di Punta Mesco nelle Cinque Terre. Qui, spiega il vicepresidente del FAI Marco Magnifico, con un’azione durata anni si sono ricostruiti i muretti a secco dei terrazzamenti, rimessa a dimora la coltura mista di vite e ulivo, assicurata una sosta paesisticamente integrata ai numerosi escursionisti che percorrono le Cinque Terre. E le soluzioni agricole scelte sono strettamente biodinamiche.
Ma la biodinamica non aspira solo a riempire una nicchia. “L’agricoltura diventerà un settore strategico per il nostro paese solo se investirà in bioagricoltura che già oggi rappresenta oltre l’11% del suolo coltivato in Italia”, afferma Triarico. “Ora è necessario far partire il Piano Strategico Nazionale del Biologico e Biodinamico che darà impulso all’innovazione scientifica, agricola e produttiva perché, a differenza di quello che dicono i suoi detrattori, il biodinamico scommette proprio sullo sviluppo della ricerca”. Un invito raccolto e rilanciato dal viceministro alle Politiche Agricole Andrea Olivero: “Stiamo lavorando alla definizione di un piano strategico per il settore che punta fortemente sulla difesa dell’ambiente, della qualità dei prodotti e delle eccellenze italiane. E la cosa che più mi colpisce è che i biologici e i biodinamici vengono da noi a reclamare più controlli sul campo, sui processi e sui prodotti, e meno scartoffie da riempire”.

Oltre il bio si fa largo la biodimamica – Greenplanet.net

Il degrado ambientale è responsabile di almeno un quarto del carico globale di malattie che colpiscono attualmente l’umanità, con un impatto economico pesante. I costi dei rischi per la salute connessi al degrado ambientale si stimano dall’1,2% al 9% del PIL mondiale e sono da 10 a 30 volte superiori ai costi della prevenzione. Mentre un ambiente sano produce molteplici vantaggi, soprattutto in termini di salute e benessere.
‘L’agricoltura ecologica è uno dei più potenti strumenti per sanare gli squilibri ecologici ed è allo stesso tempo lo strumento per produrre innovazione, tenuta sociale e salute per l’uomo’ ha affermato Carlo Triarico. ‘La biodinamica è un pezzo importante di questo processo, anche grazie alle piccole e grandi aziende che hanno intrapreso un nuovo modello agricolo capace di aprire nuovi orizzonti anche sul piano dell’economia.
Gli oltre 4.500 agricoltori italiani che coltivano utilizzando questo metodo vicino alla natura e allo stesso tempo assolutamente innovativo sono anche un segnale di interesse per nuove forme di partecipazione: molte di queste imprese utilizzano infatti forme di cooperazione e di nuova aggregazione sociale’.
Il biodinamico – hanno sottolineato i numerosi imprenditori che si sono avvicendati sul palco dell’aula magna della Bocconi – è in forte crescita: oltre a rappresentare alcune delle aziende più grandi dell’intero comparto biologico, è diffuso in maniera uniforme nel Paese. I suoi fatturati seguono quelli in forte aumento del settore bio (+17% nel 2014 rispetto all’anno precedente) ma si prevede una crescita complessiva molto importante nei prossimi anni.
‘EcorNaturaSì è oggi la più importante realtà di distribuzione e vendita specializzata del biologico’, ha ricordato Fabio Brescacin. ‘I campi da cui provengono i nostri prodotti sono per il 13% coltivati con il metodo della biodinamica. E abbiamo varato un piano di formazione tra le nostre aziende fornitrici per incrementare la superficie condotta a biodinamica di un 2% annuo’.
Dalla due giorni milanese è emerso che l’agricoltura biodinamica non solo produce cibi più sani, ma si conferma un metodo di coltivazione strategico per far fronte al clima che cambia. Gli studi hanno dimostrato che gli appezzamenti biodinamici diventano naturalmente più fertili e resistenti, perché ospitando una maggiore varietà di piante e animali e micro-organismi rendono l’ecosistema più forte.
Le imprese italiane aderenti al marchio Demeter, il logo storico dell’agricoltura biodinamica diffuso in oltre 40 Paesi, raggiungono un fatturato totale di 445 milioni di euro. Il numero delle aziende che applicano il metodo biodinamico in Italia è stimato in 4.500. Di queste, oltre alla certificazione ai sensi del Regolamento UE per la bioagricoltura, hanno accesso all’applicazione del marchio Demeter 390 aziende agricole e di trasformazione.
Dalla Facoltà di Agraria di Firenze è stato lanciato l’allarme sull’abbandono delle terre coltivate nel nostro Paese, che procede alla velocità di 100 mila ettari l’anno, con la trasformazione dei campi in boscaglia, che avanza ogni anno su circa 70 mila ettari. L’agricoltura biodinamica si candida, a questo proposito, per essere protagonista d’elezione di una grande operazione di restauro e di ritorno alla bellezza tradizionale del paesaggio italiano.

 

L’agricoltura biodinamica “cura omeopatica dei campi” è entrata anche nel Parco Sud

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