La nuova legge sul bio rinvigorisce il cibo sano
con un piano di sviluppo nazionale, fondi,
campagne di formazione professionale…

10 maggio 2017. Non è più da tempo un mercato di nicchia. Il biologico, secondo i dati di Nomisma presentati alla fiera Marca di Bologna a gennaio, negli ultimi 2 anni, ha incrementato le vendite del 44%. Nel 2016, in Italia, tutto il comparto bio ha raggiunto un valore di 3 miliardi di euro. In aumento anche le esportazioni, che hanno toccato il valore di 1,6 miliardi. Si aggiunga che, secondo i dati del Sistema nazionale per l’agricoltura biologica (Sinab), solo nel corso del 2015 i terreni coltivati secondo questo metodo sono cresciuti del 7,5%, un dato incoraggiante soprattutto se si considera che a trainarlo sono le regioni meridionali: Sicilia, Puglia e Calabria concentrano infatti circa il 45% degli operatori.
Era quindi attesa una legge per regolare l’agrobusiness del biologico, che interessa, oltre ai consumatori, ben 60mila aziende agricole, circa 8mila imprese di trasformazione e almeno 250mila addetti. E, con l’approvazione alla Camera del 2 maggio 2017, siamo a metà dell’iter del disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico”.
La legge (vedi testo), che dovrà incontrare l’assenso del Senato, si propone di rafforzare il settore produttivo del bio, dotandolo di…

 

La nuova legge sul bio rinvigorisce il cibo sano
con un piano di sviluppo nazionale, fondi,
campagne di formazione professionale…

10 maggio 2017. Non è più da tempo un mercato di nicchia. Il biologico, secondo i dati di Nomisma presentati alla fiera Marca di Bologna a gennaio, negli ultimi 2 anni, ha incrementato le vendite del 44%. Nel 2016, in Italia, tutto il comparto bio ha raggiunto un valore di 3 miliardi di euro. In aumento anche le esportazioni, che hanno toccato il valore di 1,6 miliardi. Si aggiunga che, secondo i dati del Sistema nazionale per l’agricoltura biologica (Sinab), solo nel corso del 2015 i terreni coltivati secondo questo metodo sono cresciuti del 7,5%, un dato incoraggiante soprattutto se si considera che a trainarlo sono le regioni meridionali: Sicilia, Puglia e Calabria concentrano infatti circa il 45% degli operatori.
Era quindi attesa una legge per regolare l’agrobusiness del biologico, che interessa, oltre ai consumatori, ben 60mila aziende agricole, circa 8mila imprese di trasformazione e almeno 250mila addetti. E, con l’approvazione alla Camera del 2 maggio 2017, siamo a metà dell’iter del disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico”.
La legge (vedi testo), che dovrà incontrare l’assenso del Senato, si propone di rafforzare il settore produttivo del bio, dotandolo di strumenti innovativi e di risorse economiche. Resta fuori il sistema di controllo e certificazione, già regolato dalla normativa comunitaria Reg. CE 834/07 e Reg. CE 889/08. E su quest’ultimo punto si concentrano le critiche, che volgono prevalentemente sulla scarsa efficienza dei controlli, ma anche sui costi.

L’agricoltura biodinamica equiparata a quella biologica


”L’approvazione alla Camera del disegno di legge sull’agricoltura biologica prelude finalmente al superamento di un vuoto nella nostra normativa. Oltre agli aspetti tecnici, ha valore intrinseco il fatto che la produzione biologica venga dichiarata ‘attività di interesse nazionale con funzione sociale’. Riconoscimento che comprende anche l’agricoltura biodinamica. Altro aspetto positivo è il fatto che la legge in via di approvazione consenta la vendita dei semi in ambito locale e – in quantità limitate – da parte delle aziende biologiche ad altri agricoltori”. È questo il commento di Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, rilasciato a La Stampa.
Un punto di grande rilievo è l’istituzione del registro delle sementi biologiche: un mezzo per salvaguardare il mercato da eventuali pericoli derivanti dall’intervento di grandi multinazionali.
Pascale si sofferma anche sulla questione della ricerca, che la legge prevede di finanziare attraverso il Fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, cui destinerà una riserva del 30%, alimentato dal 2% del fatturato dell’anno precedente relativo alla vendita di prodotti fitosanitari: “Oggi più che mai abbiamo bisogno di una ricerca capace di sviluppare innovazioni, tanto più nel nostro Paese dove l’agricoltura biologica costituisce un’autentica eccellenza. Secondo i dati Sinab, l’Italia è leader mondiale nella produzione di agrumi bio, al secondo posto per apicoltura, uva e olive, al terzo per la produzione di frutta e al quarto per le leguminose. Il trend, insomma, va nella direzione di un’agricoltura più sana. Non può che farci piacere, ma bisogna incoraggiare chi lavora: lo snellimento delle procedure di certificazione e dei costi per le aziende è un tema su cui lo Stato può e deve intervenire con altrettanta convinzione”.

Nasceranno i bio-distretti, sistemi produttivi locali

La legge, quindi, riconosce all’agricoltura bio e a quella biodinamica il valore di “attività di interesse nazionale con funzione sociale, in quanto attività economica basata, tra l’altro, sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere degli animali, sullo sviluppo rurale e sulla tutela della biodiversità e sulla riduzione delle emissioni inquinanti e dell’effetto serra”.
Inoltre, unitamente all’agevolazione per la conversione al biologico, con particolare riferimento alle piccole imprese agricole, la legge prevede il riconoscimento dei distretti biologici, ovvero sistemi produttivi locali a spiccata vocazione agricola caratterizzati da coltivazione, allevamento, trasformazione e preparazione alimentare e industriale di prodotti con il metodo biologico: uno o più comuni potranno accordarsi con le aziende locali per istituire un distretto, con tutti i benefici annessi anche alla promozione turistica dell’area.
Finalmente al biologico, settore agricolo di grande rilievo anche nel Parco Sud Milano, viene riconosciuto un ruolo di tutto rilievo: non dimentichiamo che il disegno di legge prevede anche finanziamenti di master e dottorati di ricerca per l’agricoltura biologica. Saranno le regioni a occuparsi anche di formare nuovi operatori e tecnici del settore con appositi corsi professionali.
Siamo sicuri che gli addetti ai lavoro sapranno ben “sfruttare” la nuova legge. Speriamo che anche la politica locale faccia poi la sua parte.

nuova legge sul bio

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