Dopo oltre 30 anni, svolta decisiva
per accertare l’entità dei veleni tossici
nei terreni di Ca’ del Lambro a Mediglia

27 ottobre 2017. Ci siamo, con l’arrivo dei finanziamenti regionali, il comune di Mediglia ha dato l’avvio all’accertamento della effettiva entità dei rifiuti tossici interrati in una vasta area. Il tutto scoperto grazie alle rivelazioni di un camionista “pentito”, che già nel 1985 aveva denunciato come di notte, a Mediglia, in diverse fasi e tempi, scaricava fusti di prodotti chimici più molto altro. Certo non si può paragonarlo a Carmine Schiavone, il boss che gestiva l’amministrazione dei Casalesi, morto d’infarto un paio d’anni fa: era stato il primo a svelare, nel 1993, i traffici del più potente clan camorristico e, soprattutto, a raccontare come e quando la provincia di Caserta è stata trasformata in un’immensa discarica dove accogliere ogni tipo di rifiuto tossico, attraverso l’ausilio di autisti e imprenditori compiacenti.
Il parallelismo sul modus operandi può anche inquietare, ma l’area che cela nel sottosuolo rifiuti tossici a Ca’ del Lambro di Mediglia, di cui abbiamo scritto circa un paio di mesi addietro, sarebbe ben più vasta di quanto ipotizzato. D’altro canto, una domanda sorge lecita: c’era un solo camionista che scaricava sostanze inquinanti a Mediglia e dintorni?
Ma veniamo agli aggiornamenti sul caso: “I primi carotaggi di accertamento effettuati in loco…

Dopo oltre 30 anni, svolta decisiva
per accertare l’entità dei veleni tossici
nei terreni di Ca’ del Lambro a Mediglia

27 ottobre 2017. Ci siamo, con l’arrivo dei finanziamenti regionali, il comune di Mediglia ha dato l’avvio all’accertamento della effettiva entità dei rifiuti tossici interrati in una vasta area. Il tutto scoperto grazie alle rivelazioni di un camionista “pentito”, che già nel 1985 aveva denunciato come di notte, a Mediglia, in diverse fasi e tempi, scaricava fusti di prodotti chimici più molto altro. Certo non si può paragonarlo a Carmine Schiavone, il boss che gestiva l’amministrazione dei Casalesi, morto d’infarto un paio d’anni fa: era stato il primo a svelare, nel 1993, i traffici del più potente clan camorristico e, soprattutto, a raccontare come e quando la provincia di Caserta è stata trasformata in un’immensa discarica dove accogliere ogni tipo di rifiuto tossico, attraverso l’ausilio di autisti e imprenditori compiacenti.
Il parallelismo sul modus operandi può anche inquietare, ma l’area che cela nel sottosuolo rifiuti tossici a Ca’ del Lambro di Mediglia, di cui abbiamo scritto circa un paio di mesi addietro, sarebbe ben più vasta di quanto ipotizzato. D’altro canto, una domanda sorge lecita: c’era un solo camionista che scaricava sostanze inquinanti a Mediglia e dintorni?

Si amplia l’area d’indagine dei rifiuti tossici

Ma veniamo agli aggiornamenti sul caso: “I primi carotaggi di accertamento effettuati in loco a fine settembre -spiega Alessandro Meazza, del direttivo di Legambiente Lombardia- hanno portato a scegliere una decina di aree in cui era opportuno indagare con scavi, le cosiddette trincee: almeno sei hanno rivelato contaminazioni preoccupanti. Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, insieme alle autorità competenti, ha quindi deciso di procedere con il piano di caratterizzazione”. Quest’ultimo si rende necessario se si riscontra un superamento delle CSC (Concentrazioni Soglie di Contaminazioni) e prevede diverse fasi, tra cui anche trivellazioni per una migliore indagine sull’accertamento degli inquinanti: ne sono previste oltre una cinquantina in un’ampia area a ridosso del fiume Lambro, lungo la strada che conduce da Mediglia a San Giuliano.
Da quando il camionista ha denunciato come aveva inquinato le campagne di Medaglia sono passati 32 anni. Ora siamo finalmente giunti alla fase di “caratterizzazione”, che non è ancora quella della bonifica. Va dato atto che in parte le responsabilità dei ritardi ricadono sulla proprietà dei terreni: negli anni, oltre ad aver continuato i lavori agricoli e di zootecnia, si è opposta a interventi nell’area ricorrendo più volte al Tar. Anche in quest’ultimo frangente aveva fatto ricorso, chiedendo la sospensione dei lavori. Ma poi è tornata sui propri passi e ha ritirato il ricorso.
Finalmente, dopo tanti “tira e molla” tra le tante amministrazioni passate a Mediglia e in Regione Lombardia da metà degli anni ’80, il Comune, che ha ottenuto i finanziamenti regionali, pare deciso a rimediare al disastro ambientale.

Veleni Mediglia

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