Gli agricoltori di Muggiano valorizzano le terre,
ma senza azioni del Comune di Milano e Aler
non possono sconfiggere il degrado tra i campi

24 dicembre 2017. Per capire il vero significato di “Milano Città di Campagna” bisogna andare appena oltre la tangenziale ovest, nel borgo di Muggiano, in Municipio 7, e incamminarsi nel reticolo di stradine che attraversano campi, incrociano fontanili, entrano in cascine: chilometri e chilometri di agricoltura viva, con parchi urbani ben integrati con i campi coltivati e diversi laghetti, salvaguardati dai vigili e sensibili agricoltori. Ma sono anche evidenti le aggressive intromissioni del degrado che la metropoli spinge ai suoi margini, ignorandone i danni perché invisibili ai più. Certo, qualche passo avanti per il recupero di alcune aree degradate da accampamenti abusivi è stato fatto dall’amministrazione di Milano, ma agli sforzi anche lodevoli, è mancata la continuità, la convinzione, forse ignara del fatto che ogni stasi, ogni stallo rischia di rimettere velocemente in moto il deterioramento del territorio. L’assessore Granelli…

Gli agricoltori di Muggiano valorizzano le terre,
ma senza azioni del Comune di Milano e Aler
non possono sconfiggere il degrado tra i campi

24 dicembre 2017. Per capire il vero significato di “Milano Città di Campagna” bisogna andare appena oltre la tangenziale ovest, nel borgo di Muggiano, in Municipio 7, e incamminarsi nel reticolo di stradine che attraversano campi, incrociano fontanili, entrano in cascine: chilometri e chilometri di agricoltura viva, con parchi urbani ben integrati con i campi coltivati e diversi laghetti, salvaguardati dai vigili e sensibili agricoltori. Ma sono anche evidenti le aggressive intromissioni del degrado che la metropoli spinge ai suoi margini, ignorandone i danni perché invisibili ai più. Certo, qualche passo avanti per il recupero di alcune aree degradate da accampamenti abusivi è stato fatto dall’amministrazione di Milano, ma agli sforzi anche lodevoli, è mancata la continuità, la convinzione, forse ignara del fatto che ogni stasi, ogni stallo rischia di rimettere velocemente in moto il deterioramento del territorio.

Colture, fontanili e paesaggio 

Ma partiamo dall’agricoltura: intensiva con molte variazioni colturali, dai cereali alle leguminose, prati stabili per la fienagione, allevamento di mucche da latte e cavalli.
Qui l’agricoltura è stata capace di rinnovarsi inserendo ai bordi dei campi, lungo le stradine bianche e le rive dei fossi, filari di alberi e siepi che movimentano e impreziosiscono il paesaggio. Un paesaggio inaspettatamente ricco di natura e biodiversità. A cominciare dalla ricchezza delle acque e dai numerosi fontanili, circa 30, presenti in questo angolo di Parco Sud. L’elemento sorprendente e positivo è che tutto questo è frutto non solo di qualche imprenditore illuminato, bensì proprio degli agricoltori della zona, ma proprio tutti, consorziati nel Consorzio DAM (Distretto Agricolo Milanese), che hanno deciso di collaborare e di attivarsi per raccogliere le ricadute economiche di Expo, dando concretezza nei propri campi agli effimeri slogan dell’evento. Hanno lavorato duramente per mettere a dimora 1.400 alberi e 3.500 arbusti; ripulito la testa e l’asta di ben 15 fontanili, riuscendo a riattivarli per gli usi agricoli. 
Oggi a giudicare dalla portata di acqua di questi fontanili, si comprende che una grande quantità viene intercettata e pompata dal sottosuolo, e ciò aiuta la città a contrastare l’innalzamento della falda, che è poi quella che mina cantine, parcheggi sotterranei e stazioni del metro: un’acqua intercettata, che poi viene restituita nuovamente all’agricoltura e al territorio. “Dai fontanili della zona ora ricaviamo il 40% delle nostre necessità di acqua -spiega Lino Villa della Cascina Molino del Paradiso; acqua che poi potrebbe rientrare pulita nel sistema irriguo dei territori più a sud. E non solo per gli agricoltori, ma anche per gli orti e i parchi di Corsico e Trezzano”. Il condizionale è d’obbligo: se da un lato è encomiabile lo sforzo di tutti gli agricoltori di aumentare il tasso di bellezza dei loro campi, il degrado non sta a guardare e, come una Penelope impazzita, distrugge ciò che di buono si sta facendo.


Come ti metto in crisi il reticolo di acque: le aste dei fontanili ostruite

I fontanili, risorgive apparentemente naturali ma “aiutate” dall’uomo, portano in superficie le acque di falda nel bacino chiamato testa, da cui parte un corso d’acqua detto asta. Ed è proprio su queste aste che insiste il degrado, con rifiuti e macerie che vanno a interrompere lo scorrimento delle acque: è il caso del Fontanile Vignazza, che costeggia via Martirano, in corrispondenza del campo nomadi attrezzato, dove lavori edili sconsiderati e l’inciviltà hanno potato all’interruzione in più punti del corso d’acqua, che non scorre più ed è bloccato.
Proseguendo poco oltre, sempre sulla stessa stradina, le acque del fontanile Due Testine vengono nientemeno bloccate all’imbocco della cava Lavatelli. A quanto ci è stato riferito, l’interruzione è stata effettuata sull’area data in concessione alla cava che, niente di meno, è di proprietà del Comune di Milano.
E qui i tecnici del settore Ambiente del Comune, cui è attribuita la tutela e vigilanza anche di questo corso d’acqua, fanno orecchio da mercante, e non credono che tale corso potesse avere uno sbocco lì. Eppure, se non bastasse la memoria di chi vive e lavora questo territorio e, visto che loro non se ne sono accorti, l’informazione dell’abuso in essere, si potrebbe direttamente verificare sulle mappe o sulle foto aree di qualche anno fa, non del 1800, sarebbe sufficiente degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, partendo da un semplice assunto: i fontanili sono stati costruiti dai tempi dei Romani non per creare specchi di acque stagnanti, ma per drenare i terreni e soprattutto utilizzare le acque in agricoltura.

L’ex campo nomadi illegale e i furti con sversamenti dai tubi di gasolio

Sgomberato con grande dispiego di mezzi un paio di anni fa, siamo ancora oggi ben lontani dal concetto di recupero del territorio. Immaginate un’area vasta come il parcheggio di un megacentro commerciale dove le alte erbacce non riescono a nascondere macerie di casupole abbattute, carcasse di auto e mezzi pesanti sparsi un po’ ovunque. Sembra il set di un filmaccio di fantascienza post-apocalittica, un inferno ficcato a forza nella bellezza di queste campagne. Qui Marco Granelli, assessore all’Ambiente di Milano, avrebbe molto da lavorare, e anche in fretta, perché il degrado non aspetta, bensì peggiora rapidamente: far ripulire velocemente l’area, compresa l’asta del Fontanile Grovello, interrotto in più punti e dove, per fare le cose in grande, ci hanno addirittura costruito sopra. Ma a parte i metri e metri cubi di macerie da smaltire, qui bisogna mettere in campo della progettualità: partire dal basso, ascoltare le esigenze del territorio, sfruttare la presenza di imprenditori agricoli sensibili, ecco come si deve procedere.
E gli agricoltori attendono che l’assessore Granelli dia finalmente seguito alle iniziative che si era impegnato ad attuare, come la pulizia del fontanile Branzino adiacente al campo rom, utilizzato dagli stessi come discarica; la pulizia e riattivazione del succitato fontanile Grovello; il ripristino dell’asta del fontanile Vignazza compreso il ponte abusivo da demolire; la messa in sicurezza della pista ciclabile lungo la via Cusago, che è diventata un’area di sosta permanente di roulotte e camper: tutti impegni che invece, a oggi, paiono dimenticati e lasciano gli agricoltori delusi con l’amaro in bocca.
Altro tema caldo sono gli sversamenti di gasolio dovuti a coloro che -geni dell’imbecillità- vanno a bucare le tubature di Eni per tentare di raccogliere qualche tanica, inquinando ampie porzioni di territorio agricolo. Più volte ne abbiamo scritto in questa sede tanto dei danni nei campi di Cusago e Calvignasco quanto dell’inquinamento avvenuti nell’agosto del 2015 e ancora nel dicembre dello steso anno proprio in queste terre. Sono in corso le operazioni di bonifica e, su richiesta degli agricoltori di Muggiano, è stato recentemente aperto un tavolo tra Comune, agricoltori ed Eni per affrontare il problema. Inoltre, a quanto ci risulta, la società petrolifera non intenderebbe risarcire gli agricoltori dei danni che hanno subito. Vi informeremo per aggiornarvi su se e come si risolverà la questione degli indennizzi dei danni, ma è certo che un’azienda petrolifera di questo calibro non può esimersi dal mettere in campo tutte le migliori tecnologie per eliminare o ridurre al massimo questi disastri. Che purtroppo non riguardano solo Muggiano, ma moltissime altre aree del Parco Sud, nella parte ovest, dove nel sottosuolo scorre un oleodotto dell’ENI.

Parchi e complessi architettonici poco conosciuti

Il territorio agricolo di Muggiano ci riserva anche altri aspetti di tutto rilievo: le cascine tradizionali lombarde, per esempio, a partire dal grande complesso di Assiano con la chiesetta del ‘700 dedicata a San Martino. Qui c’è il fascino dei tempi andati, velato però da una decadenza preoccupante, con edifici vuoti e dismessi ormai da lungo tempo, un patrimonio in mano pubblica: da troppo tempo Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale Milano) non risponde alle sollecitazioni e alle proposte per ridare vita all’antico borgo. Cosa aspetta la Regione Lombardia? Non deve ulteriormente permettere ad un suo Ente di lasciare andare in malora una testimonianza storica di tale valore!
Ma è tutto il territorio di Muggiano che sembra attendere una rivitalizzazione. I punti di forza non mancano: dei fontanili abbiamo già parlato per le problematiche e le potenzialità, ma è giusto riconoscere e ribadire che in questa zona vi sono tra i più bei fontanili del Parco Sud, come gli imponenti Ferro di Cavallo e Cappello del Prete, a disposizione di tutti nel Parco di Muggiano che vanta ben 22 ettari di estensione con pratoni e strutture giochi ben tenuti, ed è collegato con il Parco del Centenario di Corsico. Spiace però che una simile dotazione di verde attrezzato sia poco fruito dai cittadini, un po’ per scarsa conoscenza, un po’ per la microcriminalità, che fino a qualche tempo fa imperversava allontanando le famiglie.
Sono un grande valore queste aree di svago, un patrimonio frutto di investimenti nel verde avveduti e che possono offrire tanto alla città. Bisogna però crederci, perseverare, integrarli meglio con il territorio e con l’agricoltura. Perché il degrado si sconfigge veramente portando i cittadini a vivere il proprio territorio.
 E questi agricoltori, per quanto bravi e intraprendenti, non possono farlo da soli.

Muggiano degrado

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