La Lega batte i pugni
e il direttivo del Parco
concede 75.000 mq

Si firma onorevole, benché non lo sia più, in quanto candidato non rieletto nella lista della Lega alle ultime elezioni parlamentari: è Claudio D’Amico, sindaco di Cassina de Pecchi, che si distingue anche per avere firmato uno dei Pgt più invasivi: la bellezza di 20 aree coinvolte in trasformazioni urbanistiche, di cui 16 residenziali, per una superficie totale di 752.000 mq, pari a quasi il 20% della superficie non protetta dal Parco.
E, sebbene non più onorevole, rimane evidentemente un politico persuasivo, considerato che è riuscito a strappare al Parco 75mila mq di agricoltura per farne impianti sportivi e ricreativi.

La Lega batte i pugni
e il direttivo del Parco
concede 75.000 mq

Si firma onorevole, benché non lo sia più, in quanto candidato non rieletto nella lista della Lega alle ultime elezioni parlamentari: è Claudio D’Amico, sindaco di Cassina de Pecchi, che si distingue anche per avere firmato uno dei Pgt più invasivi: la bellezza di 20 aree coinvolte in trasformazioni urbanistiche, di cui 16 residenziali, per una superficie totale di 752.000 mq, pari a quasi il 20% della superficie non protetta dal Parco.
E, sebbene non più onorevole, rimane evidentemente un politico persuasivo, considerato che è riuscito a strappare al Parco 75mila mq di agricoltura per farne impianti sportivi e ricreativi.

Le ragioni della Regione

Diamo prima una breve sintesi di come persino la Regione Lombardia ha valutato negativamente il Pgt. Le “criticità” sottolineate sono l’elevato consumo di suolo, dovuto all’eccessiva edificazione, e la parcellizzazione delle aree agricole. Ma anche la crescita esponenziale degli abitanti, che passerebbero dagli attuali 13.254 a 16.572: si osserva che nell’ultimo decennio la crescita registrata è stata di soli 1.129 abitanti. Ancora la Regione dichiara non coerente la demolizione di parte di una cascina con il vincolo di “permanenza di architettura rurale” per realizzare una nuova viabilità di attraversamento del Naviglio, a pochi metri di distanza da un ponte carrabile esistente, anch’esso vincolato come “elemento di rilevanza architettonica”. Inoltre, la legge regionale VIII/3095/2006 tende a evitare la costruzione di nuovi attraversamenti nelle immediate vicinanze di quelle già esistenti, ritenendo critica una distanza inferiore ai 300 m, come in questo caso.

Il Parco si “persuade”

Ma che D’Amico abbia in scarsa considerazione i vincoli ambientali – oltre che l’opinione della cittadinanza, coalizzata contro il consumo di suolo e la distruzione del paesaggio- lo dimostra anche l’esosità della richiesta di aree agricole al Parco Sud per trasformarle in infrastrutture sportive. Si tratta di ben 75mila mq. L’ente Parco, in una prima istruttoria della richiesta, aveva, come di prassi, rinviato la richiesta a una valutazione “esclusivamente in sede di variante del Piano territoriale di coordinamento del Parco”. Ovvero, un iter che al momento è in alto mare e che rimanda a una discussione generale sui confini e le regole del Parco.
Ma D’Amico non era evidentemente d’accordo. E si è presentato in Provincia battendo i pugni per “smussare” i giudizi negativi sul Pgt e chiedendo un incontro, ovviamente concesso, con i vertici politici.
Ed ecco che, più delle regole, sono valse le capacità persuasive del sindaco leghista. Infatti, nella delibera del Direttivo, contraddicendo il parere dei tecnici del Parco Sud, si arriva a dare sostanzialmente il via libera al centro e impianto sportivo e ricreativo, ancorché senza possibilità di realizzare edificazioni in muratura. Quindi, una perdita secca di agricoltura nel Parco di 75.000 mq.
Per la cronaca, le capacità persuasive di D’Amico hanno sfondato anche gli animi dei “non amici” di corrente politica: oltre al PDL e alla Lega, a favore di questo attacco al territorio, si è espresso anche Javier Miera, del PD. Ma lascia la bocca amara anche l’astensione di Roberto Magagna, rappresentante nel Direttivo del Parco delle associazioni degli agricoltori.

 

La Lega chiede, il Parco concede

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