Cerba, rischi documentati
per la sanità lombarda.
E gli ambientalisti rivogliono
le aree sottratte al Parco Sud

Cerba, un incubo degli ambientali per il consumo di suolo agricolo, ma anche potenziale rischio per le finanze pubbliche e per l’equilibrio della ricerca sanitaria in Lombardia.  Così, mentre Associazione per il Parco Sud Milano, Italia Nostra Sud Est Milano, Legambiente Lombardia e Wwf Lombardia lanciano un appello agli Enti interessati (vedi testo), tecnici, consiglieri e assessori della giunta Pisapia hanno redatto un illuminante documento sulle problematiche insite nel progetto di Veronesi, qui riportato integralmente.

Cerba, rischi documentati
per la sanità lombarda.
E gli ambientalisti rivogliono
le aree sottratte al Parco Sud

Cerba, un incubo degli ambientali per il consumo di suolo agricolo, ma anche potenziale rischio per le finanze pubbliche e per l’equilibrio della ricerca sanitaria in Lombardia.  Così, mentre Associazione per il Parco Sud Milano, Italia Nostra Sud Est Milano, Legambiente Lombardia e Wwf Lombardia lanciano un appello agli Enti interessati (vedi testo), tecnici, consiglieri e assessori della giunta Pisapia hanno redatto un illuminante documento sulle problematiche insite nel progetto di Veronesi, qui riportato integralmente.

Cerba, va valutato il progetto nella sua globalità

Cerba, sogno o incubo? Nato da una brillante intuizione del prof. Umberto Veronesi, il Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata (CERBA) quasi dieci anni fa si propose come progetto all’avanguardia, un Centro multidisciplinare che all’oncologia, affiancasse la cardiologia, la neonatologia e le neuroscienze, mutuando dalle strutture sanitarie nordamericane l’idea di condividere una piattaforma tecnologica che permettesse di integrare la ricerca clinica con quella sperimentale, i servizi terapeutici a quelli diagnostici, dotandosi anche di strutture per la cultura scientifica. Il modello era il NIH, cioè il National Institute of Health di Bethesdha (Washington D.C.). Una vera e propria cittadella della ricerca biomedica, che vede la presenza di oltre venti istituti, ciascuno dedicato alla ricerca su una specifica patologia: uno per i tumori, un altro per la neurologia e la neurochirurgia, uno per la cardiologia, uno per le patologie neonatali, accanto a un ospedale con diverse centinaia di posti letto. Un luogo che dà concretezza alla cosiddetta ricerca traslazionale, ovvero quel processo che dal bancone del ricercatore, che sperimenta in vitro e in vivo su modelli animali, passa al letto del malato per tornare al bancone, accelerando i tempi che separano la ricerca dalla cura.

Un’idea non dettata da megalomania, ma dai cambiamenti che in questi ultimi decenni sono intervenuti nelle conoscenze in campo biomedico, soprattutto a partire da quelle legate allo studio del genoma. Dal punto di vista dell’ottimizzazione dei costi, inoltre, quel modello offre la possibilità di condividere piattaforme tecnologiche di altissimo livello, ma di costo elevato, rendendo fattibili progetti, promossi da differenti discipline biomediche, altrimenti proibitivi dal punto di vista economico.

Quel progetto, “un sogno” lo ha definito il prof. Veronesi, fu pensato in tempi ormai molto lontani, con disponibilità finanziarie pubbliche e private, almeno sulla carta, assai distanti da quelle sempre più scarse che sono oggi a disposizione. Lo stesso progetto iniziale è stato via via ampiamente ridimensionato in conseguenza delle vicende finanziarie e giudiziarie che hanno coinvolto i proprietari di allora, il gruppo Ligresti in primis, e gli azionisti, soprattutto banche, che sono subentrati nel controllo dell’area.

Oggi il progetto ruota sostanzialmente attorno al trasferimento dell’Istituto Cardiologico Monzino e alle possibili sinergie rese possibili dalla vicinanza con l’Istituto Oncologico Europeo. Nel frattempo nell’area metropolitana sono cresciuti altri Centri di ricerca, pubblici e privati, di assoluta eccellenza. Alcuni con i conti in equilibrio, grazie soprattutto alla capacità di aggiudicarsi finanziamenti partecipando a gare a livello internazionale, altri invece, come il Centro di Nerviano, che hanno dovuto ricorrere all’intervento della Regione Lombardia per difendere ricerca e posti di lavoro. A ciò si aggiunge che, in concomitanza con il CERBA, è stato sottoscritto l’accordo di programma che porterà alla realizzazione della Città della Salute e della Ricerca a Sesto San Giovanni, partendo dal trasferimento delle attuali sedi dell’Istituto Besta e dell’Istituto Nazionale dei Tumori. Progetto, anch’esso, che presenta diversi punti di contatto con il progetto di Veronesi.

La prima domanda riguarda, dunque, il senso e la sostenibilità della contemporanea realizzazione dei due progetti, entrambi peraltro ridimensionati rispetto alle ipotesi iniziali, stante i tempi di crisi dei bilanci pubblici che perdureranno ancora per molto tempo. A questo si aggiunge la preoccupazione per la sottrazione inevitabile di risorse alle altre realtà, ospedali e Centri di ricerca, che fanno ricerca e cura nell’area metropolitana e lombarda. I sostenitori del Cerba sottolineano che i costi di realizzazione saranno interamente a carico dei privati, tacendo però sul fatto che gli ingenti costi annuali della gestione operativa, sia per la gestione dei posti letto, sia per la ricerca, saranno poi inevitabilmente e quasi interamente a carico delle finanze pubbliche regionali e nazionali.

Il Comune di Milano, pur non avendo competenze dirette, e soprattutto capacità di spesa, in materia di ricerca e assistenza sanitaria, si sta facendo carico della responsabilità politica di chiedere a tutti i soggetti interessati di assumersi le proprie responsabilità. Gli attuali azionisti del Cerba devono chiarire, prioritariamente, non solo quello che intendono concretamente realizzare, ma anche come e con quanto intendono concorrere ai futuri costi della gestione operativa. Solo nel caso in cui si assumessero interamente tutti questi costi avrebbero, sempre e comunque nel rispetto dei vincoli urbanistici, la legittimità di realizzare il progetto che ritengono più opportuno.

Sappiamo tutti che non sarà così, cionondimeno riteniamo sia compito della Regione Lombardia e dei Ministeri della Salute e della Ricerca rendere trasparente fin d’ora quali sono i loro programmi di redistribuzione dei finanziamenti per l’intera ricerca e per la cura in Lombardia. Tutto questo tenendo ben presente l’altra priorità rappresentata dalla medicina territoriale, già messa a dura prova dall’esplodere delle patologie neurodegenerative legate all’invecchiamento della popolazione. Il Comune di Milano, insomma, non è affatto indifferente al progetto del Cerba, ma è assai preoccupato che il sogno possa trasformarsi in un incubo non solo per le finanze pubbliche, ma per la stessa capacità di dare risposte sempre più efficaci per la salute dei cittadini e dei tanti “ospiti” dall’Italia e dal mondo del servizio sanitario che già oggi cercano nelle strutture della nostra città aiuto, sollievo e soluzioni per la loro salute.

I firmatari: Lucia Castellano (consigliere regionale lista Ambrosoli), Franco D’Alfonso (assessore giunta Pisapia), Anna Scavuzzo (consigliere comunale PD), Elisabetta Strada (consigliere comunale lista  Pisapia), Cristina Tajani  (assessore giunta Pisapia), Sergio Vicario (Istituto Mario Negri)

 

Cerba, rischi documentati per la sanità lombarda. E gli ambientalisti rivogliono le aree sottratte al Parco Sud

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