Al voto, al voto! 29 comuni del Parco
scelgono un sindaco:
chi di loro tutela il territorio?

Albairate, Arluno, Assago, Bubbiano, Casarile, Cassina de’ Pecchi, Cesano Boscone, Colturano, Cornaredo, Cusago, Gaggiano, Gudo Visconti, Lacchiarella, Liscate, Locate di Triulzi, Pantigliate, Paullo, Pero, Peschiera Borromeo, Pioltello, Rodano, Rozzano, Settala, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio, Tribiano, Vanzago, Vignate, Zelo Surrigone

Dei 61 Comuni del Parco Sud, ben 29 sono chiamati a sostituire (o confermare) il sindaco. A “correre” per raggiungere questa poltrona sono davvero in tanti: ogni cittadella, indipendentemente dal numero di abitanti, ha mediamente 5/6 liste. Cusago, per esempio, che non raggiunge neppure i 4mila abitanti, presenta ben 5 candidati! Insomma, oltre 60 aspiranti sindaci rappresentano un bel dilemma per tutti quei cittadini che si ritrovano a scegliere in una rosa di proposte così variegata: segnaliamo che, purtroppo, nella gran parte dei programmi delle liste, il Parco Agricolo Sud Milano non è mai neppure citato. Eppure, ognuno dei Comuni che va al voto ha almeno il 40% del territorio all’interno del Parco!

Al voto, al voto! 29 comuni del Parco
scelgono un sindaco:
chi di loro tutela il territorio?

Albairate, Arluno, Assago, Bubbiano, Casarile, Cassina de’ Pecchi, Cesano Boscone, Colturano, Cornaredo, Cusago, Gaggiano, Gudo Visconti, Lacchiarella, Liscate, Locate di Triulzi, Pantigliate, Paullo, Pero, Peschiera Borromeo, Pioltello, Rodano, Rozzano, Settala, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio, Tribiano, Vanzago, Vignate, Zelo Surrigone

Dei 61 Comuni del Parco Sud, ben 29 sono chiamati a sostituire (o confermare) il sindaco. A “correre” per raggiungere questa poltrona sono davvero in tanti: ogni cittadella, indipendentemente dal numero di abitanti, ha mediamente 5/6 liste. Cusago, per esempio, che non raggiunge neppure i 4mila abitanti, presenta ben 5 candidati! Insomma, oltre 60 aspiranti sindaci rappresentano un bel dilemma per tutti quei cittadini che si ritrovano a scegliere in una rosa di proposte così variegata: segnaliamo che, purtroppo, nella gran parte dei programmi delle liste, il Parco Agricolo Sud Milano non è mai neppure citato. Eppure, ognuno dei Comuni che va al voto ha almeno il 40% del territorio all’interno del Parco!

Comunque, come associazione ambientalista non intendiamo schierarci, ma più semplicemente orientare verso un modello di sviluppo sostenibile. Il difficile momento economico impone soluzioni che rendano più efficiente il governo locale, ma questo non vuol dire essere disponibili a sacrificare il territorio per rimpinguare le casse comunali. Per fermare lo spreco di suolo occorre guardare ad amministratori che siano in grado di coniugare la gestione locale investendo risorse e impegno nella direzione giusta: il cambiamento è il fattore primario per uscire dalla crisi e lo sviluppo di nuove politiche, che sappiano rilanciare l’occupazione, a partire dai green job e dalla re-industrializzazione intelligente nel tessuto delle nostre città, è la via da percorrere.

No a chi ha votato Pgt dal forte consumo di suolo

Premesso che ormai tutti i Piani di governo del territorio (Pgt) sono stati approvati (anche se non mancano continue richieste di varianti per incrementare i volumi edilizi), ci sembra opportuno rifiutare la riconferma a quei sindaci che hanno scelto un esagerato consumo di suolo nei loro Pgt o a quei candidati che si presentano nel segno della continuità.  Ad esempio Rozzano, che dopo il devastante Pgt (quasi 2 milioni di mc di nuovo cemento) dell’ex sindaco PD D’Avolio, ora propone Barbara Agogliati, assessore PD della stessa precedente giunta. E, per par condicio ma non solo, ricordiamo che a Cassina de’ Pecchi, il sindaco uscente, il leghista Claudio D’Amico si distingue anche per avere firmato uno dei Pgt più invasivi: la bellezza di 20 aree coinvolte in trasformazioni urbanistiche, di cui 16 residenziali, per una superficie totale di 752.000 mq, pari a quasi il 20% della superficie non protetta dal Parco e in sovrappiù prevedendo di cancellare 75mila mq di aree agricole tutelate. Ora D’Amico corre per le europee ma, per continuità, troviamo a candidato sindaco Andrea Maggio di Forza Italia, attuale assessore ai lavori pubblici di Cassina. A questi possiamo aggiungere il sindaco di centrodestra Antonio Falletta (ricandidato) che a Peschiera Borromeo ha dato via libera a 10 piani di “recupero” che snaturano le ultime 10 cascine della cittadina. E come scordarsi di Vignate, comune che ha sottratto ben 100mila mq al Parco Sud, graziando l’impresa Sogemar con supersconti sugli oneri di urbanizzazione, grazie l’impegno zelante del sindaco Emilio Vergani? Tra i candidati a Vignate vi è anche Paolo Gobbi, attuale vicesindaco! Fatti, non parole: così recita la propaganda di Gobbi (e ho detto tutto, parafrasando il grande Totò).

Per scegliere leggere i programmi dei candidati

Di capitale importanza, anche se ovviamente non saranno “Vangelo”, è perdere tempo a leggere i diversi programmi per verificare se vi è un’idea di efficienza nell’uso delle risorse naturali, anche in rapporto al circostante spazio rurale. Non occorre essere grandi per essere “città”, bastano creatività, apertura, propensione ad investire in qualità della vita e dell’ambiente. Anche una piccola contrada può essere ‘smart’. Dipende dalle persone che la abitano e dalla qualità, naturale e culturale, del territorio.
Unendoci all’appello proposto da Legambiente ai candidati sindaci, elenchiamo 6 temi di impegno per l’agenda del cambiamento, da “ricercare” nei programmi elettorali.

Efficienza negli usi del suolo e negli spazi della città – il suolo e lo spazio pubblico sono i maggiori patrimoni di una comunità. Nella pianificazione urbanistica è ora di dire basta a nuove dissipazioni di suolo. Il ‘consumo di suolo zero’ implica anche il coraggio di cancellare previsioni inattuate (ovvero, revisione dei Pgt). Il progetto di città deve dare impulso alla sua rivitalizzazione, riportando qualità edilizia, socialità e produzione nelle aree e negli edifici dismessi che della città già sono parte. Sviluppando edilizia di qualità per i centri storici e i quartieri residenziali, liberandoli dall’invadenza delle auto, affrontando complesse operazioni di rigenerazione urbana, progettando ecoquartieri in grado di ridare vita ad aree in abbandono e di offrire un superiore standard di benessere residenziale, rinunciando allo sviluppo dei centri commerciali. Terreno di sfida è anche quella della partecipazione al progetto urbanistico: la VAS, svilita e banalizzato un po’ dovunque, deve tornare ad essere arena incisiva e trasparente di confronto sugli effetti ambientali delle scelte urbanistiche, coerentemente con quanto impone la direttiva europea.

Efficienza energetica, dai Piani Energetici ai bilanci comunali – moltissimi comuni si sono dotati di piani per l’efficienza energetica, per gli edifici e i servizi pubblici come per l’edilizia e le attività private. Pochissimi sono invece quelli che hanno trasformato questi piani in voci di bilancio, al capitolo investimenti e a quello dei risparmi in bolletta: si pensi al settore dell’illuminazione pubblica, rilevante voce di spesa, che oggi può beneficiare di notevoli margini di miglioramento d’efficienza, coniugando nuove fonti luminose con adeguate progettazioni illuminotecniche. La riduzione degli sprechi energetici e dell’inquinamento da impianti termici non può prescindere dall’azione delle istituzioni di governo locale, nel praticarla rispetto al patrimonio pubblico e nel promuoverla negli interventi dei privati

Mobilità intelligente e adatta al contesto – l’automobile privata è un costo eccessivo per le famiglie, ma anche per i comuni, chiamati a gestire e manutenere crescenti spazi pubblici, personale e servizi ad uso esclusivo della circolazione e sosta delle auto. Occorre perseguire politiche di moderazione del traffico e della sua velocità (zone 30 in tutte le aree residenziali) e di limitazione di spazi di sosta, per restituire la città alle persone. Per farlo occorre ridurre la dipendenza dalla mobilità privata mettendo in campo possibilità e servizi alternativi e competitivi, adatti al contesto territoriale: dalla mobilità collettiva alla intermodalità lenta (bici+treno, bicistazioni sicure, servizi a chiamata e condivisione dell’auto), sfruttando anche le nuove possibilità offerte dallo sviluppo delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e dei servizi di infomobilità. Ma significa anche progettare la città in modo integrato con l’offerta di servizi collettivi di mobilità, affinché questi risultino attraenti e competitivi.

Custodire gli spazi rurali e gli ambienti naturali – per troppi anni la campagna è diventata spazio ‘altro’ dall’azione di governo locale. Abbiamo assistito passivamente allo spopolamento e all’abbandono del territorio rurale, alla banalizzazione del paesaggio agrario e pastorale, e solo oggi ci rendiamo conto di quale potenziale di benessere si sia perso. Ma non in modo irreparabile: tornare ad essere custodi del territorio, con progetti e azioni che puntino alla cooperazione con i proprietari e i conduttori delle terre ma che mobilitino anche coloro, singoli e associazioni, che non hanno terra ma possono contribuire al miglioramento e alla riappropriazione di quel paesaggio. È qualcosa di più di un’azione di animazione territoriale: promuovere la custodia del territorio significa anche tramandare un legame originale della comunità, e mettere in valore un patrimonio collettivo, che non mancherà di promuovere iniziative di impresa legate alla produttività materiale e immateriale di un territorio di qualità, prevenendo il dissesto idrogeologico attraverso l’azione minuta di manutenzione del territorio.

Meno rifiuti, più scambio – la crisi ha messo in discussione un modello di economia legato al consumo dissipativo e alla conseguente produzione di rifiuti. Si tratta ora di riportare al centro della generazione di valore non più il consumo e la dissipazione, ma il momento dello scambio, in grado di moltiplicare e rigenerare il valore di oggetti e merci. La riduzione dei rifiuti, prima ancora della loro corretta separazione e riciclaggio, è l’esito virtuoso di una diversa consapevolezza del valore dei materiali, che punti alla prevenzione degli sprechi evitabili e alla ristrutturazione di un mercato di prossimità e di reciprocità. Per ogni comunità la riduzione dei rifiuti da avviare a smaltimento deve costituire un programma costante di miglioramento e di contrasto allo spreco, e un terreno in cui sviluppare crescente consapevolezza circa il valore anche economico della sobrietà, intesa non in chiave depressiva ma come crescita di prestazioni dei materiali e dei prodotti.

Tutta l’acqua in comune – il tema dell’acqua, oggetto di mobilitazioni ma anche di ansie sociali – ansie che fanno fatturare miliardi all’industria dell’imbottigliamento – richiede un governo a livello di ambiti più estesi di quello comunale, ma questo nulla toglie alle responsabilità civica nei confronti dell’acqua che non è solo quella pulita che esce dai rubinetti, ma anche quella che cade dal cielo: in un comune lombardo medio piovono 17 miliardi di litri d’acqua all’anno, quasi 3 milioni di litri per abitante! Questa enorme quantità d’acqua può alimentare le falde e i corsi d’acqua, può essere intercettata e utilizzata, oppure finire impropriamente nelle fogne e provocare alluvioni e allagamenti. Il drenaggio urbano, la corretta gestione delle acque di pioggia, la separazione e il riutilizzo delle acque bianche, il governo del reticolo minore e del ruscellamento per prevenire il dissesto idrogeologico, sono tutti grandi temi progettuali che hanno molto a che fare con la corretta manutenzione del territorio e della città, insieme al corretto collettamento di tutti gli scarichi fognari che ancora oggi rappresentano un carico inquinante inaccettabile per i nostri corsi d’acqua.

 

Al voto, al voto! 29 comuni del Parco scelgono un sindaco: chi di loro tutela il territorio?

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