Italia Eldorado delle società petrolifere
Le trivelle avanzano anche nel Parco Sud
Ma ad Arborea hanno fermato Moratti

Le compagnie petrolifere stanno “inseguendo” le rilevazione i dell’Usgs, United States Geological Survey, organizzazione scientifica indipendente degli Stati Uniti, la quale stima che sotto il Bacino del Po ci sarebbe un numero consistente di giacimenti di gas e di petrolio da scoprire, potenzialmente estraibili con nuove tecniche di perforazione. Infatti, in Lombardia i permessi di ricerca idrocarburi vigenti sono 14, per un totale di 3.776,55 km quadrati, mentre sono 17 le concessioni di coltivazione di idrocarburi (988,61km quadrati), 9 le nuove richieste per permessi di ricerca e 6 gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, pari a complessivi 7 miliardi di metri cubi. Ma il motivo di tanto interesse al territorio lombardo e nazionale di compagnie petrolifere si spiega anche con le “percentuali di compensazione ambientale”e con royalties tra le più basse al mondo. intanto ad Arborea… 

 

Italia Eldorado delle società petrolifere
Le trivelle avanzano anche nel Parco Sud
Ma ad Arborea hanno fermato Moratti

I dati al 31 maggio 2014 degli uffici Unmig del ministero dello Sviluppo economico evidenziano che in Lombardia i permessi di ricerca idrocarburi vigenti sono 14, per un totale di 3.776,55 km quadrati, mentre sono 17 le concessioni di coltivazione di idrocarburi (988,61km quadrati), 9 le nuove richieste per permessi di ricerca e 6 gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, pari a complessivi 7 miliardi di metri cubi. Forse le compagnie petrolifere stanno inseguendo le rilevazione i dell’Usgs, United States Geological Survey, organizzazione scientifica indipendente degli Stati Uniti, la quale stima che sotto il Bacino del Po ci sarebbe un numero consistente di giacimenti di gas e di petrolio da scoprire, potenzialmente estraibili con nuove tecniche di perforazione.
Infatti, oltre che verso le province di Bologna e Ferrara – in Emilia Romagna – l’attenzione sembra essersi spostata verso la Lombardia, in maniera particolare nell’est milanese e nella provincia di Cremona. A farla da padrone sono Mac Oil spa, controllata dall’americana Petrocorp Inc e titolare del permesso di ricerca Melzo e dell’istanza di permesso di ricerca San Grato, e la Northsun Italia spa, controllata dall’australiana Po Valley Energy e titolare della concessione di coltivazione “Cascina Castello” e dei permesso di ricerca “Opera” e “Cascina San Pietro”.
Come informa Pietro Dommarco su Altraeconomia.it, la Mac Oil è intenzionata a trivellare 2 pozzi esplorativi e controllare un territorio che va dalla provincia di Lodi a quella di Como. La Northsun Italia, invece, sta per mettere in produzione ed ampliare la concessione di coltivazione “Cascina Castello” con la perforazione di un secondo pozzo, per sfruttare al meglio il “giacimento” Bezzecca ad est di Milano, dove negli anni Cinquanta l’Eni scopri il giacimento “Pandino”. Verranno estratti 40 mila metri cubi di gas al giorno. Ipoteticamente, 14 milioni di metri cubi di gas all’anno, anche questi esentasse. Le due società, insieme, controllano un territorio di 507 chilometri, che comprendono aree protette come il Parco agricolo Sud Milano, il “Parco Alto Martesana”, il Parco del Rio Vallone, una parte del Parco del Molgora, i Parchi regionali Adda Sud e Adda Nord, le Sorgenti della Muzzetta, iIl Sito d’Interesse Comunitario “Boschi e Lanca di Comazzo”. Aree di importante valenza paesaggistica e naturalistica, con presenza di risorse idriche strategiche, sulle quali incidono anche altre infrastrutture.

In Italia le royalties più basse del mondo

Il perché di tanto interesse al territorio lombardo e nazionale di compagnie petrolifere, prevalentemente estere, si spiega anche con le “percentuali di compensazione ambientale” tra le più basse al mondo e con royalties, cioè il corrispettivo che le compagnie petrolifere versano a Stato ed enti locali come compensazione per lo sfruttamento del territorio, irrisorie: sul gas il decreto Sviluppo del 2012 le ha aumentate dal 7% al 10%, e sul petrolio dal 4% al 7%; nel resto del mondo vanno invece dal 20% all’80% del valore degli idrocarburi estratti. Inoltre, vi sono esenzioni dal pagamento delle royalties sulle prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come sulle prime 50mila tonnellate di petrolio estratte in mare, sui primi 25milioni di metri cubi di gas in terra e sui primi 80milioni di metri cubi in mare. Non solo: sulle 59 società operanti in Italia, nel 2011, solo 5 hanno effettuato versamenti delle royalties (Eni, Shell, Edison, Jonica gas, Adriatica idrocarburi).
Tanto che Legambiente, nel documento consegnato lo scorso marzo alle commissioni congiunte Ambiente e Attività produttive della Camera, evidenziava che “Se si aggiornassero i canoni con cifre più adeguate, le compagnie petrolifere potrebbero versare alle casse dello Stato oltre 300 milioni di euro rispetto all’attuale milione”.
Legambiente suggerisce quindi delle aliquote di “almeno 1.000 euro al km quadrato per la prospezione, 2mila per le attività di ricerca e fino a 16mila per la coltivazione”.

 

Trivellazioni in Sardegna, la vittoria di Arborea

Ogni tanto, però, c’è chi è costretto a fare retromarcia. Come è successo in Sardegna. Qui sotto il testo di Maria Rita D’Orsogna
Fisico, docente universitario, attivista ambientale (tratto da Il fatto quotidiano)

Arborea, provincia di Oristano, si e no 4.000 abitanti. Un tempo questa località si chiamava Mussolinia, perché fu fondata durante gli anni del fascismo. Molti residenti sono figli e nipoti di veneti giunti qui all’inizio del ‘900 per bonificare l’area. Non distante da Arborea il magnifico stagno di S’Ena Arrubia, protetto da ogni trattato possibile – zona a protezione speciale, sito di interesse comunitario, important bird area – dove se sei fortunato puoi vedere i fenicotteri rosa e che si estende pacifica e verdeggiante davanti agli occhi di turisti, birdwatcher e chiunque abbia voglia di un po’ di pace.
Arborea fino a qualche anno fa era una cittadina tranquilla, dove la gente si occupava di agricoltura, turismo e produzione di latticini. La cooperativa 3A è all’avanguardia ed esporta latte e derivati in tutto il mondo.
E poi… nel 2009 arriva Saras. La Saras dei fratelli Moratti che presenta il suo bel “Progetto Eleonora” per trivellare un pozzo esplorativo a duecento metri da S’Ena Arrubia e a quattrocento metri dalle case di Arborea per la ricerca di gas naturale e a 3.000 metri di profondità. E quindi vai con il solito bla bla dei petrolieri: Eleonora porterà lavoro e metano ai sardi, Eleonora non causerà problemi ambientali e non ci saranno modifiche al territorio.
Ma poi perché Eleonora? Forse come Eleonora D’Arborea, l’ultima reggente di uno stato sardo autoctono, il giudicato di Arborea? Chissà. E quindi Arborea, 4.000 abitanti, si ritrova contro il colosso di proprietà della famiglia Moratti: Giammarco ne è il presidente e Massimo l’amministratore delegato. Questa famiglia possiede altre raffinerie in tutta Italia, fra cui quella a Sarroch, città letteralmente devastata come lo sono tutte le altre prese di mira dai petrolieri. A Sarroch c’è aria avvelenata, morti sul lavoro, tassi di tumori alle stelle, frequenti sversamenti e rilasci di materiale tossico nell’ambiente. Massimo Moratti ha controllato l’Inter per tanti anni, e la moglie di Giammarco è Letizia, già sindaco di Milano e ministro. Notare che Milly Moratti, moglie di Massimo, è una “politica ambientalista moglie di un petroliere”. Un po’ incoerente no?
E allora, cosa può fare un paesino così piccolo di fronte a cotanto denaro e influenza? La risposta è: molto. Nel 2011 è partita una bellissima campagna di informazione e di attivismo guidata da poche persone, ma preparate e determinate – Manuela Pintus, Davide Rullo, Paolo Piras, Federico Torresan, Paolo Pinos, Federico Panetto, Antonella Cenghialta, Irene Nuvoli e tutto il comitato No al Progetto Eleonora che hanno fatto il lavoro giorno per giorno, sensibilizzando, parlando ai propri concittadini, dal basso e con sempre più coraggio, mettendo pressione agli enti locali e al governatore Ugo Cappellacci di Sardegna.
Molte sono state le puntate di questa saga, troppo lunghe da raccontare qui. Ma per chi le vive so che sono state un miscuglio di stanchezza, impotenza, gioia, rabbia, coraggio, perseveranza, voglia di non dargliela vinta. Con Manuela, persona di scienza come me, siamo diventate amiche e ci siamo scambiate tutte queste sensazioni che solo chi sta in trincea puo’ veramente capire. Ma alla fine, tutta Arborea, tutta la provincia di Oristano, era contro la Saras.
Il 20 settembre la bella notizia: il progetto Eleonora è stato bocciato dalla regione Sardegna. Un risultato che sembrava insperabile nel 2011 ma che invece si è avverato. Tutto questo non succede a caso ed è un altro esempio ancora di quanto potere abbiamo noi cittadini se usiamo l’arma dell’intelligenza, se sappiamo essere organizzati e persistere e senza paura, mettendo pressione a chi ci governa.
Brava Manuela Pintus, brava tutta Arborea. Sono sicura che Eleonora D’Arborea, quella vera e non quella petrolifera che goffamente la Saras voleva propinarvi, da qualche parte sorride ed è orgogliosa dei suoi discendenti.
Alla famiglia Moratti, lasciate la Sardegna in santa pace. Non si può fare gli ambientalisti e le mogli dei petrolieri al contempo.

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