Luci ed ombre nella bozza
dello Statuto metropolitano:
ascoltare i cittadini per migliorarlo

Dopo un mese e mezzo di lavori, la Commissione statutaria, composta da 13 consiglieri metropolitani, ha partorito la bozza definitiva dello Statuto. È difficile dare a caldo un giudizio su questo documento, che risente di una visione schematica e in alcune parti carente, forse dovuta ai tempi stretti del lavoro di redazione.
Comunque, per cercare una sintesi, si può affermare che lo Statuto affronta senza enfasi il tema del lavoro, della formazione, dei diritti, delle sfide poste dalla globalizzazione, della qualità della vita, limitandosi spesso a enunciazioni di principio, anche condivisibili, ma senza spingersi oltre. In chiaroscuro anche i temi del consumo del suolo, dei parchi e dell’agricoltura…

Luci ed ombre nella bozza
dello Statuto metropolitano:
ascoltare i cittadini per migliorarlo

Dopo un mese e mezzo di lavori, la Commissione statutaria, composta da 13 consiglieri metropolitani, ha partorito la bozza definitiva dello Statuto. È difficile dare a caldo un giudizio su questo documento, che risente di una visione schematica e in alcune parti carente, forse dovuta ai tempi stretti del lavoro di redazione.
Comunque, per cercare una sintesi, si può affermare che lo Statuto affronta senza enfasi il tema del lavoro, della formazione, dei diritti, delle sfide poste dalla globalizzazione, della qualità della vita, limitandosi spesso a enunciazioni di principio, anche condivisibili, ma senza spingersi oltre. In chiaroscuro anche i temi del consumo del suolo, dei parchi e dell’agricoltura.

Qualche carenza sui temi ambientali

Partiamo dal tema caldo del consumo del suolo, che viene trattato solo nell’art. 35 (Pianificazione territoriale e ambientale). Nel comma 2, il suolo viene considerato “una risorsa finita e irriproducibile; in base a tale principio (il piano  territoriale metropolitano) orienta le proprie politiche territoriali”. Sempre nello stesso articolo si accenna a  “politiche di rigenerazione urbana orientate alla tutela del suolo libero”. Senza offesa: si poteva affermare qualcosa di più e meglio. Forse, per la necessità di accontentare tutti, si sono scelte frasi corrette ma non impegnative.
Molto più convincente è il modo in cui viene trattato il tema dell’acqua, considerata “patrimonio dell’umanità, bene comune, diritto inalienabile di ogni essere vivente. Il servizio idrico integrato è di interesse generale e la Città metropolitana ne assicura il carattere pubblico”. Parole chiare e inequivocabili.
Soddisfacente, almeno ad una prima lettura, il modo in cui è stato trattato il tema dei Parchi. Tra le funzioni della Città Metropolitana (art. 32) viene enunciata “la valorizzazione del sistema dei parchi di scala metropolitana intesi come un unico servizio collettivo, una rete infrastrutturale primaria del suo sistema sociale e territoriale. Per questo opera per una gestione unica dei parchi di scala metropolitana interamente compresi nel perimetro, al fine di favorirne una gestione coordinata e di promuoverne le singole identità, l’ampliamento e il collegamento tra gli stessi, per creare un unico parco metropolitano di valenza nazionale. Per i parchi non interamente compresi nel proprio territorio, ma integrati nel sistema verde metropolitano (per esempio il Parco del Ticino, solo in parte nella provincia di Milano) promuove forme di gestione coordinate”. I Parchi possono essere ampliati e, per quanto possibile, collegati tra loro. La “valorizzazione e tutela del sistema agricolo, dei suoli liberi, dei parchi metropolitani e dei beni paesistici” sono punti cardini del piano territoriale metropolitano, che “persegue l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, orientato al potenziamento e alla valorizzazione delle reti infrastrutturali e dei sistemi di mobilità pubblica, alla rigenerazione dei tessuti edificati, al potenziamento e alla riqualificazione dei servizi e degli spazi pubblici, alla costruzione della rete ecologica metropolitana…”. Dalle enunciazioni bisognerà passare ai fatti, ma le parole convincono.
Il tema fondamentale dell’agricoltura viene in questa bozza di Statuto trattato in termini troppo sbrigativi, nonostante la vastità (solo il Parco agricolo Sud Milano già vale 47mila ettari) e l’importanza del settore. Certo, la Città Metropolitana individuerà “gli ambiti agricoli strategici, valorizzando il ruolo dell’agricoltura metropolitana e periurbana”, ma questo era già un compito della vecchia e non rimpianta Provincia. Grave, poi, che anche nell’Articolo 40 -Promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale-  ci si dimentichi completamente del settore agricolo, che pure in questi anni di crisi mostra numeri in crescita nel fatturato, ma soprattutto nell’occupazione, in particolare di quella giovanile. Per non parlare della totale mancanza dei temi della sovranità alimentare e della funzione strategica dell’agricoltura nei nostri territori aggrediti dal cemento.

Il nodo della democrazia

La Città Metropolitana è nata praticamente all’oscuro dell’opinione pubblica e se non riuscirà a rendersi visibile ai cittadini rischia seriamente di essere considerata come una copia sbiadita e insipida della Provincia. Per cui il tema della democrazia, intesa come la possibilità data ai cittadini di discutere e dire la propria sulle decisioni amministrative, è fondamentale.
Intelligentemente, “gli addetti allo Statuto” hanno inserito l’elezione a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, che coinvolgerà, speriamo già dal 2016, tutta la cittadinanza della grande Milano.
Il testo in esame è anche incentrato sui referendum, che potranno essere consultivi, propositivi e abrogativi. Per i primi due, la richiesta può essere effettuata da un numero di cittadini pari a 1/100 degli elettori. Per il terzo, ovvero il referendum abrogativo, la soglia si alza a 2/100 e, elemento non chiaro e forse vessatorio, le firme devono essere raccolte entro quattro mesi dall’approvazione delle delibere che si vuole abrogare. I referendum possono essere altresì richiesti dai comuni, ma non è ancora stabilito il numero e la rappresentatività (ovvero a quanti cittadini corrispondono). Infine, non è ancora chiaro se sarà istituita una soglia di quorum per rendere i referendum validi. Evidentemente, l’esempio della vicina Svizzera, dove i risultati sono in ogni caso validi indipendentemente dal numero di votanti, non convince. E così potremmo trovarci nel paradosso che la stessa percentuale di cittadini (poniamo ad esempio il 39% delle ultime elezioni in Emilia Romagna) che elegge i rappresentati nelle amministrazioni non è considerata valida per esprimere direttamente le proprie volontà.
Vengono inoltre regolati gli strumenti delle istanze e petizioni  (sono richieste almeno 1000 firme), mentre nulla si dice sulle consulte: eppure, in una precedente bozza era prevista l’istituzione di un Forum metropolitano della società civile, composto da rappresentanti del mondo del lavoro e dell’imprenditoria, nonché dell’associazionismo e del terzo settore. Di tutto ciò nell’attuale testo non c’è traccia, se non un vago accenno all’art. 3 (Obiettivi programmatici): “La Città metropolitana favorisce la partecipazione e il confronto con le rappresentanze del mondo della cultura, del lavoro e dell’imprenditoria, nonché del mondo delle autonomie funzionali, dell’associazionismo e del terzo settore”. In quali forme e con quali impegni, non è spiegato. Per chi vuole leggere direttamente la bozza, clicchi qui.

Voci dal basso

 L’Associazione per il Parco Sud Milano, all’interno del Gruppo Petöfi – Dialoghi sulla Città Metropolitana, ha elaborato una serie di osservazioni e riflessioni per migliorare il testo.
L’ultima versione della stesura completa dello statuto verrà portata in discussione nelle sedute di Commissione del 1° e 4 dicembre prossimi (aperte al pubblico), per poi passare al voto del Consiglio metropolitano, previsto per il 9 dicembre.
“Nei suoi lavori -afferma Arianna Censi, presidente Commissione Statutaria- la Commissione ha cercato di tenere in considerazione ogni contributo fornito in risposta alla chiamata pubblica e durante le audizioni, armonizzando in un testo coerente le tante osservazioni pervenute su differenti materie.
Ci auguriamo che tali aperture alle istanze provenienti dal basso permangano anche nei prossimi incontri.
 

Luci ed ombre nella bozza dello Statuto metropolitano: ascoltare i cittadini per migliorarlo

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