Le parolone dell’assessore Parolini
esaltano il Parco Sud
Ma la Regione non intende cancellarlo?

“Il Parco Sud è molto particolare e rappresenta un simbolo identitario per una città diventata ormai metropoli come Milano. Si tratta di un parco agricolo e non naturalistico, nato dalle trasformazioni dell’attività agricola e degli insediamenti abitativi e religiosi che ancora lo vivono. Quindi un Parco in cui il segno dell’attività dell’uomo è fortissimo e positivo, tanto da averne cambiato le caratteristiche naturali. Per cui fare un’esperienza al suo interno significa fare un’esperienza di relazioni umane”. Così si è espresso l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia Mauro Parolini nell’ambito della presentazione della seconda edizione de ‘Il Parco a Palazzo’, evento organizzato, a Palazzo Isimbardi, a Milano, per la promozione del patrimonio agricolo-turistico del Parco Agricolo Sud. Ma intanto, in Regione, si sta progettando un calderone-patchwork che metterebbe insieme tutti i parchi della ex Provincia, denominato Parco Metropolitano… e forse sarebbe la fine del Parco Sud.

Le parolone dell’assessore Parolini
esaltano il Parco Sud
Ma la Regione non intende cancellarlo?

“Il Parco Sud è molto particolare e rappresenta un simbolo identitario per una città diventata ormai metropoli come Milano. Si tratta di un parco agricolo e non naturalistico, nato dalle trasformazioni dell’attività agricola e degli insediamenti abitativi e religiosi che ancora lo vivono. Quindi un Parco in cui il segno dell’attività dell’uomo è fortissimo e positivo, tanto da averne cambiato le caratteristiche naturali. Per cui fare un’esperienza al suo interno significa fare un’esperienza di relazioni umane”. Così si è espresso l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia Mauro Parolini nell’ambito della presentazione della seconda edizione de ‘Il Parco a Palazzo’, evento organizzato, a Palazzo Isimbardi, a Milano, per la promozione del patrimonio agricolo-turistico del Parco Agricolo Sud. “Sono numerosi -ha aggiunto l’assessore- gli strumenti messi in campo da Regione Lombardia per favorire nuove forme di turismo come quello che offre il Parco Sud di Milano, con le sue meravigliose Abbazie e i suoi percorsi. Proprio tra qualche giorno, infatti, uscirà un bando per sostenere il turismo religioso in Lombardia”. E guarda caso l’unico progetto, degno di questo nome, elaborato dalla ex-provincia di Milano a guida Podestà, è stato La Strada delle Abbazie, percorso ed evento (il prossimo sarà il 4 di giugno) che si svolge con grande successo già da tre anni.

Ma la regione intende accorpare il Parco Sud agli altri parchi

“Puntiamo con essa -ha concluso Parolini- a far sì che i percorsi, come quello del Parco Sud, possano diventare anche un prodotto turistico. Quindi non nascondere l’aspetto religioso, ma farlo diventare un’esperienza capace di produrre anche un ritorno economico e di lavoro. A questa iniziativa di Regione si affiancano quelle per lo sviluppo del turismo enogastronomico e del cicloturismo. Quindi azioni parallele che puntano a integrare caratteristiche turistiche della nostra regione, che a differenza di altre regioni, sono molto variegate”.
Curiosa l’affermazione che qualcuno abbia voluto nascondere l’aspetto religioso, fortemente presente nel Parco Agricolo Sud Milano. Comunque, a parte le belle parole, dalla Regione, e segnatamente dall’assessore all’Ambiente Claudia Maria Terzi, ci aspettiamo che il progetto di nuova legge sulle aree protette regionali, che punta ad accorpare i parchi per tagliare i costi, non sia l’ennesimo gioco al ribasso sul Parco Sud. Un parco davvero unico, con un’identità ben precisa: quella agricola. Che non può essere annacquata in un calderone-patchwork denominato Parco Metropolitano. Siamo concordi sulla ricerca di sinergie con le altre aree protette della ex provincia, mantenendo però al Parco la sua mission di valorizzare l’agricoltura e il paesaggio tipico del Sud Milano, per il momento salvato grazie alla riuscita mobilitazione comune contro la Tangenziale ovest esterna (Toem). Ben vengano quindi le necessarie risorse “per favorire nuove forme di turismo”, religioso, enogastronomico o cicloturistico che sia. Ma permettendo ai soggetti che gestiscono il Parco, ovvero i sindaci, gli agricoltori e le associazioni ambientaliste, di continuare a far vivere questo grande polmone verde.
4 maggio 2016

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