Bosco di Vione, per non dimenticare
quanto tutti noi abbiamo perso
per mera avidità di 2 personaggi


Sono passati già 3 anni da quando il bosco di Vione, a Basiglio, è stato segato via dall’avidità del guadagno di qualche migliaia di euro. Alla vista del massacro di alberi ci aveva pervaso rabbia, disprezzo, amarezza e impotenza. Sentimenti riaccesi il luglio dello scorso anno quando ci è giunto l’avviso di archiviazione, senza colpevoli, da parte del nostro avvocato: il sostituto procuratore Roberto Pellicano non ha riscontrato infatti gli estremi per rinviare a giudizio Emilio Cardazzi, gestore del fondo agricolo di Vione, e Gian Paolo Lissi, agricoltore di Motta Visconti. Non erano, evidentemente, bastati l’esposto alla Procura, il dossier corredato di immagini che documentano il bosco prima e dopo lo scempio, le segnalazioni alla Polizia Provinciale e alla Guardia Forestale: ci vuole ben altro per smuovere l’indifferenza nelle stanze del Palazzo di Giustizia nei confronti dei danni ambientali.
Eppure la distruzione di un habitat secolare con il taglio di 200 alberi in area protetta, tra cui numerose querce farnie anche centenarie, è un danno più che evidente e richiederà alla natura decenni per essere riparato.
E non consola il sapere che probabilmente al gestore sia stata comminata una multa salata. Non basta certo a compensare il patrimonio ambientale perso.
L’ecoscienza crescerà in proporzione alla sparizione degli alberi e della devastazione della natura?

Bosco di Vione, per non dimenticare quanto ha perso la collettività per mera avidità di 2 personaggi

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