Vale 5 miliardi il biologico in Italia
salgono del 25,8% i bio-campi in Lombardia
Il Parco Sud, nel suo piccolo, partecipa

17 marzo 2018. Continua anche in Italia il boom dei prodotti biologici. Salute e sicurezza (76%), qualità (34%), assortimento (29%) e rispetto per l’ambiente (29%): sono queste le motivazioni (dati SANA-Salone internazionale del biologico e naturale) che spingono all’acquisto il consumatore, tanto che nel 2016 le vendite hanno sviluppato 3 miliardi di euro, facendo registrare un +14% sul 2015. In parallelo, si è verificata una crescita del 20,3% delle superfici coltivate a bio (fonte SINAB-Sistema Informativo Agricolo Nazionale), i cui principali orientamenti produttivi riguardano le colture foraggere, i pascoli e i cereali. Segue, in ordine di estensione, la superficie investita a olivo. Notevole è l’incremento registrato dalle categorie ortaggi (+48,9%), cereali (+32,6%), vite (+23,8%) e olivo (+23,7%).
La Sicilia, con 363,6 ettari guida la classifica delle regioni bio, seguita da Puglia con 256 ettari e Calabria con 204mila ettari. La superficie biologica di queste tre regioni rappresenta il 46% dell’intera superficie biologica nazionale, pari al 14,5% della superficie agricola italiana. Le aziende del settore sono oltre 70mila e rappresentano il 4,4% del totale in Italia.
Relativamente alla Lombardia, nel 2016 l’agricoltura biologica fa un balzo …

Vale 5 miliardi il biologico in Italia
salgono del 25,8% i bio-campi in Lombardia
Il Parco Sud, nel suo piccolo, partecipa

17 marzo 2018. Continua anche in Italia il boom dei prodotti biologici. Salute e sicurezza (76%), qualità (34%), assortimento (29%) e rispetto per l’ambiente (29%): sono queste le motivazioni (dati SANA-Salone internazionale del biologico e naturale) che spingono all’acquisto il consumatore, tanto che nel 2016 le vendite hanno sviluppato 3 miliardi di euro, facendo registrare un +14% sul 2015. In parallelo, si è verificata una crescita del 20,3% delle superfici coltivate a bio (fonte SINAB-Sistema Informativo Agricolo Nazionale), i cui principali orientamenti produttivi riguardano le colture foraggere, i pascoli e i cereali. Segue, in ordine di estensione, la superficie investita a olivo. Notevole è l’incremento registrato dalle categorie ortaggi (+48,9%), cereali (+32,6%), vite (+23,8%) e olivo (+23,7%).

Le bio regioni sono al Sud, ma in Lombardia…

La Sicilia, con 363,6 ettari guida la classifica delle regioni bio, seguita da Puglia con 256 ettari e Calabria con 204mila ettari. La superficie biologica di queste tre regioni rappresenta il 46% dell’intera superficie biologica nazionale, pari al 14,5% della superficie agricola italiana. Le aziende del settore sono oltre 70mila e rappresentano il 4,4% del totale in Italia.
Relativamente alla Lombardia, nel 2016 l’agricoltura biologica dedicava al biologico circa 37mila ettari, con un incremento del 25,8% sull’anno precedente. Circa il 45% degli ettari sono coltivati a cereali, di cui il 57% è per il riso, mentre per il 34% sono dedicati a coltivazioni foraggere. La vite interessa il 9,5% del totale. La Lombardia conta 2.600 operatori, di cui la maggioranza si dedica a produzioni vegetali e, al secondo posto, a quelle zootecniche.

Dove e cosa si acquista

Al top della classifica dei prodotti più venduti vi sono le uova (sono biologiche 12 uova su 100 quelle acquistate), le gallette di riso e la pasta. Buoni risultati anche per l’ortofrutta, i latticini e grassi da condimento. Positivo il trend di carne e vini, comparti relativamente bassi, che però, secondo gli operatori del settore, hanno potenzialità ancora tutte da esprimere.
Relativamente alle aree di acquisto, il 65% è stato effettuato al nord, il 24% al centro, mentre il restante 11% è appannaggio del sud.
Nel 2016 il 78% delle famiglie italiane ha scelto il biologico almeno una volta. Certo, non sono numeri da urlo, ma evidenziano un orientamento verso cibi che solo fino a pochi anni fa erano ritenuti solo per “snob”. Probabile che il trend di crescita sia stato influenzato anche da un sempre maggiore assortimento proposto negli scaffali dei supermercati e dal crescente numero di negozi bio. Sarebbe comunque ben il 60% dei consumatori (corrispondente al 47% delle famiglie italiane) ad acquistare alimenti biologici almeno una volta alla settimana.
L’identikit del consumatore (dati SANA) è la famiglia con reddito elevato, con figli sotto i 12 anni, ma ancora di più è la categoria di vegetariani e vegani: secondo le ultime stime circa otto italiani su cento hanno fatto questa scelta e i produttori puntano molto su di loro in quanto sono tra i maggiori consumatori di prodotti biologici, tra cui si trovano prodotti al 100% vegetali, come le bevande di riso o di soia, oppure i pronti da cuocere tra cui i burger di seitan o tofu.
Alla crescita delle vendite di prodotti bio (dati BioBank) contribuiscono anche i ristoranti (+71,4% dal 2012 al 2016) e l’e-commerce (+68%). Viceversa, nel medio periodo sono in leggera flessione gli agriturismi (-2,4% dal 2012), i mercatini biologici (-1,7%) e i GAS-gruppi d’acquisto solidali (-5,6%). Un lento declino di queste ultime modalità d’acquisto da attribuire probabilmente alla maggiore offerta di negozi online che facilitano l’impegno per la spesa a scapito delle relazioni sociali, punto forte di mercatini e gruppi d’acquisto. Un mutamento da ritenere non del tutto positivo.

Anche nel Parco agricolo Sud Milano…

Come già scritto, il valore del mercato italiano nel 2016 si è attestato sui tre miliardi. Ma altri due vengono incassati dai prodotti venduti all’estero: questo spiega meglio anche il grande sviluppo delle superfici agricole biologiche in Italia. Nel “nostro” Parco, esteso su 47mila ettari, 38mila sono coltivati, con un ritorno economico di circa 500 milioni di euro. Sono oltre mille le aziende agricole del Parco e garantiscono un’ampia offerta: agricoltura intensiva (le realtà aziendali convenzionali con produzioni risicole, zootecniche specializzate in bovini da latte, da carne, suini e avicoli, orticole); agricoltura multifunzionale (aziende diversificate con realtà agrituristiche, ristorazione, ospitalità, fattorie didattiche ecc); agricoltura biologica, ma anche biodinamica, come risorsa per le imprese che vanno incontro alle esigenze di un consumatore che ricerca cibi “puliti”.
Più ci si allontana dall’agricoltura intensiva più le aziende garantiscono migliori risultati socio-territoriali, quali maggiore qualità dei prodotti e certificazione, qualità del territorio e del paesaggio: ricordiamo, per esempio, le filiere biologiche (grani antichi, riso ecc) del Desr il Distretto di Economia Solidale Rurale, che ha promosso e realizzato la filiera dei grani antichi, quella del riso biologico ecc… e tutti i mercatini di Milano e oltre (che trovate nel nostro sito).

 

Vale 5 miliardi il biologico in Italia sale del 25,8% l’agrobio in Lombardia Il Parco Sud, nel suo piccolo, fa la sua parte

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