Emendamento regionale “last minute”
propone un recupero delle cascine
che sa di mazzata al territorio agricolo


9 novembre 2019. Certo, vedere le cascine con edifici fatiscenti fa male al cuore. E non è sbagliato in assoluto promuovere la rigenerazione di queste strutture, cariche di storia e di retaggi, e tuttavia ancora oggi funzionali a mantenere nei nostri territori l’agricoltura e il suo paesaggio. Ma un conto è favorire il riuso e la rigenerazione delle cascine con procedure semplificate, un altro è spingere a tavoletta per insediare nelle cascine di tutto e di più, incrementando per giunta le volumetrie del 20%, per stiparci abitazioni residenziali e tutto ciò che il proprietario immagina, finanche una discoteca. E, come nel mondo alla rovescia di Pinocchio, pochi giorni prima della discussione in consiglio regionale (calendarizzata martedì prossimo), incredibilmente questo emendamento arriva da chi meno te l’aspetti: l’assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi (Lega): ma non dovrebbe essere colui che tutela le attività agricole?

Corsia preferenziale o autostrada?

Ripetiamolo: non è errato in sé favorire il recupero delle cascine, ma qui si usa il bulldozer per aprire le porte.
Stupefacente, se non incostituzionale (leggi qui sul caso di Brescia), è la strada che si propone: “Il recupero degli edifici rurali dismessi o abbandonati costituisce attività di pubblico interesse…”. Ciò significa equiparare il recupero delle cascine alla costruzione di un oleodotto, di una centrale elettrica o alla realizzazione di un’autostrada. Non è un filino eccessivo? Eccessiva è anche la tempistica: piange il cuore assistere al lento declino di strutture agricole, ma permettere di avviare il recupero dopo tre soli anni dalla dismissione delle attività agricole è un vero e proprio incentivo per i proprietari terrieri non agricoltori (cosa non infrequente nel Parco Agricolo Sud Milano) a sfrattare il gestore della cascina e dopo tre anni… oplà: residenziale ipertrofico (ricordate il 20% di bonus sulle volumetrie?) o, volendo essere fantasiosi, si può realizzare un sala bingo o un centro benessere. Purché non sia una destinazione industriale o del grande commercio.
Qui una riflessione a margine è d’obbligo. Per l’agricoltura può essere complicato introdurre abitazioni nel proprio territorio abitazioni, mentre un’attività industriale al servizio dell’agricoltura (ad esempio una riseria, un caseificio) sarebbe all’opposto più funzionale.
Ma torniamo al concetto iniziale di “pubblico interesse”: che cosa comporta? Un effetto sconvolgente. Se proseguiamo a leggere il testo dell’emendamento, si evince che si va in “deroga anche alle previsioni dei piani urbanistici generali dei comuni” e “…anche alle previsioni dei piani territoriali degli enti sovracomunali”: in pratica né i Comuni né i Parchi possono metterci il becco!
Non è così che si rigenerano le cascine o che si tutela l’agricoltura. Si rischia invece uno snaturamento e uno svilimento della funzione agricola che aiuta solo chi vuole disfarsi di edifici rurali, infischiandosene del territorio e della sua storia.
Assessore, e Consiglio regionale tutto, ripensateci. Permettete agli Enti di pianificazione territoriale di dire la loro, di valutare e di apportare miglioramenti alle proposte dei proprietari. Sappiate che, in ogni caso, agricoltori, ambientalisti o anche semplici cittadini non permetteranno scempi del proprio territorio.

Assessore Rolfi contro l’agricoltura nelle cascine

2 pensieri su “Assessore Rolfi contro l’agricoltura nelle cascine

  • 30 Novembre 2019 alle 21:10
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    La triste realtà è che da decenni una per una stanno andando in rovina, e questo NON è un bel servizio per agricoltura e popolazione. Cascine storiche e spesso bellissime scompaiono definitivamente. Ben venga qualsiasi progetto di recupero, anche a costo di qualche contaminazione. Spero che anche la cascina Sarmazzano possa essere oggetto di recupero prima che sia troppo tardi.

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  • 2 Dicembre 2019 alle 08:16
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    Nel 2000 fu pubblicato il primo volume illustrato sul Parco Agricolo Sud Milano a cura dell’architetto Gianni Beltrame, che fu anche estensore dei testi.
    Io feci parte del gruppo di tre fotografi che furono chiamati a realizzare le immagini contenute nel volume.
    Durante i miei incontri con i proprietari delle cascine, in cui mi recavo a fotografare, i miei commenti, sconsolati, vertevano sul degrado delle strutture e sul perché di tali abbandoni.
    Spesso i proprietari e i gestori dei luoghi attribuivano alle Soprintendenze le colpe di questi mancati “restauri”. In pratica asserivano di avere “le mani legate” e di non poter fare neppure interventi di manutenzione. Inoltre, lamentavano anche la mancanza di aiuti economici da parte delle Istituzioni che da un lato imponevano vincoli e dall’altro non contribuivano minimamente al sostegno.
    Sinceramente non so quanto ci fosse di vero in questo e quanto di falso, sta di fatto che ogni volta che mi ritrovo in situazioni simili vengo assalito da un grande scoramento e tristezza…
    Adriano Carafòli, fotografo.

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