Cumuli di terriccio compostato con rifiuti di plastica
nei campi di Binasco, Lacchiarella e Noviglio
Chi sono i responsabili?

24 gennaio 2020. Usare terriccio proveniente dal compostaggio di scarti alimentari e vegetali è una buona norma agronomica: migliora la struttura di terreni poveri di humus e ne arricchisce il contenuti di nutrienti organici. Ma se nel compost ci si trovano anche le plastiche, non va certo bene: praticamente indistruttibili agli agenti atmosferici, tendono a scolorirsi, spezzettarsi e, nel tempo, si accumulano nel terreno.
Purtroppo è questo mix indesiderato ciò che si ritrova nei campi di alcuni comuni del sud Milano: cumuli e cumuli di buon terriccio inquinati da plastiche, tranci di sacchetti ma anche cappucci di biro o tubetti di dentifricio. Le responsabilità, almeno in un caso, sono acclarate: il materiale proviene dal trattamento della ditta Green Tech di Tainate (frazione di Noviglio) e, almeno in un caso dello scorso maggio, Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) è intervenuta. Ma, da allora, il problema non si è risolto, anzi si è moltiplicato.
Lavorazioni inadeguate

Green Tech è un’azienda autorizzata al recupero di rifiuti non pericolosi. L’attività, in sintesi, consiste nella produzione di compost e biomassa combustibile utilizzando rifiuti vegetali, principalmente sfalci e potature di provenienza urbana. Ci si chiede allora come mai le Sentinelle della nostra associazione abbiano ritrovato oggetti anomali, come il tubetto di dentifricio riportato nel riquadro della foto. Tanto più che il materiale in entrata nell’impianto dovrebbe essere soggetto a più fasi di triturazione e vagliatura.
La domanda da farsi alle Autorità e ad Arpa è quindi: cosa lavora effettivamente questa società e come mai nel materiale depositato nei campi c’è di tutto?
Già in un’ispezione dell’Agenzia, avvenuta il 10 maggio scorso, si erano evidenziate delle “irregolarità contravvenzionali”, e la cosa grave è che, quasi un anno dopo, le irregolarità si ripetono.

Anche i Comuni devono fare la loro

A occhio, la maggior parte della plastica sembra provenire da sacchi di plastica, probabilmente quelli utilizzati per il conferimento di sfalci e potature. Nel verbale di Arpa si legge: “Per cercare di diminuire i quantitativi di plastica inseriti nel ciclo, si propone a Città metropolitana di invitare i Comuni… a sensibilizzare gli utenti a non utilizzare sacchi di plastica, se non compostabile, per il conferimento di sfasci e potature”.
Facciamo nostra tale proposta e, anzi, la specifichiamo meglio. Così come avviene per la frazione dell’umido, i Comuni devono vietare l’uso di sacchi di plastica per detti rifiuti. Si potrebbe altresì modificare il contratto con gli operatori della raccolta dei rifiuti, affinché provvedano a dotare gli utenti di sacchi di materiale compostabile. Se comprati a migliaia, il costo dovrebbe essere irrisorio, ben inferiore al prezzo del supermercato.

Plastica da non mangiare

Comprendiamo che parlare di costi può far venire il mal di pancia a qualche sindaco o assessore, ma lasciare che la plastica si accumuli nei terreni agricoli il mal di pancia, o qualcosa di peggio, lo fa venire per davvero.
Ci attendiamo da tutti sensibilità e spirito fattivo, nonché il pronto sanzionamento dei comportamenti scorretti.

Basta plastica nei campi coltivati

Un pensiero su “Basta plastica nei campi coltivati

  • 14 Febbraio 2020 alle 09:44
    Permalink

    Mi spiace leggere che tutto questo continua ad avvenire nonostante avessi segnalato con dovizia di foto già il giorno 03 marzo del 2019 ad uno degli Assessori del comune di Noviglio, il quale mi aveva confermato di aver allertato la Polizia locale in merito.

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