Le Giardiniere di Piazza d’Armi
chiedono alla Soprindentenza
il vincolo ambientale-culturale

 

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Piazza d’Armi, dove vi è la caserma Perrucchetti, è un’area di 35 ettari oggi abbandonata nella periferia ovest di Milano, che fa parte del piano di dismissioni di caserme e immobili in disuso con cui il ministero della Difesa punta a far cassa. Ma da anni, l’associazione Le Giardiniere ha elaborato un incantevole progetto che la trasformerebbe in parco agroalimentare con colture agricole, boschive e allevamenti di animali, dedicato alla produzione e trasformazione di alimenti a km 0, dal produttore a chi consuma, con attività socio-ricreative, di ospitalità e servizi (vedi progetto). Su quest’area, però, vi è anche un progetto di edificazione già approvato dal Comune (ancora case, case e ancora inutili case, ben 4mila) che dissolverebbe il sogno della realizzazione del progetto, sostenuto anche da Anita Sonego, presidente della commissione Pari opportunità: ed è proprio in questo ambito che sono nate Le Giardiniere, che hanno scelto questo nome ispirandosi alle donne della Carboneria, che sostenevano la causa risorgimentale.
Un’area ricca di storia, ma non solo. Per salvaguardare il progetto, queste donne davvero combattive stanno tentando ogni strada. E, come sempre, hanno trovato una sponda che le sostiene: ieri, 2 dicembre, hanno presentato ufficialmente una richiesta alla Soprintendenza perché apponga un vincolo ambientale e culturale su tutta l’area, supportate da tutte le maggiori associazioni ambientaliste e culturali.
“Nell’area della Piazza d’Armi -come ci racconta nel video Roberto Schena- già agli albori del ‘900 è nato il primo aeroporto di Milano: è qui, infatti, che l’ingegnere Enrico Forlanini (1948-1930)…

Le Giardiniere di Piazza d’Armi
chiedono alla Soprindentenza
il vincolo ambientale-culturale

 

[hmyt width = “560” height=”315″]http://www.youtube.com/watch?v=IL_RsYMjybE[/hmyt]

 

Piazza d’Armi, dove vi è la caserma Perrucchetti, è un’area di 35 ettari oggi abbandonata nella periferia ovest di Milano, che fa parte del piano di dismissioni di caserme e immobili in disuso con cui il ministero della Difesa punta a far cassa. Ma da anni, l’associazione Le Giardiniere ha elaborato un incantevole progetto che la trasformerebbe in parco agroalimentare con colture agricole, boschive e allevamenti di animali, dedicato alla produzione e trasformazione di alimenti a km 0, dal produttore a chi consuma, con attività socio-ricreative, di ospitalità e servizi (vedi progetto). Su quest’area, però, vi è anche un progetto di edificazione già approvato dal Comune (ancora case, case e ancora inutili case, ben 4mila) che dissolverebbe il sogno della realizzazione del progetto, sostenuto anche da Anita Sonego, presidente della commissione Pari opportunità: ed è proprio in questo ambito che sono nate Le Giardiniere, che hanno scelto questo nome ispirandosi alle donne della Carboneria, che sostenevano la causa risorgimentale.

Un’area ricca di storia, ma non solo

Per salvaguardare il progetto, queste donne davvero combattive stanno tentando ogni strada. E, come sempre, hanno trovato una sponda che le sostiene: ieri, 2 dicembre, hanno presentato ufficialmente una richiesta alla Soprintendenza perché apponga un vincolo ambientale e culturale su tutta l’area, supportate da tutte le maggiori associazioni ambientaliste e culturali.
“Nell’area della Piazza d’Armi -come ci racconta nel video Roberto Schena- già agli albori del ‘900 è nato il primo aeroporto di Milano: è qui, infatti, che l’ingegnere Enrico Forlanini (1948-1930), un Leonardo da Vinci del XIX secolo, costruiva i suoi avanzatissimi dirigibili (famoso divenne il ‘città di Milano’) acquistati dalla marina militare italiana e inglese. Pionieristici i suoi studi sull’elicottero e l’aliscafo. Nel 1926, Umberto Nobile, col suo dirigibile Norge partito da Ciampino e diretto, nel suo primo riuscito volo, al Polo Nord, fece scalo qui. Come documenta il video, ai margini della Piazza d’Armi c’è ancora, perfettamente restaurato, uno dei grandi laboratori fatti costruire da Forlanini: ne è testimone il Museo Enrico Forlanini, che inizialmente era ospite in questa sede, mentre ora si trova in altra parte di Baggio. Il Comune e lo Stato dovrebbero capire che questo è un ambito storico da valorizzare, dove cittadini e scolaresche potrebbero riscoprire la storia dell’aviazione italiana”.
Senza trascurare la valenza architettonica d’epoca dei Magazzini militari, come spiega l’architetto Alessandro Angelotti: “Anziché demolire queste strutture, si potrebbe dare luogo a molteplici adattamenti: abitativo a uso sociale, deposito per attrezzi agricoli, laboratori artigianali, serre, vendita di prodotti naturali coltivati in loco. Sono solo pochi esempi. In sostanza, sarebbe occasione per creare ricchezza e lavoro, occupare da 100 a 200 persone, mentre se fossero distrutti, la comunità ne ricaverebbe soltanto un danno gigantesco. Senza contare che si perderebbe un paesaggio prezioso, uno dei pochissimi siti ormai divenuti storici in una zona dove l’edilizia privata ha letteralmente fatto tabula rasa di ogni costruzione secolare”.

La natura ha preso il sopravvento

Vi sono poi molti altri soggetti direttamente interessati, che già ora vivono questo parco. “Lo fa notare la Lipu -aggiunge Schena-. Nelle aree rinaturalizzate, come come avviene per la zona della Goccia, alla Bovisa, si è creata una popolazione comprendente un’avifauna composta da numerose specie, rarissime in città, ma qui abbondanti. C’è poi un grande allevamento di api, tra i maggiori della Lombardia, sicuramente; ci sono parecchi orti, molti da riassegnare secondo criteri equi, nonché l’unico circolo del polo presente in città, il Milano Polo club, che ha spianato e trasformato in prato verde una bella parte dell’area, abbandonata da anni dall’esercito.
La richiesta di vincolare l’area è appoggiata da tutte le associazioni ambientaliste nazionali e in particolare dal Fai, Fondo per l’ambiente italiano, e sottolineano come la Piazza d’Armi costituisca un importante lembo di natura penetrato in città. Fa parte del complesso sistema di parchi situato nell’ovest di Milano, comprendente Bosco in città, Parco di Trenno e Parco delle Cave, tutte aree appartenenti al Parco Agricolo Sud Milano. Tanto che la nostra associazione ha proposto a Le Giardiniere di indire una petizione per far rientrare l’area nel Parco stesso. Il progetto è davvero valido. Sosteniamo le Giardiniere.

 

Le Giardiniere di Piazza d’Armi chiedono alla Soprindentenza il vincolo ambientale e culturale dell’area

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