Progetto Rogoredo

Progetto Rogoredo: le istituzioni in prima linea
per fronteggiare il problema della droga
Un passo decisivo per il recupero di Porto di Mare

1 febbraio 2019. Il punto più delicato nell’affrontare il recupero dei 650mila mq del Parco di Porto di Mare è rappresentato da una piccola porzione vicino alla stazione ferroviaria di Rogoredo, tristemente nota come il boschetto della droga. Mentre fervono i lavori di riqualificazione a cura di Italia Nostra, finalmente si concretizzano azioni di serio intervento per estirpare il grave problema sociale della droga. È infatti partito ieri -su mandato della Regione e con il coordinamento della Prefettura- il Progetto Rogoredo. L’obiettivo è quello di sottrarre i tanti ragazzi al consumo di droga (in particolare eroina). Sono diversi i soggetti, sia privati sia pubblici, coinvolti e già in prima linea: in campo anche mezzi di soccorso e una presenza ampia e costante di operatori qualificati, che cercheranno di entrare in relazione con le persone che frequentano il ‘boschetto’, offrendo informazioni e assistenza igienica e sanitaria. “Tenteranno di agganciarli e di convincerli ad affrontare un percorso concreto, per sottrarli al giogo della droga e delle sue devastanti conseguenze” spiegano le autorità politiche e socio-sanitarie.
Nel boschetto di Rogoredo sono ora presenti -e lo saranno per 6 ore al giorno per 7 giorni su 7- un mezzo mobile attrezzato per il primo soccorso e per piccoli interventi sanitari e un team…

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Corte Costituzionale conferma: la caccia non ha alcun valore ambientale!

La Corte Costituzionale conferma:
la caccia non ha alcun valore ambientale!
Regioni libere di limitarla

28 gennaio 2019. Con sentenza depositata il 17 gennaio la Corte Costituzionale ha definitivamente chiarito che le Regioni possono ridurre il numero di specie cacciabili previsto dalla legge nazionale, riconoscendo così piena legittimità alla decisione della Regione Piemonte di rimuovere dal calendario venatorio ben sedici specie di animali selvatici. La Corte Costituzionale ha anche affermato che limitare il numero di specie cacciabili non diminuisce affatto il livello minimo di tutela imposto dalle norme nazionali.
Alla caccia, quindi, non deve essere riconosciuto alcun valore positivo dal punto di vista della tutela dell’ambiente e degli animali selvatici, con buona pace di coloro che ancora credono alla favola del “cacciatore ambientalista”.
“Come LAV (Lega anti vivisezione) -si legge nel comunicato- assieme ad altre associazioni, ci eravamo costituiti nel giudizio alla Corte Costituzionale, sostenendo la decisione della Regione Piemonte attaccata dalle associazioni di cacciatori sostenute dal TAR Piemonte. Quella appena ottenuta si configura quindi come una nuova sentenza epocale che chiarisce anche dal punto di vista giuridico quello che sosteniamo da sempre: la caccia porta solo morte e sofferenza senza alcuna utilità e per questo motivo deve essere vietata!

Per chi desiderasse approfondire la sentenza, clicchi qui

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Alleanza Sentinelle e Gruppo Cap

Sentinelle del Parco Sud e Gruppo Cap
L’alleanza porta frutti concreti:
numero di pronto intervento e rogge pulite

26 gennaio 2019. Cartelli con numero verde lungo le rogge del Sud Milano per segnalare tempestivamente i casi di inquinamento delle acque, ma anche risolto definitivamente il problema delle acque sporche della roggia Pizzabrasa che andavano a inquinare i campi agricoli di Pieve Emanuele. Questi sono i primi risultati della collaborazione tra il gruppo pubblico Cap, gestore del ciclo delle acque della totalità dei comuni del Parco Agricolo Sud Milano, e le Sentinelle della nostra associazione.
Il primo cartello (qui nella foto di Tony Bruson) è stato installato in questi giorni lungo la roggia Speziana, che raccoglie gli scarichi del depuratore di Basiglio, e presto seguiranno altri interventi sulle rive dei corsi che ricevono le acque depurate negli impianti degli altri comuni del territorio.
L’idea della sentinella Tony Bruson era stata formulata circa un anno fa, in un’audizione ad Assago organizzata da Cap con i soggetti del territorio, e fu subito accolta con interesse dal direttore Andrea Lanuzza. Ora, con il numero verde di pronto intervento 800175571, che raccoglie segnalazioni a tutte le ore del giorno e della notte, qualunque cittadino potrà avvisare di morie di pesci, inquinamenti e odori sospetti provenienti dai corsi d’acqua.
In passato è capitato troppe volte che le sentinelle e anche persone amanti della natura non sapessero chi contattare. E anche se lo avessero trovato, prima di capire di che corso d’acqua si trattasse e la posizione esatta, sarebbero passate ore preziose, provocando ritardi negli interventi per tamponare gli sversamenti o salvare la fauna ittica.

Acque pulite ai campi agricoli di Pieve Emanuele

Sono anni che continuiamo a segnalare il pessimo stato della roggia Pizzabrasa, che a Rozzano riceve le acque luride del Lambro Meridionale per poi riversarle nei campi agricoli di Pieve Emanuele, con risvolti inquietanti per la salute pubblica e l’ambiente. Da subito abbiamo avuto al nostro fianco il Comune, il sindaco e l’assessore all’ambiente, corroborati da un ufficio ecologia sensibile ed efficiente.
Per prima cosa le sentinelle hanno ripercorso il tratto della Pizzabrasa dai campi fino a Rozzano, per essere sicuri che l’inquinamento delle acque non fosse dovuto a scarichi abusivi (anche questa roggia è, ahimè, in parte intubata). Una volta sicuri della provenienza delle acque sporche, il Comune e la nostra Associazione hanno cercato di sensibilizzare chi poteva metterci mano (Città Metropolitana e il Consorzio Est Ticino Villoresi, gestore del corso d’acqua), ma senza risultati. E anche di fronte a proposte di soluzioni fattibili, abbiamo ricevuto dinieghi o totale assenza di risposte.
Alla fine però, Tony Bruson ha trovato la sponda giusta: su sua proposta, il Gruppo Cap ha realizzato un breve collegamento tra il depuratore di Rozzano e la Pizzabrasa: all’avvio del periodo di irrigazione la roggia riceverà così acque pulite, risolvendo definitivamente i problemi di irrigazione dei campi.
Speriamo che questi positivi esempi di collaborazione siano ripresi da quei Comuni e da altre Amministrazioni pubbliche non sempre così propensi a recepire proposte. Gestire al meglio il territorio conviene a tutti.

 

Mal’aria 2019

Lombardia soffocata dallo smog 
Milano un giorno su tre sfora i limiti
ma per la Regione: “Inquinanti sconfitti”

24 gennaio 2019. Il dossier annuale Mal’aria di Legambiente sull’inquinamento atmosferico nelle città lombarde conferma un quadro drammatico a causa dell’NOx (Ossidi di azoto) e i suoi “fratelli”: ozono in estate e polveri secondarie in inverno. A Milano, nel 2018, i giorni di superamento dei limiti sono stati 135, ovvero oltre un giorno su tre. Peggio è andata per gli abitanti di Brescia, in testa alla classifica con 150 giorni, seguita da Lodi (149) e Monza (140). 
In particolare, per quanto riguarda i valori di Pm10, Lodi (centralina Vignati) guida la classifica delle città lombarde che hanno oltrepassato il limite quotidiano -fis­sato come media per legge a 50 μg/mc- per ben 78 giorni, seguita da Milano (centralina viale Marche) per 74 giorni: siamo a oltre il doppio del limite dei 35 giorni l’anno “consentiti” dalle norme vigenti. Nemmeno i mesi estivi, meno colpiti dalle concentrazioni delle polveri, hanno mostrato segnali positivi: l’ozono troposferico -un inquinante secondario che si forma per reazioni fotochimiche a partire da inquinanti precursori quali gli Ossidi di azoto e i composti organici volatili (VOC) – nei capoluoghi di provincia ha superato i limiti di legge, con in testa Brescia (con 103 giorni rispetto ai 25 consentiti) tra le città peggiori per questo inquinante. Ma l’Assessore alla Mobilità e Clima Raffaele Cattaneo vede rosa…

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Falò di Sant’Antonio 2019

Anche quest’anno i Falò di Sant’Antonio Abate
Si accendono nel Parco Agricolo Sud Milano
Ecco i luoghi per scaldare il cuore e… la pancia

***CON AGGIORNAMENTI***

10 gennaio 2019. Sembra un controsenso che tante e tante persone escano nel tardo pomeriggio o alla sera, con il freddo invernale, per assistere e partecipare a un evento arcaico e ancestrale come quello del falò di sant’Antonio Abate. Ci sono la televisione, internet, i social, ma per una sera si preferisce lo spettacolo del fuoco, riconnettendosi al nostro passato atavico e al mondo rurale, che lo ha trasmesso sino ai nostri giorni (*).
 E così, anche quest’anno, in molte cascine e borghi di Milano e del Parco Agricolo si ripeterà l’antico rito, accompagnato spesso da cioccolata calda, vin brulé e cibo -per scaldare non solo l’anima- accompagnati a volte dalla benedizione degli animali, da canti, balli e altre esibizioni. Benché al Santo sia stato dedicato il 17 gennaio, in alcuni comuni è già stato festeggiato, anticipando la data della festa del Santo. Per il momento possiamo segnalare solo alcuni degli eventi: se ce ne verranno comunicati, aggiorneremo gli appuntamenti.
Domenica 13 gennaio è la volta di…

 

 

 

 

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Cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici da record in Italia
il 2018 anno più caldo da oltre due secoli
E il Piano nazionale sul clima latita

Per l’Italia, l’anno che si è appena concluso è il più caldo da oltre due secoli, segnando così un nuovo record nell’avanzata dei cambiamenti climatici nel nostro Paese. L’ufficialità arriva direttamente dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, che fa parte del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e che cura le serie storiche omologate dal 1800 a oggi per temperature e precipitazioni; questo significa che il clima italiano si è surriscaldato come mai prima da almeno 218 anni, un limite temporale dettato solo dal fatto che non sono disponibili dati confrontabili per periodi precedenti. Quella arrivata dal Cnr è dunque solo l’ultima e più cocente conferma: i cambiamenti climatici stanno ormai influenzando stabilmente il nostro Paese, ma ancora non abbiamo messo in campo gli strumenti necessari – sia sul lato del contrasto, sia su quello dell’adattamento – per difenderci efficacemente. Alla luce degli ultimi dati è ancora più urgente l’elaborazione e discussione del Piano nazionale energia e clima, che l’Italia avrebbe dovuto inviare all’attenzione dell’Ue entro il 31 dicembre 2018, ma di cui ancora non c’è traccia. L’Italia può anche provare a dimenticare i cambiamenti climatici, ma questi non si stanno affatto dimenticando di noi…

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