Grande Parco Forlanini: ora c’è il gestore Il Parco Nord

Grande Parco Forlanini: ora c’è il gestore
Il Parco Nord al timone nel 2019
per dare concretezza alle tante idee

5 febbraio 2019. Progetti e investimenti sono importanti, ma sono poca cosa senza una gestione efficace. Perciò, a neanche tre mesi dall’accordo che ha dato il via alla realizzazione del Grande Parco Forlanini, da gennaio c’è anche il gestore, colui che dovrà mettere in pratica le idee e verificare che i progetti vengano eseguiti senza tentennamenti o ritardi.
“Brick by brick”, ovvero mattone su mattone, è stato il titolo dell’evento di venerdì scorso all’Urban Center di Milano, che ha affidato al Parco Nord il logo e –idealmente- il timone per realizzare il grande parco interurbano, 650 ettari a est della città che si snoda sino a comprendere l’Idroscalo e le aree agricole di Novegro, una frazione di Segrate. Al Parco Nord si affiancherà una cabina di regia con il Parco Agricolo Sud Milano e i tre comuni dei territori interessati (Milano, Segrate e Peschiera Borromeo).
Il parco esiste in realtà da tanti anni, ma sono tutte aree oggi ancora sconnesse e sono ancora sulla carta le tante idee dal basso…

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I Sette Veli del fiume Seveso

I Sette Veli del fiume Seveso:
uno scandalo

Tutti a ballare il valzer dei Navigli mentre il Seveso-Titanic affonda…

2 febbraio 2019. Perchè acque luride attraversano i borghi e le campagne del Sud Milano? Cosa si sta facendo o progettando? Ha un senso o sono rimedi peggiori del male? Tutto ciò lo trovate in questo articolo, dettagliato e chiaro, di Arturo Calaminici, presidente degli Amici del Parco Nord, pubblicato sulla rivista online e pensatoio ArcipelagoMilano, che riprendiamo volentieri.

Non sono i sette veli di Salomé, né quelli che pudicamente coprono la verità del corpo sognato e delle membra struggenti di una dolce e sinuosa berbera; sono i veli che avvolgono la vergogna del torturato corpo naturale del fiume Seveso e di un progetto misero sotto ogni riguardo che, con l’ausilio di una comunicazione corriva e velinara, è presentato invece come la più naturale e conveniente soluzione ad un vecchio ed ignorato male: l’inzuppamento sistematico di Niguarda. 

Il primo velo copre le piaghe di una lunga e perdurante storia di abbandono e di abuso a cui da molti decenni è sottoposto il fiume Seveso. Il Seveso è una terra di nessuno, oggetto di una devastazione senza scrupoli: le aree golenali quasi inesistenti, mangiate dalla crescita urbana, le distanze di sicurezza e di salvaguardia totalmente ignorate: molti edifici si spingono fino a fare da sponda al fiume; la legge è totalmente inapplicata e vige la piena libertà di inquinare e di lordare. La procura di Milano ha censito 1.420 scarichi abusivi su 1.505, ma sono passati quattro anni da allora e nessun potere costituito è intervenuto e nessuno scarico è stato riportato nell’ordine della legalità. Il sistema fognario, oltre che generalmente vecchio e inadeguato, è in alcune zone addirittura inesistente, e ci sono quindi zone ove i liquami dei caseggiati e delle fabbriche scaricano direttamente nel fiume; il sistema di depurazione in diverse parti, soprattutto nel Comasco, è addirittura mancante. Il risultato è che il Seveso è uno dei fiumi più inquinati e sporchi d’Italia e d’Europa, e che nei suoi confronti sono state comminate (seppur per il momento sospese) salatissime sanzioni economiche da parte della Commissione Europea…

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Progetto Rogoredo

Progetto Rogoredo: le istituzioni in prima linea
per fronteggiare il problema della droga
Un passo decisivo per il recupero di Porto di Mare

1 febbraio 2019. Il punto più delicato nell’affrontare il recupero dei 650mila mq del Parco di Porto di Mare è rappresentato da una piccola porzione vicino alla stazione ferroviaria di Rogoredo, tristemente nota come il boschetto della droga. Mentre fervono i lavori di riqualificazione a cura di Italia Nostra, finalmente si concretizzano azioni di serio intervento per estirpare il grave problema sociale della droga. È infatti partito ieri -su mandato della Regione e con il coordinamento della Prefettura- il Progetto Rogoredo. L’obiettivo è quello di sottrarre i tanti ragazzi al consumo di droga (in particolare eroina). Sono diversi i soggetti, sia privati sia pubblici, coinvolti e già in prima linea: in campo anche mezzi di soccorso e una presenza ampia e costante di operatori qualificati, che cercheranno di entrare in relazione con le persone che frequentano il ‘boschetto’, offrendo informazioni e assistenza igienica e sanitaria. “Tenteranno di agganciarli e di convincerli ad affrontare un percorso concreto, per sottrarli al giogo della droga e delle sue devastanti conseguenze” spiegano le autorità politiche e socio-sanitarie.
Nel boschetto di Rogoredo sono ora presenti -e lo saranno per 6 ore al giorno per 7 giorni su 7- un mezzo mobile attrezzato per il primo soccorso e per piccoli interventi sanitari e un team…

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Corte Costituzionale conferma: la caccia non ha alcun valore ambientale!

La Corte Costituzionale conferma:
la caccia non ha alcun valore ambientale!
Regioni libere di limitarla

28 gennaio 2019. Con sentenza depositata il 17 gennaio la Corte Costituzionale ha definitivamente chiarito che le Regioni possono ridurre il numero di specie cacciabili previsto dalla legge nazionale, riconoscendo così piena legittimità alla decisione della Regione Piemonte di rimuovere dal calendario venatorio ben sedici specie di animali selvatici. La Corte Costituzionale ha anche affermato che limitare il numero di specie cacciabili non diminuisce affatto il livello minimo di tutela imposto dalle norme nazionali.
Alla caccia, quindi, non deve essere riconosciuto alcun valore positivo dal punto di vista della tutela dell’ambiente e degli animali selvatici, con buona pace di coloro che ancora credono alla favola del “cacciatore ambientalista”.
“Come LAV (Lega anti vivisezione) -si legge nel comunicato- assieme ad altre associazioni, ci eravamo costituiti nel giudizio alla Corte Costituzionale, sostenendo la decisione della Regione Piemonte attaccata dalle associazioni di cacciatori sostenute dal TAR Piemonte. Quella appena ottenuta si configura quindi come una nuova sentenza epocale che chiarisce anche dal punto di vista giuridico quello che sosteniamo da sempre: la caccia porta solo morte e sofferenza senza alcuna utilità e per questo motivo deve essere vietata!

Per chi desiderasse approfondire la sentenza, clicchi qui

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Alleanza Sentinelle e Gruppo Cap

Sentinelle del Parco Sud e Gruppo Cap
L’alleanza porta frutti concreti:
numero di pronto intervento e rogge pulite

26 gennaio 2019. Cartelli con numero verde lungo le rogge del Sud Milano per segnalare tempestivamente i casi di inquinamento delle acque, ma anche risolto definitivamente il problema delle acque sporche della roggia Pizzabrasa che andavano a inquinare i campi agricoli di Pieve Emanuele. Questi sono i primi risultati della collaborazione tra il gruppo pubblico Cap, gestore del ciclo delle acque della totalità dei comuni del Parco Agricolo Sud Milano, e le Sentinelle della nostra associazione.
Il primo cartello (qui nella foto di Tony Bruson) è stato installato in questi giorni lungo la roggia Speziana, che raccoglie gli scarichi del depuratore di Basiglio, e presto seguiranno altri interventi sulle rive dei corsi che ricevono le acque depurate negli impianti degli altri comuni del territorio.
L’idea della sentinella Tony Bruson era stata formulata circa un anno fa, in un’audizione ad Assago organizzata da Cap con i soggetti del territorio, e fu subito accolta con interesse dal direttore Andrea Lanuzza. Ora, con il numero verde di pronto intervento 800175571, che raccoglie segnalazioni a tutte le ore del giorno e della notte, qualunque cittadino potrà avvisare di morie di pesci, inquinamenti e odori sospetti provenienti dai corsi d’acqua.
In passato è capitato troppe volte che le sentinelle e anche persone amanti della natura non sapessero chi contattare. E anche se lo avessero trovato, prima di capire di che corso d’acqua si trattasse e la posizione esatta, sarebbero passate ore preziose, provocando ritardi negli interventi per tamponare gli sversamenti o salvare la fauna ittica.

Acque pulite ai campi agricoli di Pieve Emanuele

Sono anni che continuiamo a segnalare il pessimo stato della roggia Pizzabrasa, che a Rozzano riceve le acque luride del Lambro Meridionale per poi riversarle nei campi agricoli di Pieve Emanuele, con risvolti inquietanti per la salute pubblica e l’ambiente. Da subito abbiamo avuto al nostro fianco il Comune, il sindaco e l’assessore all’ambiente, corroborati da un ufficio ecologia sensibile ed efficiente.
Per prima cosa le sentinelle hanno ripercorso il tratto della Pizzabrasa dai campi fino a Rozzano, per essere sicuri che l’inquinamento delle acque non fosse dovuto a scarichi abusivi (anche questa roggia è, ahimè, in parte intubata). Una volta sicuri della provenienza delle acque sporche, il Comune e la nostra Associazione hanno cercato di sensibilizzare chi poteva metterci mano (Città Metropolitana e il Consorzio Est Ticino Villoresi, gestore del corso d’acqua), ma senza risultati. E anche di fronte a proposte di soluzioni fattibili, abbiamo ricevuto dinieghi o totale assenza di risposte.
Alla fine però, Tony Bruson ha trovato la sponda giusta: su sua proposta, il Gruppo Cap ha realizzato un breve collegamento tra il depuratore di Rozzano e la Pizzabrasa: all’avvio del periodo di irrigazione la roggia riceverà così acque pulite, risolvendo definitivamente i problemi di irrigazione dei campi.
Speriamo che questi positivi esempi di collaborazione siano ripresi da quei Comuni e da altre Amministrazioni pubbliche non sempre così propensi a recepire proposte. Gestire al meglio il territorio conviene a tutti.

 

Mal’aria 2019

Lombardia soffocata dallo smog 
Milano un giorno su tre sfora i limiti
ma per la Regione: “Inquinanti sconfitti”

24 gennaio 2019. Il dossier annuale Mal’aria di Legambiente sull’inquinamento atmosferico nelle città lombarde conferma un quadro drammatico a causa dell’NOx (Ossidi di azoto) e i suoi “fratelli”: ozono in estate e polveri secondarie in inverno. A Milano, nel 2018, i giorni di superamento dei limiti sono stati 135, ovvero oltre un giorno su tre. Peggio è andata per gli abitanti di Brescia, in testa alla classifica con 150 giorni, seguita da Lodi (149) e Monza (140). 
In particolare, per quanto riguarda i valori di Pm10, Lodi (centralina Vignati) guida la classifica delle città lombarde che hanno oltrepassato il limite quotidiano -fis­sato come media per legge a 50 μg/mc- per ben 78 giorni, seguita da Milano (centralina viale Marche) per 74 giorni: siamo a oltre il doppio del limite dei 35 giorni l’anno “consentiti” dalle norme vigenti. Nemmeno i mesi estivi, meno colpiti dalle concentrazioni delle polveri, hanno mostrato segnali positivi: l’ozono troposferico -un inquinante secondario che si forma per reazioni fotochimiche a partire da inquinanti precursori quali gli Ossidi di azoto e i composti organici volatili (VOC) – nei capoluoghi di provincia ha superato i limiti di legge, con in testa Brescia (con 103 giorni rispetto ai 25 consentiti) tra le città peggiori per questo inquinante. Ma l’Assessore alla Mobilità e Clima Raffaele Cattaneo vede rosa…

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